Yan Pei-Ming: Personaggi e opere
dal 10 marzo 2026
al 10 marzo 2026
Sala 3: Monna Lisa
Leonardo Da Vinci, La Gioconda
(Monna Lisa), 1503-1518
Il ritratto di Lisa del Giocondo (1479-1542) fu commissionato a Firenze a Leonardo dal marito di lei, Francesco (1460-1539), mercante di seta. Il dipinto è stato iniziato nel 1503 dall’artista che ha poi portato con sé l’opera, non terminata, sia a Milano che in Francia, dove è stato acquistato, forse nel 1518, da Francesco I.
Leonardo ha utilizzato una tavola di pioppo, come consueto in Toscana, per un’opera che mostra la figura femminile a grandezza naturale, seduta su una sedia a pozzetto, con le mani incrociate sul ventre, davanti a una balaustra dietro cui si apre un ampio panorama, con catene montuose, strade e un corso d’acqua traversato da un ponte. Gli studiosi hanno variamente identificato il paesaggio con zone del pisano o dell’aretino.
Ricorda Yan Pei-Ming: «Non volevo fare il ritratto da un dipinto. Monna Lisa è per me un modello, non è un dipinto, ma una donna che ha posato per Leonardo e che adesso posa per me. Da qui il trattamento realistico del volto e delle mani (…). Mi sono detto che era troppo bella, che non potevo maltrattarla». «Volevo ridarle un’altra vita, e dunque il modo più efficace era di seppellirla». «Seppellire il mito» che ha ispirato tra l’altro Duchamp, Warhol, Botero, Banksy, «per ridare vita all’atto di dipingere». Prolunga così l’icona con i due grandi paesaggi laterali e inserisce nelle pareti laterali il ritratto del padre morente e il proprio immaginario autoritratto da morto. Con questo inserimento privato in una delle opere più iconiche, Yan Pei-Ming affronta anche il tema del rapporto tra padre e figlio, uno degli archetipi primordiali.

Sala 4: Storie dell’arte
Jean-Paul Marat
Boudry, 24 maggio 1743 – Parigi, 13 luglio 1793
Giornalista, medico, uomo politico nato in Svizzera e trasferitosi a Parigi, è stato direttore dell’«Ami du peuple», fondato nel 1789: lui stesso sarà poi chiamato con quell’appellativo. Tra i protagonisti della Rivoluzione francese, accanito oppositore della monarchia, eletto alla Convenzione nazionale e dall’aprile 1793 nominato presidente del Club dei Giacobini, fu tra i responsabili dei massacri dei Girondini e dell’inizio di quello che sarà il Regime del Terrore. Viene pugnalato da una filo-girondina, Charlotte Corday, mentre è immerso nella vasca da bagno in cui cercava di lenire i sintomi di una malattia della pelle.
Yan Pei-Ming si è ispirato al dipinto di Jacques-Louis David, Marat assassiné, oggi conservato ai Musées Royaux de Beaux-Arts di Bruxelles. David, amico di Marat, fu incaricato di immortalare la scena e organizzare l’esposizione pubblica del corpo, che venne presentato nudo per mostrare la ferita, «coperto da un lenzuolo bagnato che avrebbe rappresentato la vasca da bagno e che, innaffiato di tanto in tanto, avrebbe impedito l’effetto della putrefazione». Nel dipinto – eseguito successivamente e donato da David alla Convenzione il 14 novembre 1793 – la scena viene ricostruita come una “pietà” o una “deposizione repubblicana”, per trasformare Marat in un martire della Rivoluzione, con la ferita sul costato grondante sangue, il braccio riverso, in una posizione che cita sia Michelangelo (Pietà Vaticana) che Raffaello (Deposizione Borghese).
Se Baudelaire nel 1846 ha messo in luce l’algidità della tela di David («Vi è in questa opera alcunché nel contempo di tenero e pungente; nell’aria fredda di questa camera, su questi muri freddi, intorno a questa fredda e funebre vasca da bagno, si libra un’anima»), Yan Pei-Ming la rende invece vibrante, riproponendola in tre diverse dominanti e collocando al centro del trittico la versione in un drammatico rosso sangue.

