Bill Viola. Rinascimento elettronico e le opere dei grandi maestri del passato

In occasione della mostra Bill Viola. Rinascimento elettronico, nella cornice rinascimentale di Palazzo Strozzi, si crea uno straordinario dialogo tra antico e contemporaneo, attraverso un inedito confronto diretto delle opere di Viola con quei capolavori di grandi maestri del passato che sono stati per lui fonte di ispirazione e ne hanno segnato l’evoluzione del linguaggio.

Oltre al confronto fra The Greeting e la Visitazione del Pontormo che lo ha ispirato e di cui abbiamo parlato nel precedente articolo, in mostra, per la prima volta, si potrà vedere dal vivo l’accostamento di Emergence con il Cristo in pietà di Masolino da Panicale che il video cita letteralmente.
Emergence, con altri tre video presenti in mostra, appartiene alla serie “The Passions” (2000-2002), alla quale Bill cominciò a lavorare durante un periodo di ricerca al Getty Research Institute di Los Angeles diretto da Salvatore Settis, nel 1998. Qui l’artista lavorò per un anno alla rappresentazione delle passioni e delle sofferenze umane studiando assieme ad un gruppo di storici dell’arte ed accademici e osservando le opere della collezione.

width=La sala della mostra Bill Viola. Rinascimento elettronico (Palazzo Strozzi, 10 marzo-23 luglio 2017) che espone il Cristo in pietà di Masolino da Panicale a confronto con The Emergence di Bill Viola. Foto Alessandro Moggi.

“The Passions” è collegata all’arte antica nei temi e nei formati. Ad esempio, Catherine’s Room è una vera e propria “video-predella” – ispirata da un’opera del pittore tardogotico senese Andrea di Bartolo, Caterina da Siena e quattro beate domenicane (Venezia, Gallerie dell’Accademia) – in cui la rappresentazione di gesti e azioni quotidiani all’interno della ripetuta scatola spaziale evoca l’inesorabile scorrere della vita dei personaggi femminili. La confidenza di Bill con l’arte senese risale a un soggiorno a Siena nel 1977. Spese molto tempo nella Pinacoteca Nazionale, dove conobbe i maestri senesi del Trecento e Quattrocento, sui quali afferma:

«Duccio, Lorenzetti, Giovanni di Paolo, il Maestro dell’Osservanza – tutti artisti molto diversi dai grandi nomi dell’arte fiorentina. La loro opera era in parte medievale, in parte rinascimentale, e rifuggiva dal realismo fotografico del metodo ottico in favore di una geometria soggettiva improntata sulle sensazioni e su una profonda spiritualità»
(Bill Viola intervistato da John G. Hanhardt).

width=width=Sopra Caterina da Siena fra quattro beate domenicane (Giovanna da Firenze, Vanna da Orvieto, Margherita da Città di Castello, Daniela da Orvieto) e scene delle vite di Andrea di Bartolo, 1394-1398 circa, Venezia, Gallerie dell’Accademia. Sotto Catherine’s Room di Bill Viola, 2001, Courtesy Bill Viola Studio.

L’ispirazione iniziale per Emergence non scaturì direttamente da un rimando a una tradizione iconografica “alta”. La prima idea era rappresentare semplicemente una donna in atto di sorreggere un uomo. Sarà soltanto in seguito, sfogliando libri su Masaccio e Masolino da Panicale, che incontrò una tavola a colori rappresentante l’affresco staccato di Empoli. L’artista ne fece uno schizzo e ripose il libro sullo scaffale: non era e non è mai stata sua intenzione “rifare” le opere antiche. Un giorno una foto di cronaca, in cui due donne tiravano fuori da un pozzo il cadavere di un uomo, gli fece tornare alla mente l’opera di Masolino: ne nacque una grande produzione con attori e macchine sceniche, dove la forma di un sepolcro rinascimentale si fondeva con quella di un pozzo; la presenza dell’acqua portava così un simbolo di vita in quell’immagine di morte, alludendo cristianamente alla Resurrezione. Bill scelse una delle sue attrici più collaudate e altri due performer più giovani, che in seguito avrebbero lavorato con lui nel monumentale ciclo Going Forth By Day (2002). Il ruolo dell’attore – un atletico trapezista – fu particolarmente gravoso: dovette passare molto tempo sott’acqua ed usare tutte le sue doti fisiche per riemergere in posizione rigida e ieratica da quel seppellimento all’inverso. Secondo Bill, questa scena:

«Al nostro occhio contemporaneo, sembra un annegamento; per il mio occhio interiore si tratta di ostetricia. Simili immagini hanno vita propria perché sono libere ed autonome» (Going Forth By Day, 2002).

width=A sinistra Emergence di Bill Viola, 2002, Courtesy Bill Viola Studio. A destra il Cristo in pietà di Masolino da Panicale (dettaglio), 1424, Empoli, Museo della Collegiata di Sant’Andrea.

