Anselm Kiefer. Angeli caduti
dal 10 marzo 2026
al 10 marzo 2026
Introduzione
Palazzo Strozzi presenta una nuova grande mostra dedicata a uno dei più importanti artisti tra XX e XXI secolo: Anselm Kiefer. Il celebre maestro tedesco presenta opere nuove e storiche in dialogo diretto con l’architettura rinascimentale.
L’immagine degli “angeli caduti” diventa punto di partenza della mostra: un viaggio tra allegorie e forme che fanno riflettere sul rapporto tra spirito e materia, memoria e presente, mito e storia, attraverso il potere immaginifico dell’arte di Kiefer. Nel percorso espositivo si intrecciano così pittura, scultura, installazione e fotografia, che accompagnano il visitatore attraverso una potente fusione di riferimenti, immagini e citazioni che spaziano dalla storia antica alla Seconda guerra mondiale, dalla filosofia classica alla letteratura moderna. Protagonista è sempre una profonda riflessione sulla natura umana, i suoi conflitti, le sue contraddizioni e le sue potenzialità.
Con l’uso audace di diverse tecniche, Kiefer crea opere imponenti e suggestive grazie alla loro forte presenza fisica e tattile, stabilendo una connessione immediata e autentica con chi le osserva. Semi, piante, gesso, metalli e foglie d’oro si uniscono a frasi e testi, creando dense stratificazioni che rivelano sempre nuovi dettagli e significati. Parole, figure e materiali diversi si fondono, evocando una dimensione fortemente poetica e una profonda attrazione sensoriale nell’osservatore, chiamato a mettere in gioco spazio e tempo, pensiero ed emozione.
“Le macerie sono come il fiore di una pianta; sono l’apice radioso di un incessante metabolismo, l’inizio di una rinascita”. Anselm Kiefer

Cortile
Engelssturz, 2022-2023
emulsione, olio, acrilico, gommalacca, foglia d’oro, tessuto, sedimento di elettrolisi e carboncino su tela
La mostra prende l’avvio dall’opera Engelssturz (Caduta dell’angelo), concepita e realizzata appositamente dall’artista per instaurare un dialogo con il cortile di Palazzo Strozzi e la sua architettura rinascimentale, enfatizzando la fusione fra tradizione e contemporaneità.
Per la figura centrale Kiefer si ispira all’opera di Luca Giordano (1634-1705). Il titolo Engelssturz è tracciato in alto a sinistra mentre Michele è scritto a destra nell’alfabeto ebraico (מיכאל). Gli angeli ribelli vengono cacciati dal Paradiso dall’arcangelo che impugna la spada e con l’indice sinistro addita il cielo manifestando la volontà divina e rivelando, insieme, il proprio nome. Michele si staglia sul fondo dorato, simbolo, soprattutto nella pittura trecentesca, del mondo metafisico, mentre gli ex angeli precipitano nella zona scura del dipinto, il mondo terreno, dove acquisiscono tridimensionalità.
L’opera riflette sulla lotta tra Bene e Male, invitando a riconsiderare il rapporto tra cielo e terra, spirito e materia, facendo acquisire all’espressione “angeli caduti”, una portata più ampia, che include l’intera umanità.
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Luzifer, 2012-2023
emulsione, olio, acrilico, gommalacca, foglia d’oro, sedimento di elettrolisi, tessuto e stampa fotografica su tela su carta
Il tema degli “angeli caduti”, fil rouge della mostra, è evidente in Luzifer (Lucifero), in cui un’ala d’aereo spunta dal dipinto, mentre Lucifero sta precipitando e gli ex angeli che l’hanno preceduto sono raffigurati come tuniche vuote. Con queste vesti tridimensionali, elemento ricorrente nelle opere di Kiefer, l’artista esplora la dualità tra l’essenza spirituale dell’anima e la sua incarnazione nella materia, presentando gli “angeli caduti” come figure che attraversano il confine tra spirito e materia. Il titolo è presente in tedesco a sinistra, mentre la parola מיכאל, a destra e sotto l’ala dell’aereo, significa Michele.
La contrapposizione delle ali angeliche a quelle degli aeroplani, che hanno permesso all’umanità di volare, suggerisce duplici significati: da immagine di libertà a emblema di distruzione e morte. In Kiefer le ali alludono anche al mito di Icaro, che rappresenta Il desiderio degli esseri umani di superare i propri limiti e la scelta di ignorare e sfidare il pericolo, ma rivelano anche le tragiche conseguenze di questa sfida, diventando simbolo di un’aspirazione destinata a fallire.