Giovanni Battista Pamphili,
Papa Innocenzo X
Roma, 6 maggio 1574 – 7 gennaio 1655
Innocenzo X, nato Giovanni Battista Pamphili, è stato papa dal 1644 al 1655. Noto per il suo nepotismo, a lui si devono numerosi e importanti interventi urbanistici a Roma, tra cui la sistemazione di piazza Navona, con la Fontana dei Quattro fiumi di Gian Lorenzo Bernini, il palazzo della famiglia – cui collaborò Francesco Borromini – di Girolamo Rainaldi, la chiesa di Sant’Agnese in Agone. Di lui restano numerosi ritratti, tra cui due busti marmorei scolpiti da Gian Lorenzo Bernini (nella Galleria Doria Pamphili), la statua bronzea di Alessandro Algardi (Musei Capitolini) e quello dipinto da Diego Velázquez nell’Anno Santo 1650.
Yan Pei-Ming si ispira a questa tela, ma vira il predominante colore rosso nelle sue varie sfumature di Velázquez in un blu segnato da gocciolature scurissime. Conserva lo sguardo intenso del pontefice, mentre trasforma il gesto delle mani: la sinistra non è mollemente appoggiata sul bracciolo ma ha il pugno chiuso in un gesto potente e volitivo; la destra non stringe il foglio con il nome del pittore e del ritrattato, ma è trasformata quasi in un artiglio. Ribadisce Yan Pei-Ming ricordando anche come l’opera seicentesca abbia ispirato Francis Bacon: «Sono rimasto affascinato quando ho scoperto i ritratti di papa Innocenzo X. Il colore è fantastico. Mi ha ispirato molto e volevo lavorare, come Bacon, d’après Velázquez».


Francisco Goya, El 3 de Mayo en Madrid o Los Fusilamientos, 1814
All’alba del 3 maggio 1808 le truppe di Napoleone che avevano invaso la Spagna giustiziarono per rappresaglia in varie zone di Madrid decine di rivoltosi che il giorno prima avevano cercato di opporsi ai francesi. Nonostante l’abdicazione del marzo precedente di re Carlo IV Borbone in favore del figlio Ferdinando VII, entrambi avevano dovuto rinunciare al trono, consegnato a Giuseppe Bonaparte. Tuttavia la debolezza di Napoleone, dopo la fallimentare campagna di Russia, e l’aiuto dell’Inghilterra, permisero in seguito la vittoria dei guerriglieri spagnoli e nel maggio 1814 Ferdinando poté tornare sul trono.
Francisco Goya dipinse la grande tela su commissione del Consiglio della Reggenza, per quanto sia stata esposta al Prado solo nel 1872. La scena, crudamente realistica, è dominata dai colpi di luce della figura del contadino in camicia bianca e della lanterna che illumina le figure dei condannati, riproposti in atteggiamenti diversi, per esprimere sentimenti anche contrastanti, mentre i francesi sono raffigurati solo dal retro. L’opera, come altre di Goya, vuole comunicare la disumanità della guerra.
Yan Pei-Ming, che ha dipinto il suo Exécution, après Goya nel 2008, a duecento anni dall’eccidio, spiega: «Mi piacciono i soggetti tragici perché li trovo eterni. L’empatia è un modo per esprimermi nella pittura. I soggetti che scelgo suscitano in me un’emozione immensa, come Tres de mayo di Goya. Mi chiedo: come può un uomo fucilare un altro uomo?»

Napoleone Buonaparte
Ajaccio, 15 agosto 1769 – Isola di Sant’Elena, 5 maggio 1821
Di famiglia italiana, ha studiato in Francia. Generale durante la Rivoluzione francese, dopo la prima campagna d’Italia assume il potere con il colpo di stato del 1799 ed è Primo Console fino al 1804. In vista della proclamazione a Imperatore dei Francesi col nome di Napoleone I, papa Pio VII si reca a Parigi, e il 2 dicembre 1804 presenzia alla solenne cerimonia di incoronazione.
Napoleone mantiene il titolo fino all’aprile 1814, quando abdica dopo sfortunate campagne militari, prima fra tutte quella in Russia. Esiliato all’isola d’Elba fugge, ritorna a Parigi e riconquista il potere per i cosiddetti “cento giorni”, fino al 22 giugno 1815, quando la disfatta di Waterloo pone fine alla sua parabola. Vive gli ultimi anni in esilio nell’isola di Sant’Elena, nell’Oceano Atlantico centro meridionale, sotto il controllo britannico.
Yan Pei-Ming rilegge il cartone preparatorio eseguito da Jacques-Louis David per il grande dipinto Le Sacre de Napoléon (1805-1807, Paris, Musée du Louvre) in cui compaiono sia l’imperatore che il pontefice, che però Ming esclude, concentrandosi sull’inedito gesto dell’auto-incoronazione. Nel corso della cerimonia vennero infatti introdotti nuovi rituali con i quali Napoleone voleva rimarcare che stava diventando imperatore per i propri meriti e volontà del suo popolo e non per consacrazione religiosa. L’interesse di Yan Pei-Ming è, come riferisce, per «la storia degli uomini di potere», emblematicamente incarnati da Bonaparte.