La nostra selezione di opere include due lavori appartenenti alla serie Going Forth By Day. Si tratta di un’installazione “architettonica”, di notevoli dimensioni, composta da cinque grandi video proiettati su quattro pareti, creando un’esperienza spaziale totalizzante che Bill ha assimilato ai grandi cicli affrescati della tradizione centro-italiana, da Giotto a Luca Signorelli.
La scena più spettacolare di tutta la serie è probabilmente The Deluge, dove assistiamo all’esplosione di acqua che travolge una pura architettura classica ripresa frontalmente, spazzando via la quotidianità di una scena urbana popolata da varie persone diversamente affaccendate. A parte il dichiarato raffronto con l’ingarbugliato Giudizio universale di Signorelli a Orvieto, il repertorio visivo che sta dietro ad una tale invenzione affonda le sue radici nelle grandi scene “catastrofiche” della tradizione pittorica italiana, conosciute da Bill nelle sue peregrinazioni nel patrimonio delle chiese e dei musei fiorentini. Tra queste spicca, come capolavoro assoluto, l’affresco dipinto da Paolo Uccello per il Chiostro Verde di Santa Maria Novella che, con la sua monocromia, la geometrica architettura “metafisica” e i personaggi travolti dalle acque che non smettono di azzuffarsi, appare indiscutibilmente come l’antenato quattrocentesco del video di The Deluge.

width=La sala della mostra Bill Viola. Rinascimento elettronico (Palazzo Strozzi, 10 marzo-23 luglio 2017) che espone Il Diluvio universale e recessione delle acque di Paolo Uccello a confronto con The Deluge di Bill Viola. Foto Alessandro Moggi.

Going Forth By Day è un epico “video-affresco” in cui Bill ha realizzato la sua composizione sin nei minimi dettagli cecando di catturare gli ideali storico-artistici creando, per rubare la definizione a John G. Hanhardt, un «Umanesimo del nostro tempo».
A questo concetto si rifanno anche le opere più recenti, come il dittico proiettato su grandi lastre di granito nero Man Searching for Immortality/Woman Searching for Eternity.
Il dittico si ispira, alla sensuale rappresentazione dei giovani corpi nudi di Adamo ed Eva, tipica della iconografia düreriana. Durante una illuminante visita al Prado nel 1984, resa celebre nei suoi racconti, Bill rimase particolarmente colpito da Adamo ed Eva di Albrecht Dürer; e quest’impressione decantò nella sua mente per una trentina d’anni, fino alla realizzazione di quest’opera in cui due anziani personaggi indagano alla luce di una torcia i loro corpi in disfacimento come in una vanitas contemporanea. Due belle tavole di Lukas Cranach ispirate a Dürer sono esposte vicine alla videoinstallazione.

Arturo Galansino
Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi e curatore della mostra

width=Sopra Man Searching for Immortality/Woman Searching for Eternity di Bill Viola ed Adamo ed Eva di Lukas Cranach, esposti a Palazzo Strozzi. Foto Alessandro Moggi.

Maggiori informazioni sulla mostra Bill Viola. Rinascimento elettronico

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Guttuso trascende la Crocifissione in un capoletto

«Il committente vuole una Crocifissione da mettere in capo al letto. Come farà a tenere sospesa sui suoi sogni la scena di un supplizio? Questo è tempo di guerra e di massacri: gas, forche, decapitazioni, voglio dipingere questo supplizio del Cristo come una scena di oggi. Non certo nel senso che Cristo muore ogni giorno sulla croce per i nostri peccati, ma come simbolo di tutti coloro che subiscono oltraggio, carcere, supplizio per le loro idee».

width=Renato Guttuso, Crocifissione, 1940-1941, Roma, GNAM – Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea

Francia e Giappone

L’Angelus, preghiera che ricorda il saluto dell’angelo a Maria durante l’Annunciazione, già dal Trecento invitava i fedeli – con tre rintocchi brevi della campana della chiesa, seguiti da uno più lungo – al mattino, a mezzogiorno e alla sera alla recita dell’Ave Maria. Attraverso il suono delle campane il rito liturgico pervadeva la vita quotidiana, come attesta il poetico dipinto di Millet. E che la necessità di una pausa nel lavoro per un momento di raccoglimento sia universale, lo attesta l’attenzione del mondo giapponese per questo quadro: il Yamanashi Prefectural Museum of Art, accoglie infatti, oltre a opere di Millet, un video sull’Angelus.