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Für Antonin Artaud: Helagabale, 2023
emulsione, olio, acrilico, gommalacca, foglia d’oro, sedimento di elettrolisi, gesso, terracotta e fili di acciaio su tela
SOL INVICTUS Heliogabal, 2023
emulsione, olio, acrilico, gommalacca, foglia d’oro e sedimento di elettrolisi su tela
Sol Invictus, 1995
emulsione, acrilico, gommalacca e semi di girasole su tela di iuta
Dagli anni Settanta Kiefer ha dedicato opere a Marco Aurelio Antonino, detto Eliogabalo, giovane e controverso imperatore romano del III secolo che tentò di imporre il culto siriano del dio sole Baal come religione di Stato, ma fu assassinato dai suoi pretoriani. Il titolo Für Antonin Artaud: Helagabale (Per Antonin Artaud: Eliogabalo) fa riferimento al romanzo Héliogabale ou l’anarchiste couronné (Eliogabalo o l’anarchico incoronato, 1934), che il commediografo e saggista francese Antonin Artaud (1896–1948) ha dedicato al giovane imperatore.
Con fondi oro e giganteschi girasoli Kiefer richiama i culti solari, celebrando il trionfo della luce sulle tenebre e il Sol Invictus (Sole invitto) in cui si fusero divinità solari di varie credenze.
La xilografia Sol Invictus incarna la concezione ciclica del tempo e della vita: semi di girasole cadono sulla figura (l’artista) disteso. Il girasole, omaggio a Van Gogh, si lega al pensiero di Robert Fludd, filosofo e alchimista inglese del XVII secolo, che associava ogni pianta a una stella, creando così un legame tra il mondo terreno e quello celeste secondo un pensiero riconducibile a Platone.
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La Scuola di Atene, 2022
emulsione, olio, acrilico, gommalacca, foglia d’oro, sedimento di elettrolisi, tessuto e collage di tela su tela
Vor Sokrates, 2022
emulsione, olio, acrilico, gommalacca, foglia d’oro, sedimento di elettrolisi e collage di tela su tela
Ave Maria, 2022
emulsione, olio, acrilico, gommalacca, foglia d’oro, sedimento di elettrolisi, tessuto, piombo e collage di tela su tela
Secondo Kiefer “la pittura è filosofia”, disciplina che da sempre permea il suo lavoro di artista, pensatore e ricercatore. Queste tre recenti grandi tele includono figure di filosofi antichi, seguendo il percorso dell’evoluzione del pensiero.
Vor Sokrates (Prima di Socrate) mostra una sorta di albero genealogico dei presocratici, vissuti tra il VII e il V secolo a.C., e tra questi Archimede, Anassimandro, Anassimene, Parmenide; in Ave Maria le teste dei pensatori – sia presocratici come Xenofane, Eraclito, Parmenide, Empedocle, Democrito, Protagora, Epicuro, che postsocratici, tra cui Platone, Aristotele, Diogene – compaiono in un’esedra elevata su una scalinata. La Scuola di Atene riconduce a Raffaello e all’affresco in Vaticano (1509-1511) con il consesso di pensatori che cattura l’essenza della filosofia classica.
Se i presocratici esplorano l’Universo e i fenomeni naturali usando elementi come acqua, aria e fuoco, con Socrate la filosofia si concentra su temi etici e politici.
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En Sof, 2016
vetro, acciaio, legno, piombo, zinco, gesso, sedimenti di elettrolisi e carboncino
Das Balder-Lied, 2018
acciaio, vetro, piombo, vischio seccato e gesso
Danae, 2016
vetro, metallo, resina, piombo, semi di girasole e foglia d’oro, metallo, gommalacca, emulsione, acrilico e argilla
Dai tardi anni Ottanta Kiefer utilizza vetrine in cui inserisce materiali, oggetti e scritte con riferimenti letterari, storici o filosofici. En Sof (L’Infinito) è un omaggio al sistema di pensiero della Cabbala, elemento chiave di molte opere di Kiefer. Il termine En Sof indica la natura infinita di Dio. La scala che unisce terra e cielo allude, particolarmente in quest’opera, a un processo di crescita spirituale e di elevazione verso il divino. I nomi dei “Mondi”, o regni spirituali, della Cabbala sono scritti sul piombo e indicano i livelli verso la coscienza divina. Anche il serpente che si inerpica allude a un processo di evoluzione spirituale, ma può anche essere associato a concetti di tentazione o conoscenza proibita.
In Das Balder-Lied (La canzone di Balder) un ramo di vischio essiccato pende su un libro in piombo aperto sopra i versi “Cosa disse Odino al defunto Balder / mentre giaceva sul catafalco di legno?”. Le strofe, tratte dalla raccolta di canti norreni, si interrogano sulle parole di Odino, padre degli dèi, sulla bara del figlio, ucciso involontariamente dal fratello Hödur con una freccia di vischio. La cecità di Hödur simboleggia l’oscurità e l’inverno, mentre Balder incarna la vitalità e la primavera, riflettendo l’eterno ciclo di luce e oscurità, vita e morte nella mitologia nordica.
