Se non si sperimenta, che laboratorio è?

In occasione della mostra Da Kandinsky a Pollock. La grande arte dei Guggenheim il Dipartimento Educazione si è lasciato inspirare dai grandi dipinti astratti presenti in mostra, dalle tecniche dei pittori surrealisti e degli espressionisti astratti. Da queste suggestioni iniziali sono nate svariate attività educative proposte ai gruppi in visita alla mostra. Figure in fuga e Arte in scatola sono i due laboratori progettati rispettivamente per le classi di scuola primaria e secondaria di primo grado. Si tratta di due attività che condividono molti aspetti, a partire dal focus sulla pittura astratta e all’attenzione per il processo artistico contraddistinto da un atteggiamento di ricerca libera che si ritrova nelle opere di molti dei pittori protagonisti della mostra come Max Ernst, Jackson Pollock e Morris Louis.

Figure in fuga (classi con bambini dai 6 agli 11 anni) è nato da una riflessione sui modi in cui l’arte astratta libera il pittore dalla necessità di imitare il mondo trasformando la tela del dipinto in uno spazio di sperimentazione di pratiche che producono risultati imprevedibili. Per restituire in laboratorio questo atteggiamento e valorizzare la dimensione di scoperta che caratterizza l’opera di questi artisti sono stati utilizzati pochi materiali e il laboratorio può essere utilizzato come spunto da riproporre a casa o in classe. Per prima cosa i bambini suddivisi in gruppi hanno posizionato dei fogli di carta velina colorata sopra dei grandi fogli di carta da pacchi bianca. Utilizzando della semplice acqua i bambini hanno a turno iniziato a bagnare la carta colorata, in certi casi simulando con i pennelli il dripping di Pollock, o usando strumenti meno convenzionali come i contagocce, le spugne o i diffusori spray. L’acqua ha sciolto il pigmento colorato della velina che immancabilmente ha macchiato la carta da pacchi bianca sottostante in corrispondenza delle parti bagnate. Il risultato inaspettato spesso prendeva la forma di grandi macchie di colore che mutavano in affascinanti sfumature date dalla sovrapposizione di più carte colorate e che i bambini via via imparavano a gestire secondo le proprie intenzioni. Alla scoperta, dunque, è seguito il tentativo di controllo dei risultati da parte dei partecipanti.

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Questa attività, così come Arte in scatola, la variante progettata per le scuole medie in cui i ragazzi e le ragazze potevano utilizzare liberamente un set di strumenti prestabiliti per realizzare una propria opera astratta, ha messo in discussione il ruolo dell’educatore chiamato a condurre le attività. Proprio perché si tratta di due attività elementari dove il superamento delle regole precostituite e la gioia della scoperta autonoma sono da considerarsi come gli obbiettivi educativi più importanti, l’educatore deve riuscire a fare il necessario passo indietro lasciando che siano le suggestioni ottenute dalla visita della mostra a indicare le soluzioni espressive e a farne emergere di nuove.

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Proposte di laboratorio come queste rappresentano un esempio di come la semplificazione dei passaggi possa garantire lo spazio di libertà necessario al partecipante per esprimere la propria individualità e allo stesso tempo facciano emergere quei limiti (i pochi materiali a disposizione, il rispetto dell’ambiente di lavoro, il tempo prestabilito) che i bambini o i ragazzi possono esplorare con l’obbiettivo di forzarne le logiche attraverso ulteriori soluzioni creative.

“Da Kandinsky a Pollock. La grande arte dei Guggenheim” in 5 capolavori

La mostra Da Kandinsky a Pollock. La grande arte dei Guggenheim, curata da Luca Massimo Barbero, permette un eccezionale confronto tra opere fondamentali di maestri europei dell’arte moderna, insieme a grandi dipinti e sculture di alcune delle maggiori personalità dell’arte americana degli anni cinquanta e sessanta.
Le opere, in prestito dalla collezione Guggenheim di New York e da Venezia e da altri prestigiosi musei internazionali, offrono uno spaccato di quella straordinaria ed entusiasmante stagione dell’arte del Novecento di cui Peggy e Solomon Guggenheim sono stati attori decisivi.

Oggi abbiamo selezionato 5 capolavori fra le opere imperdibili, esposte a Palazzo Strozzi fino al 24 luglio 2016.