width=Jean-François Millet, Angelus, 1857-1859, Parigi, Musée d’Orsay

Cento metri e un secolo e mezzo

Tra il numero 14 di via delle Belle Donne e Palazzo Strozzi la distanza è brevissima: un centinaio di metri appena. Nel suo studio posto proprio in via delle Belle Donne, Ciseri ha dipinto i Maccabei, l’imponente tela che accoglie i visitatori nella prima sala della mostra. Quello stesso studio alla fine del Settecento aveva ospitato Elisabeth Vigée Le Brun e, tra il 1820 e il 1824 Jean Auguste Dominique Ingres. Una lapide sulla facciata ricorda la presenza di Ciseri che, nel 1863, alla fine della lunga gestazione dei Maccabei, vi espose l’opera al pubblico con grande successo. Dal 1° agosto 1863 la tela è al terzo altare della chiesa fiorentina di Santa Felicita, ma – dopo un attento restauro – è adesso tornata per qualche mese vicino al luogo della sua creazione.

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Dettaglio in alto: targa via delle Belle Donne 14, Firenze; dettaglio in basso: Antonio Ciseri, I Maccabei, 1857-1863, Firenze, Chiesa di Santa Felicita

“L’eremita che conosceva a memoria l’orario dei treni”, ma anche l’arte fiorentina

Gustave Moreau – “l’eremita che conosceva a memoria l’orario dei treni” secondo Degas – fu spesso a Firenze. L’attenzione con cui frequentava i musei è dimostrata dallo sguardo ieratico del santo che è ricordo dei primitivi italiani, dalla selva di lance e dal cavallo che rinviano all’episodio della Battaglia di San Romano di Paolo Uccello conservata agli Uffizi, dalla figura di soldato a destra che è citazione – rovesciata – della figura del re nei Diecimila martiri del Pontormo alla Galleria Palatina di Palazzo Pitti.

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A sinistra: Gustave Moreau, San Sebastiano, 1870-1875 o 1890 circa, Parigi, Musée Gustave Moreau. Dettaglio in alto: Paolo Uccello, Battaglia di San RomanoDisarcionamento di Bernardino della Ciarda, 1438, Firenze, Galleria degli Uffizi. Dettaglio in basso: Jacopo Pontormo, Diecimila martiri, 1529-1530, Firenze, Palazzo Pitti, Galleria Palatina. 

Un angelo scarmigliato

Può il pittore Glyn Warren Philpot (Londra 1884-1937) per il suo Angelo dell’Annunciazione del 1925 non aver guardato allo scarmigliato Davide con la testa di Golia di Tanzio conservato alla Pinacoteca civica di Varallo, che risale al 1625, precisamente trecento anni prima? Un angelo acrobatico, e vagamente inquietante, che fa pensare anche a Lotto, Pontormo o Rosso Fiorentino, ma quel muscoloso braccio nudo che fende il quadro, quei riccioli biondi, quel volto triangolare, fanno presumere che il pittore inglese abbia conosciuto il capolavoro di Tanzio da Varallo.

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A sinistra: Tanzio da Varallo, Davide e Golia, 1625 circa, Varallo, Pinacoteca civica.     A destra: Glyn Warren Philpot, L’angelo dell’Annunciazione, 1925, Brighton and Hove, Royal Pavilion & Museums

Van Gogh e la litografia rovinata

Dall’ospedale psichiatrico Saint-Paul presso Saint-Remy Van Gogh scrive al fratello Theo: «mi è successa una disgrazia; quella litografia di Delacroix, la Pietà, con altre tavole era caduta nell’olio e nella pittura e si era rovinata. […] Ne ho fatto una copia che credo sia sentita». L’immagine, trattandosi di un’incisione, è rovesciata rispetto al piccolo dipinto di Delacroix oggi a Oslo, e Van Gogh reinterpreta il bianco e nero utilizzando una gamma cromatica ridotta agli azzurri, grigi e gialli. Al Cristo morto Vincent ha dato i propri tratti: un Gesù dai capelli rossi e dalla barba corta che è l’immagine interiore della Passione, espressione della sofferenza dell’artista stesso.

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A sinistra: Vincent van Gogh, Pietà (da Delacroix), 1889 circa, Città del Vaticano, Musei Vaticani, Collezione d’Arte Contemporanea. A destra: Eugène Delacroix, Pietà, 1850 circa, Oslo, Nasjonalgalleriet

 

Focus a cura di Ludovica Sebregondi, curatrice della mostra e della Fondazione Palazzo Strozzi

Bellezza divina tra Van Gogh, Chagall e Fontana: www.palazzostrozzi.org/bellezzadivina