In Danae un girasole in piombo emerge dalle pagine di un libro aperto; i semi del fiore sono dorati come la pioggia in cui Zeus si trasforma per fecondare Danae, ma alludono anche ad associazioni cabbalistiche, e al pensiero di Robert Fludd secondo cui a ogni pianta corrisponde una stella.
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Locus solus, 2019-2023
vetro, acciaio, piombo, resina, foglia d’oro, gesso, carboncino, asfalto, ghiaia, cenere, tessuto, emulsione, olio e gommalacca
Cynara, 2023
emulsione, olio, acrilico, gommalacca, foglia d’oro e carciofi essiccati su tela
A phantom city, phaked of philim pholk, 2023
emulsione, acrilico, gommalacca, foglia d’oro, cartone e carboncino su tela
archaic zelotypia and the odium teleologicum, 2023
emulsione, acrilico, gommalacca, foglia d’oro, cartone e carboncino su tela
La sala è dedicata al rapporto di Kiefer con la letteratura e al suo confronto con opere letterarie e voci di ogni tempo. La vetrina centrale Locus solus (Il luogo solitario) è ispirata all’omonimo testo pubblicato nel 1914, in cui l’autore francese Raymond Roussel (1877–1933) ha voluto creare un legame tra il verbale e il visuale. Nella vetrina pende una “emanazione” in piombo, elemento tridimensionale utilizzato da Kiefer per alludere al processo creativo secondo la tradizione cabbalistica. Il pavimento squarciato è disseminato di denti, di una veste e un serpente descritti nel surrealistico testo di Roussel.
Il dipinto Cynara si ispira alla mitologia egea e alla ninfa di cui Zeus, il cui nome è tracciato in caratteri greci in alto, si innamora. La ninfa, anch’essa identificata in caratteri greci, respinge Zeus e viene trasformata in un carciofo. Per evocare tangibilmente la metamorfosi, e il testo di Ovidio, Kiefer ha incorporato nell’opera carciofi reali, poi dorati.
La sala include anche due dipinti ispirati a Finnegans Wake, l’opera di James Joyce: A phantom city, phaked of philim pholk (Una città fantasma, falsata dalla folla dei film) e archaic zelotypia and the odium teleologicum (zelotipia arcaica e lo odium teleologicum). Il linguaggio di Kiefer riecheggia la complessità e la profondità del capolavoro letterario, cercando di catturarne l’essenza attraverso l’espressione visiva.
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Vestrahlte Bilder, 1983-2023
60 dipinti e specchi
L’intensa e spettacolare installazione immersiva Verstrahlte Bilder (Dipinti irradiati), è composta da sessanta opere di diverso formato eseguite in un periodo che abbraccia gli ultimi quarant’anni della carriera di Kiefer. L’installazione occupa l’intera sala, dal pavimento al soffitto e può essere vista anche attraverso i grandi specchi a forma di tavolo posti al centro dell’ambiente, che invitano il visitatore a immergersi nell’arte stratificata e totalizzante di Kiefer.
L’uso di dipinti scoloriti da radiazioni aggiunge una dimensione evocativa all’installazione, invitandoci a una riflessione sulla fragilità della vita e sulla natura trasformativa dell’arte.
Secondo l’artista, “la distruzione è un mezzo per fare arte. Io metto i miei dipinti all’aperto, li metto in una vasca di elettrolisi. La scorsa settimana ho esposto una serie di dipinti che per anni sono stati sottoposti a una sorta di ‘radiazione nucleare’ all’interno di container. Ora soffrono di malattie da radiazione e sono diventati temporaneamente meravigliosi”.
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Der Rhein, 1982-2013
collage di xilografie su carta con olio, emulsione, acrilico e gommalacca, montato su tela
Dem unbekannten Maler, 2013
collage di xilografie su carta con emulsione, olio, acrilico, gommalacca e gesso, montato su tela
Hortus Philosophorum, 1997-2011
collage di xilografie su carta con emulsione, acrilico, gommalacca, gesso e carboncino montato su tela
Daphne, 2008-2011
resina, gesso, e rami
Ave Maria turris eburnea, 2017
resina e gesso
Nemesis, 2017
resina, gesso, piombo e terra
Kiefer esplora il suo rapporto con il Reno in Der Rhein (Il Reno) e in Dem unbekannten Maler (Al pittore ignoto), collage di xilografie che reinterpretano lavori precedenti. Il Reno, simbolo della Germania romantica e wagneriana, riporta Kiefer all’infanzia, mentre il poliedro rinvia a Dürer, altra icona tedesca. In Dem unbekannten Maler le fortificazioni alludono al ruolo politico del fiume, conteso con la Francia, mentre l’intitolazione al “pittore ignoto” riflette la tendenza di dedicare monumenti al “milite ignoto”, ma è anche omaggio agli artisti che hanno subito repressione, sono stati censurati o dimenticati.