Paul Klee, Ritratto di Frau P. nel Sud (Bildnis der Frau P. im Süden)

La vacanza in Sicilia dell’estate del 1924 fornisce a Paul Klee gli spunti per vari acquerelli, nei quali riesce a rendere il colore, la luce e l’atmosfera di una specifica area geografica, mentre delinea alcuni personaggi. Questo ritratto è una bonaria caricatura di due impeccabili signore del nord, con assurdi cappellini del tutto insufficienti a proteggerle dal forte sole mediterraneo. Il colore vivido e caldo, ora denso ora diluito, di consistenza quasi atmosferica è contenuto in contorni graficamente semplificati. La forma a cuore sul petto di Frau P. è un motivo ricorrente nell’opera di Klee, dove, a seconda de casi, rappresenta una bocca, un naso o un busto. Il motivo è considerato dall’artista il tramite tra il mondo organico e quello inorganico, poiché simbolizza forze vitali e nel contempo funge da “forma mediatrice tra il cerchio e il rettangolo”.

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Paul Klee, Ritratto di Frau P. nel Sud (Bildnis der Frau P. im Süden), 1924, Venezia, Collezione Peggy Guggenheim. Foto di Carmelo Guadagno

 

Max Ernst, Il bacio (Le Baiser)

Dalle descrizioni ironicamente cliniche di avvenimenti del periodo dada Max Ernst passa alla celebrazione della sessualità disinibita nelle sue opere surrealiste. Il suo legame e matrimonio con la giovane Marie-Berthe Aurenche nel 1927 gli ispirano probabilmente il soggetto erotico di questo e altri dipinti di quell’anno. Le principali linee che compongono quest’opera possono essere state determinate dalle tracce di una corda lasciata cadere sulla superficie preparatoria, procedimento conforme ai concetti surrealisti sull’importanza degli effetti casuali. Ernst tuttavia usa un sistema reticolare coordinato per riportare le sue configurazioni di corda sulla tela, sottoponendo così questi effetti casuali a una manipolazione consapevole. Il gruppo centrale a forma di piramide e il gesto dell’abbraccio della figura superiore ne Il bacio, hanno suggerito paragoni con composizioni rinascimentali, e in particolar modo con la Madonna e Sant’Anna di Leonardo da Vinci (Musée National du Louvre, Parigi).

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Max Ernst, Il bacio (Le Baiser), 1927, Venezia, Collezione Peggy Guggenheim. Foto di David Heald © Max Ernst, by SIAE 2016

 

Marcel Duchamp, Scatola in una valigia
L.H.O.O.Q. da Boîte-en-valise

Si tratta della prima di un’edizione de luxe di valigette da viaggio (Louis Vuitton), che raccoglie sessantuno riproduzioni di opere di Duchamp. Contiene un “originale”, una dedica a Peggy Guggenheim, che sostiene economicamente Duchamp in questa sua produzione, una miniatura del famoso orinatoio rovesciato, Fontana del 1917, e una riproduzione di un “ready-made rettificato” del 1919 della Gioconda di Leonardo da Vinci, con barba e baffi e l’iscrizione “L.H.O.O.Q.”. La sequenza delle lettere pronunciate in francese formano la frase “elle a chaud au cul”, decorosamente tradotta da Duchamp come “c’è il fuoco là sotto”.

width=A sinistra Marcel Duchamp, L.H.O.O.Q. da Boîte-en-valise. A destra Marcel Duchamp, Scatola in una valigia (Boîte-en-valise), 1941, valigia di pelle contenente copie in miniatura, riproduzioni a colori e una fotografia delle opere dell’artista con aggiunte a matita, acquerello e inchiostro, Venezia, Collezione Peggy Guggenheim. Foto di Sergio Martucci © Succession Marcel Duchamp, by SIAE 2016

 

