
È il 1926. Siamo a Parigi, dove comincia il viaggio che segue a ritroso - attraverso episodi e "pensieri" - la storia che mette in relazione le opere giovanili di Picasso, Miró e Dalí raccontando la loro formazione. Non è possibile stabilire un punto di partenza comune per i tre artisti, ma si può fissare un punto d'arrivo da cui prende avvio la mostra: la visita a Picasso narrata da Dalí. Nel ricordo Dalí la mette in rapporto con la sua conoscenza di Miró, consentendoci di viaggiare indietro nel tempo e di accedere a uno spazio comune tra Miró e Dalí nella prima metà degli anni Venti. A sua volta il punto interrogativo sul
genius loci in Miró e Dalí offre le chiavi per interpretare un momento precedente: quello dell'incontro fra Picasso e Miró nella Barcellona del 1917. Il Picasso che nel 1917 torna a Barcellona con
Parade è molto diverso da quello che nel 1907 a Parigi aveva "inventato"
Les Demoiselles d'Avignon. La conoscenza del Picasso del 1917 fornisce le chiavi di interpretazione dei quaderni preparatori di questo capolavoro, in particolar modo del
Cahier n. 7, e - ancora - la conoscenza delle premesse estetiche dell'artista ci orienta verso l'ampia produzione di un giovane Picasso che interroga le sue origini in cerca della trasformazione. Paradossalmente, la fine è anche un inizio: il visitatore lascia la mostra apprezzando nuovamente l'impatto del genio di Picasso su Miró, Dalí e sulla stessa modernità.