Hortus Philosophorum, il “giardino dei filosofi” è usato come metafora della natura ciclica della vita. Un girasole cresce dall’ombelico dell’artista, disteso nella posizione dello shavasana yoga, suggerendo un percorso iniziatico per comprendere che si è parte di un processo di trasformazione.
La mitologia ha un ruolo significativo nell’opera di Kiefer, come evidente nelle sculture Die Frauen der Antike (Le donne dell’antichità), in cui abiti ottocenteschi sono completati da “teste” che ne chiariscono l’identità. La ninfa Daphne (Dafne) è rappresentata da un ramo dell’alloro in cui fu trasformata, mentre Nemesis (Nemesi), dea greca della vendetta, è caratterizzata da un masso. Il titolo della terza figura, la litania lauretana Ave Maria turris eburnea (Ave Maria, torre d’avorio), richiama anche il Cantico di Cantici, in cui l’espressione è apparsa per la prima volta.
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Heroische Sinnbilder, 2009
stampe fotografiche su carta montate su piombo
La mostra si chiude tornando alle radici dell’opera di Kiefer, alle fotografie delle azioni denominate Besetzungen (Occupazioni) e agli Heroische Sinnbilder (Simboli eroici) che ne sono derivate. Nel 1969, ancora studente all’Accademia di Belle Arti, Kiefer si fece fotografare durante “azioni”, in varie località europee (qui a Paestum, Sète e Montpellier), mentre, indossando prevalentemente l’uniforme da ufficiale della Wehrmacht del padre, emula il saluto nazista. Questo gesto venne mimato in maniera meno enfatica e marziale rispetto all’originale. L’intento di Kiefer era quello di esplorare e sfidare provocatoriamente l’identità e la cultura propria e dell’intero popolo tedesco.
Per richiamare il crepuscolo della storia e della cultura rappresentato dal nazismo, la precarietà della vita umana e la transitorietà del tempo, la mostra si chiude con i versi noti come “Ed è subito sera” di Quasimodo tracciati dall’artista su una parete della sala. Questa scelta ribadisce l’importanza della poesia, della scrittura e della parola nella pratica artistica di Kiefer, e questi versi esprimono concetti come la solitudine, la lotta per una felicità fugace e il soccombere nella morte: temi tanto legati alle tragedie della storia quanto alla condizione esistenziale degli esseri umani, gli “angeli caduti” evocati già dal titolo della mostra.
Anselm Kiefer
Biografia
Nato nel 1945 a Donaueschingen, in Germania, Anselm Kiefer è uno degli artisti più importanti e versatili di oggi. Kiefer ha studiato giurisprudenza e lingue romanze prima di dedicarsi agli studi d’arte presso le accademie di Friburgo e Karlsruhe.
Con le sue prime opere ha affrontato la storia del Terzo Reich e si è confrontato con l’identità post-bellica della Germania come mezzo per rompere il silenzio sul passato recente.
Dal 1971 fino al trasferimento in Francia nel 1992, Kiefer ha lavorato nell’Odenwald, in Germania. In questo periodo ha iniziato a inserire nel suo lavoro materiali e tecniche divenuti emblematici, come piombo, paglia, piante, tessuti e xilografie, insieme a temi come L’anello del Nibelungo di Wagner, la poesia di Paul Celan e Ingeborg Bachmann, oltre a riferimenti biblici e al misticismo ebraico.
L’artista ha ottenuto vasta attenzione internazionale da quando, insieme a Georg Baselitz, ha rappresentato la Germania Ovest alla 39. Biennale di Venezia nel 1980.
La metà degli anni ’90 segna un cambiamento nel suo lavoro: lunghi viaggi in India, Asia, America e Nord Africa hanno ispirato un interesse per lo scambio di pensiero tra mondo orientale e occidentale, e strutture che ricordano l’architettura mesopotamica, entrano nel suo operare.
Kiefer, appassionato lettore, arricchisce le sue opere con riferimenti letterari e poetici stratificati. Anselm Kiefer è intervenuto in vari luoghi. Dopo aver trasformato una vecchia fabbrica di mattoni a Höpfingen, in Germania, in uno studio, ha creato installazioni e sculture che sono diventate parte del luogo stesso. Alcuni anni dopo il suo trasferimento a Barjac, in Francia, Kiefer ha nuovamente trasformato la proprietà intorno al suo studio, che fa ora parte della Eschaton-Anselm Kiefer Foundation, aperto al pubblico regolarmente. Anselm Kiefer attualmente lavora e vive a Croissy, vicino a Parigi.
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