Jackson Pollock, La donna luna

Paul Jackson Pollock nasce a Cody, Wyoming, il 28 gennaio 1912. Cresciuto tra l’Arizona e la California, nel 1928 inizia gli studi di pittura alla Manual Arts High School di Los Angeles. Nell’autunno del 1930 si reca a New York, dove studia all’Art Students League con Thomas Hart Benton, che lo incoraggerà durante tutto il decennio. Nei primi anni trenta Pollock è ormai a conoscenza delle pitture murali di José Clemente Orozco e Diego Rivera. Sebbene viaggi molto negli Stati Uniti, trascorre la maggior parte del tempo a New York, dove si stabilisce definitivamente nel 1934. Tra il 1935 e il 1942 lavora per il Federal Art Project della Works Progress Administration e nel 1936 partecipa al Workshop di David Alfaro Siqueiros, sempre a New York. Nel 1943 Peggy Guggenheim non solo gli dedica la sua prima personale nella galleria/museo Art of This Century, New York, ma gli offre un contratto che gli permette di dedicarsi esclusivamente alla pittura fino al 1947. Fino a metà anni quaranta si ravvisa in Pollock l’influenza di Pablo Picasso e del Surrealismo. In quegli anni partecipa a diverse mostre di arte surrealista e astratta, tra cui “Natural, Insane, Surrealist Art” ad Art of This Century, nel 1943, e “Abstract and Surrealist Art in America”, allestita da Sidney Janis alla Mortimer Brandt Gallery di New York nel 1944. A metà anni quaranta Pollock dipinge, invece, orami in maniera astratta. Nel 1947 emerge lo stile che lo caratterizzerà, quello del dripping, della pittura fatta colare direttamente sulla tela o schizzata grazie a vari utensili, come mestichini, bastoncini, lame. Nell’autunno del 1945 sposa Lee Krasner e si stabilisce a Springs, East Hampton, nei pressi di New York. Nel 1950 Peggy Guggenheim organizza la sua prima personale in Europa, al Museo Correr di Venezia. Nel 1952 ha luogo la sua prima retrospettiva al Bennington College, nel Vermont, organizzata da Clement Greenberg. Partecipa a diverse collettive tra cui, a partire dal 1946, quelle annuali al Whitney Museum of American Art di New York e, nel 1950, alla Biennale di Venezia.

Nonostante sia famoso in tutto mondo e le sue opere vengano esposte in molti paesi, Pollock non viaggerà mai al di fuori degli Stati Uniti. Muore in un incidente automobilistico a Springs l’11 agosto 1956. Come altri membri della New York School Jackson Pollock risente, nei suoi primi lavori, dell’influenza di Joan Miró e Pablo Picasso e fa proprio il concetto surrealista dell’inconscio come fonte d’arte. Alla fine degli anni ’30 Pollock introduce un linguaggio figurativo basato su figure totemiche o mitiche, segni ideografici e ritualismi interpretati come referenti di esperienze rimosse e memorie culturali della psiche. La donna luna rimanda all’impianto cromatico e alla composizione di Picasso. Il soggetto della donna luna, ricorrente in diversi disegni e dipinti dei primi anni ’40, può essere stato ispirato a Pollock da fonti diverse. In questo periodo molti artisti, tra cui gli amici William Baziotes e Robert Motherwell, sono influenzati dalle immagini elusive e allucinatorie di Charles Baudelaire e dei simbolisti francesi. Nel brano “Benefizi della luna”, nello “Spleen di Parigi”, Baudelaire si rivolge al “riflesso della temibile Divinità, fatidica madrina, nutrice venefica di tutti quanti i lunatici”. È possibile che Pollock conoscesse la poesia, ma è più verosimile che fosse pervaso dall’interesse per Baudelaire e i simbolisti, intenso in quel periodo.

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Jackson Pollock, La donna luna (The Moon Woman), 1942, Venezia, Collezione Peggy Guggenheim. Foto di David Heald © Pollock-Krasner Foundation / Artists Rights Society, ARS, New York, by SIAE 2016

Alexander Calder, Luna gialla
Nell’autunno 1931 Calder crea i primi oggetti cinetici, o mobile, dotati di motori elettrici. Presto si rende conto che le sculture potevano muoversi da sole. In questo caso l’opera, sensibile alle correnti d’aria, oscilla spontaneamente. Secondo Calder “un mobile è una poesia che la gioia di vivere e la sorpresa fanno danzare”. Realizzato interamente a mano dall’artista, Luna gialla evoca uno spazio lontano, con stelle e pianeti orbitanti, dove la luna gialla controbilancia il cerchio rosso, probabile simbolo di un sole caldo. È probabile che sia stato ispirato da una visione commovente, su orizzonti contrapposti, di un sole nascente e una luna piena calante, cui Calder assiste su una nave mercantile al largo del Guatemala, nel 1922.

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Alexander Calder, Luna gialla, 1966, Venezia, Fondazione Solomon R. Guggenheim, Collezione Hannelore B. e Rudolph B. Schulhof, lascito Hannelore B. Schulhof, 2012. Foto di David Heald © Calder Foundation New-York, by SIAE 2016

Fonte: www.guggenheim-venice.it