“Da Kandinsky a Pollock. La grande arte dei Guggenheim” altri 5 capolavori

La mostra Da Kandinsky a Pollock. La grande arte dei Guggenheim, curata da Luca Massimo Barbero, permette un eccezionale confronto tra opere fondamentali di maestri europei dell’arte moderna, insieme a grandi dipinti e sculture di alcune delle maggiori personalità dell’arte americana degli anni cinquanta e sessanta. Le opere, in prestito dalla collezione Guggenheim di New York e da Venezia e da altri prestigiosi musei internazionali, offrono uno spaccato di quella straordinaria ed entusiasmante stagione dell’arte del Novecento di cui Peggy e Solomon Guggenheim sono stati attori decisivi.

Vi avevamo già segnalato cinque capolavori fra le opere imperdibili, esposte a Palazzo Strozzi fino al 24 luglio 2016, a grande richiesta ve ne proponiamo altri cinque.

Vasily Kandinsky, Verso l’alto (Empor)

Vasily Kandinsky ottiene l’effetto di un’energia che si leva verso l’alto agganciando le forme tra loro e bilanciandole ai lati di una linea verticale continua. Forme geometriche e semicerchi in quest’opera si compongono in una struttura sospesa in un fondo di ricco color turchese e verde. Un semicerchio è delicatamente appoggiato alla base appuntita, un’altra forma semicircolare, slittando lungo il diametro verticale, supera il semicerchio più grande per invadere lo spazio al di sopra. Un disegno lineare nell’angolo superiore destro di questa tela fa eco alla spinta verticale del motivo centrale. La configurazione ricorda la lettera E, come la forma nera ritagliata nella base del motivo centrale. Queste forme possono essere intese sia come puri motivi grafici, sia come ammiccanti allusioni all’iniziale di Empor, il titolo originale del dipinto. Il carattere fisionomico testimonia l’associazione al Bauhaus di Dessau di Kandinsky con gli altri artisti del Blaue Vier, Paul Klee e Alexej Jawlensky. Nel 1929 Jawlensky espone, in una mostra del Blaue Vier, sedici teste astratte che offrono a Kandinsky il modello per grandi volti astratti, composti di piani geometrici di colore non naturalistico, nei quali i lineamenti erano definiti con segmenti marcati. Tuttavia, il metodo di lavoro di Kandinsky è più vicino a quello di Klee, che partiva da forme scelte a intuito, che gradualmente arrivavano a suggerire corrispettivi nel mondo naturale. Diverso era il metodo di Jawlensky, che partiva da un modello reale per elaborarne l’astrazione.

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Vasily Kandinsky, Verso l’alto (Empor), ottobre 1929, Venezia, Collezione Peggy Guggenheim. Foto di David Heald

 

Arshile Gorky, Senza titolo

Arshile Gorky passa gran parte del 1944 ad Hamilton, Virginia, dove esegue diversi disegni, molti dei quali concepiti come studi preliminari per quadri. Quest’opera è preceduta da un tale studio, un disegno senza titolo del 1944, a essa strettamente collegato, che ne espone i motivi, la loro disposizione nella composizione e la distribuzione del colore. L’adesione entusiasta di Gorky all’ambiente naturale della Virginia rurale infonde al suo lavoro libertà espressiva. In questa tela compaiono allusioni paesaggistiche; il fondo bianco è uniforme, ma è vuoto all’estrema sommità della tela, e suggerisce un pezzetto di cielo, mentre la “terra”, sotto, pullula di forme vegetali e di colori di fiori. La tecnica del colore sgocciolato diluito con acquaragia, suggeritagli da Matta, produce una chiara idea di gravità. Le tecniche e la tematica del Surrealismo influenzano lo sviluppo del linguaggio di Gorky, che esprime in forme libere, organiche, vitalmente curvilinee. Enfatizzando il potenziale espressivo autonomo di linea, forma e colore, Gorky anticipa i modi dell’Espressionismo astratto.

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Arshile Gorky, Senza titolo, estate 1944, Venezia, Collezione Peggy Guggenheim. Foto di David Heald © Arshile Gorky by SIAE 2016.

 

Francis Bacon, Studio per scimpanzé

Francis Bacon, conosciuto soprattutto per le sue figure umane alienate e spesso mostruosamente distorte, realizza almeno una dozzina di tele che hanno per soggetto animali. Dipinge raramente dal vero, preferendo lavorare da fotografie. Affascinato dalla sconcertante affinità tra la scimmia e l’uomo, li mette a confronto per la prima volta nel 1949. Come i soggetti umani, così gli animali ci sono mostrati in ritratti in posa o istantanee, in cui appaiono passivi, urlanti o deformati da contorsioni. Lo scimpanzé della Collezione Peggy Guggenheim è rappresentato con relativa benevolenza, sebbene l’immagine indistinta, che testimonia l’interesse di Bacon per il movimento colto al volo, per gli effetti della fotografia e del cinema, renda difficile interpretarne la posa e l’espressione. Nel tipo e nella modalità della composizione richiama i dipinti di scimmie realizzati negli anni’50 da Graham Sutherland, con il quale Bacon stringe amicizia nel 1946. L’intelaiatura geometrica appena percettibile permette a Bacon di “vedere” meglio il soggetto, mentre la monocromia del fondo crea un contrasto deciso che aiuta a definirne la forma.

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Francis Bacon, Studio per scimpanzè, marzo 1957, Venezia, Collezione Peggy Guggenheim. Foto di David Heald © The Estate of Francis Bacon / All rights reserved / by SIAE 2016

 

Mark Rothko, Senza titolo (Rosso

Con la fine degli anni quaranta Rothko dipinge opere pienamente astratte, andando a contribuire allo sviluppo della pittura Color-field, caratterizzata da ampie superfici di colore. In Senza titolo (Rosso) il nero e il rosso saturi diventano entità dominanti fluttuando in forme rettangolari. Attraverso questi campi bidimensionali ricchi di colore l’artista traduce stati universali dello spirito, alludendo principalmente alla tragicità della condizione umana.

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Mark Rothko, Senza titolo (Rosso), 1968, Venezia, Fondazione Solomon R. Guggenheim, Collezione Hannelore B. e Rudolph B. Schulhof, lascito Hannelore B. Schulhof, 2012. Foto di David Heald © Kate Rothko Prizel & Christopher Rothko / ARS, New York, by SIAE 2016

 

Lucio Fontana, Concetto spaziale, Attese

Negli ultimi anni della sua carriera artistica Fontana è sempre più interessato all’allestimento della sua opera nelle molte mostre a lui dedicate in tutto il mondo, così come dell’idea di purezza raggiunta nelle sue ultime tele bianche. Ciò è evidente nella Biennale di Venezia del 1966, dove l’artista progetta un ambiente per le sue opere, e alla Documenta di Kassel del 1968. Fontana muore a Comabbio, Varese, il 7 settembre 1968.

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Lucio Fontana, Concetto spaziale, Attese, 1965, Venezia, Fondazione Solomon R. Guggenheim, Donazione, Fondazione Lucio Fontana. Foto di David Heald © Fondazione Lucio Fontana, Milano, by SIAE 2016