Salette: Time
Vladimir Putin
Leningrado, 7 ottobre 1952
Laureato in legge a Leningrado, entra nel KGB per il quale lavora dal 1985 al 1989 nella Repubblica Democratica Tedesca (DDR). Torna in Russia, si schiera con la perestrojka e lascia il KGB nel 1991; nel 1996 si trasferisce a Mosca dove collabora strettamente con Borís Yeltsin cui succede come capo dello Stato, prima ad interim, poi confermato con le elezioni del 2000. È stato rieletto in tutte le successive votazioni, ricoprendo la carica di presidente o di primo ministro: l’approvazione del referendum del 2020 sulle riforme costituzionali ha tra l’altro eliminato il vincolo del secondo mandato presidenziale consecutivo. Nel febbraio 2020 rilancia il piano imperialista russo annettendo la Crimea, invadendo l’Ucraina e riconoscendo l’indipendenza delle autoproclamate repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk nel Donbass. Nel marzo 2023 è stato emesso contro di lui dalla Corte penale internazionale dell’Aja un mandato di arresto per aver commesso crimini di guerra contro bambini ucraini. Durante il suo primo mandato come presidente l’economia russa è cresciuta notevolmente per otto anni consecutivi, ma la Russia ha subito anche un graduale processo di arretramento democratico.
Putin ha ottenuto la copertina dell’ultimo numero del «Time» del 2007 come “uomo dell’anno” al termine del suo primo mandato come presidente russo, con la motivazione: «Se la Russia fallisce, tutte le scommesse sono annullate per il XXI secolo. E se la Russia avrà successo come Stato nazionale nella famiglia delle nazioni, dovrà molto di questo successo a un uomo, Vladimir Vladimirovich Putin». Ricorda Yan Pei-Ming «Il trittico Vladimir Putin, Tsar of The New Russia (2008) è stato realizzato quando ho visto una copertina del «Time» del 2007. Ho reagito immediatamente: «questo è il mio soggetto», coerentemente con il suo interesse per «la storia degli uomini di potere».
Volodymyr Zelensky
Kryvyj Rij, 25 gennaio 1978
Politico, attore, regista, comico, sceneggiatore, si laurea in giurisprudenza a Kiev, ma poi fonda la casa di produzione Kvartal 95 che realizza film, cartoni animati e, nel 2015, la serie TV Servitore del popolo in cui Zelensky stesso interpreta un insegnante eletto quasi casualmente presidente dell’Ucraina. A seguito del successo, e alla fondazione del partito che dalla serie ha tratto il nome, il 31 dicembre 2018 si candida alle elezioni presidenziali e diviene presidente dell’Ucraina nell’aprile 2019. Dal febbraio 2022, a seguito dell’invasione dell’esercito russo, è diventato simbolo della resistenza ucraina. Il «Time» spiega così la scelta come “uomo dell’anno” 2022 di Zelensky insieme allo “spirito dell’Ucraina”: «Sia che le vostre reazioni alla battaglia per l’Ucraina siano di speranza o di terrore, Zelensky ha galvanizzato il mondo in modo che non vedevamo da decenni. La decisione di non lasciare Kiev mentre cominciavano a cadere le bombe russe è stata epocale. Dal suo primo post di 40 secondi su Instagram il 25 gennaio in cui ha mostrato che il governo e la società civile ucraina erano intatti, ai quasi quotidiani discorsi a Westminster, la Banca Mondiale e ai Grammy, il presidente dell’Ucraina è stato onnipresente. La sua offensiva mediatica ha spostato l’equilibrio geopolitico innescando un’ondata di azione che ha spazzato il globo».
Ricorda Yan Pei-Ming riferendosi anche al trittico raffigurante Putin «Quando ho visto Zelensky sulla copertina del “Time” nel 2022, ho capito come le due opere si sarebbero scontrate. L’arte della pittura è già un impegno. Faccio una dichiarazione, mi esprimo nel quadro, lo mostro agli spettatori e poi sta a loro reagire. Piango i nostri tempi e allo stesso tempo sono felice di vivere in questo mondo. Siamo tutti di passaggio, mentre la terra continuerà a girare».
Sala 5: Tigre di carta
Bruce Lee
San Francisco, 1940 – Hong Kong, 20 luglio 1973
Attore, regista, artista marziale più noto, nasce – nell’anno del Drago – nella Chinatown di San Francisco, durante il tour della compagnia cantonese di cui fa parte il padre. Il nome Lee Jun Fan, che significa “torna ancora Lee”, indica la speranza dei genitori di un suo futuro ritorno in America, ma per molti anni vive a Hong Kong, dove impara vari stili di Kung-Fu e inizia a lavorare nel cinema. Trasferitosi negli Stati Uniti, dove assume il nome d’arte di Bruce Lee, studia “drama/philosophy” all’Università di Seattle e vi insegna arti marziali prima di trasferirsi a Los Angeles nel 1966. Inizia a lavorare in serie televisive, ma torna poi a Hong Kong dove raggiunge la celebrità con alcuni film, tra cui Fist of Fury (Dalla Cina con furore, 1972).
Yan Pei-Ming ha scelto come fonte iconografica uno still di Enter the Dragon (I 3 dell’Operazione Drago), quarta pellicola di cui l’attore è stato protagonista. Il film, pensato anche per il mercato occidentale, è stato il suo maggior successo internazionale e anche l’ultimo da lui girato, prima della morte improvvisa. Ming dichiara di dipingere il maestro del Kung-fu – perfetto anello di congiunzione tra Oriente e Occidente – anche perché Warhol non l’aveva fatto, forse perché «non era abbastanza chic».
Mao Zedong
Shaostan, 26 dicembre 1893 – Pechino, 9 settembre 1976
Rivoluzionario, politico, filosofo, poeta, presidente del Partito Comunista Cinese dal 1945 alla morte, presidente della Repubblica Popolare Cinese dal 1949 al 1959. A lui si devono, tra l’altro, lo sviluppo di un pensiero marxista-leninista “sinizzato”, il maoismo, e la Rivoluzione culturale proletaria lanciata nel 1966. Oggetto di un capillare culto della personalità, manifestato anche con le immagini, era chiamato, tra l’altro, “Presidente Mao” o “Grande Timoniere”.
Yan Pei-Ming è cresciuto con la figura di Mao: «Il mio primo giorno di scuola, la prima lezione che si faceva, come in tutta la Cina durante la rivoluzione culturale, era un buongiorno con “Evviva il Presidente Mao”. Era un obbligo per tutti». I ritratti di Mao – con cui Ming ha iniziato a essere conosciuto in Occidente – costituiscono il fil rouge della sua pittura: «Ogni volta che faccio un ritratto di Mao c’è un problema. Per me è una forma di parola o di energia. È anche una specie di feticcio e corrisponde a una pausa e a un punto di riferimento». Ancora «Mi interessavo all’umanità, non alla individualità. Per dare un senso a tutti questi anonimi ho dipinto un solo uomo riconoscibile: Mao», che definisce «maître à penser di tutta la mia generazione, uomo insieme brillante, crudele, stratega, colto».
L’immagine scelta da Yan Pei-Ming per questa tela mostra il Grande Timoniere serio, plaudente (uno tra i frequenti atteggiamenti dei suoi ritratti ufficiali), dipinto in rosso e bianco, mentre nelle prime opere Ming lo ha raffigurato in nero e bianco.
Sala 6: Storie italiane
Pier Paolo Pasolini
Bologna, 5 marzo 1922 – Idroscalo di Ostia, notte 1°-2 novembre 1975
È stato tra i massimi intellettuali del Novecento, poeta, scrittore, sceneggiatore e regista cinematografico e teatrale, giornalista, saggista, critico letterario, sempre impegnato a testimoniare e difendere il proprio orientamento sessuale. Numerose sono le sue raccolte di poesie in friulano, Ragazzi di vita (1955) e Una vita violenta (1959) figurano tra i romanzi più noti e controversi, mentre le collaborazioni al «Corriere della Sera» (dal 1973) sono state riunite nei famosi Scritti corsari. Dopo aver lavorato come sceneggiatore ha diretto pietre miliari della cinematografia quali Accattone (1961), Mamma Roma (1962), La ricotta (episodio del film collettivo Ro.Go.Pa.G (1963), Il Vangelo secondo Matteo (1964), Uccellacci e uccellini (1966), Edipo re (1967), I racconti di Canterbury (1972); esce postumo Salò o le 120 giornate di Sodoma. Viene barbaramente assassinato la notte tra il 1° e il 2 novembre 1975.
La fotografia della scena del ritrovamento del corpo di Pasolini cui si è ispirato Yan Pei-Ming è tra le numerose scattate sullo squallido spiazzo dell’idroscalo di Ostia dove è stato trovato: accanto al corpo martoriato sono accovacciati un ufficiale dei carabinieri e i responsabili della squadra Mobile di Roma e della Omicidi di Roma. Nel dipinto la scena si concentra sulla parte inferiore della fotografia, eliminando le baracche sul fondo e gli astanti in piedi ridotti a quattro e di cui sono cancellati busti e volti.
Nei suoi soggiorni romani Yan Pei-Ming ha molto amato Mamma Roma e Il Vangelo secondo Matteo da cui ha tratto ispirazione per dipinti. Sul secondo, esposto in mostra, dichiara: «Il film è straordinario. La presenza della Crocifissione e della scena del ritrovamento del corpo di Pasolini nella stessa sala crea una tensione visiva nella mostra. Ho voluto rendere omaggio alla grandezza di questo straordinario uomo e personaggio».
Aldo Moro
Maglie, 23 settembre 1916 – Roma, 9 maggio 1978
Politico e giurista, tra i fondatori della Democrazia Cristiana di cui è stato Segretario dal 1959 al 1964, creatore della corrente “morotea” che a lui faceva riferimento. Più volte ministro (della Giustizia, della Pubblica istruzione, degli Esteri) e cinque volte Presidente del Consiglio dei ministri, fu tra i promotori del “compromesso storico”, cioè l’apertura al Partito Comunista, che attraverso l’astensione appoggiò il terzo e quarto governo Andreotti. Moro venne rapito a Roma in via Fani dalle Brigate Rosse il 16 marzo 1978, in un agguato in cui furono uccisi i cinque membri della sua scorta, e fu tenuto nascosto in quella che i terroristi definirono la «prigione del popolo» per cinquantacinque giorni, nel corso dei quali si aprì un dibattito tra le forze politiche sull’opportunità di negoziare con i terroristi. Il suo corpo crivellato di colpi fu fatto ritrovare nel bagagliaio di una Renault 4 rossa in via delle Botteghe Oscure, a centocinquanta metri dalla sede del Partito Comunista e a duecento da quella della Democrazia Cristiana.
Yan Pei-Ming si è ispirato a una fotografia scattata, intorno alle 14.30 del 9 maggio, dalla finestra di un edificio vicino con la sua Reflex Nikon, dal cinefotoreporter Domenico De Carolis, il quale ricorda come, aperta la portiera e scostata la coperta che nascondeva il corpo: «lo abbiamo visto. Nella posizione che tutti conosciamo. E anche i nostri occhi su Moro, a quel punto, sono entrati a far parte di quella storia».
Sala 8: La notte
Benito Mussolini
Dovia di Predappio, 29 luglio 1883 – Giulino di Mezzegra, Dongo 28 aprile 1945
Politico, giornalista, fondatore del Fascismo, presidente del Consiglio del Regno d’Italia dal 31 ottobre 1922 al 25 luglio 1943, dal 1925 capo del governo, Primo ministro, Segretario di Stato, Primo maresciallo dell’Impero dopo la guerra d’Etiopia nel 1938. Avvicinatosi alla Germania di Hitler, nel 1939 firma il Patto d’Acciaio e promulga le leggi razziali; nel giugno 1940 decide l’ingresso dell’Italia nella Seconda guerra mondiale. Messo in minoranza durante il Gran Consiglio del Fascismo (24 luglio 1943), arrestato, liberato dai tedeschi, instaura la Repubblica Sociale Italiana, di cui è a capo dal settembre 1943 all’aprile del ’45. Il 25 aprile lascia Milano per raggiungere la Svizzera ma viene catturato dai partigiani a Dongo sul lago di Como e fucilato il 28 insieme all’amante Claretta Petacci per ordine del Comitato di Liberazione Nazionale. Il 29 aprile i corpi di Mussolini, di Claretta Petacci e di tre gerarchi vengono appesi a testa in giù alle travi della tettoia del distributore di benzina Esso, a Piazzale Loreto a Milano, dove i fascisti nel ’44 avevano fucilato quindici partigiani.
Yan Pei-Ming si ispira alla fotografia – scattata insieme a molte altre, probabilmente da Fedele Toscani per l’agenzia “Publifoto” fondata da Vincenzo Carrese – in cui l’inquadratura è limitata a Mussolini e Claretta. L’artista si concentra sulle figure riprendendo particolari come la cintura che stringe le gonne della donna o la mancanza di uno stivale dell’uomo.
L’immagine di Mussolini evoca barbarie che hanno una lunga e terribile tradizione nelle “pitture infamanti” dipinte da numerosi artisti, tra cui Andrea del Sarto, che affrescò per la Repubblica fiorentina