Utopie Radicali. Oltre l’architettura

Utopie Radicali. Oltre l’architettura: Firenze 1966-1976 presenta per la prima volta insieme tutti gli architetti radicali di Firenze, a mezzo secolo di distanza dalla loro nascita e diffusione tra 1966 e 1976. Questa generazione di artisti, inizialmente studenti legati principalmente alla facoltà di Architettura di Firenze, è la prima in Italia a portare avanti una nuova visione della disciplina architettonica, alla ricerca di un inedito connubio tra l’utopia architettonica e la ricerca basata sulle tecnologie più avanzate. width=
In diverse occasioni l’attività espositiva di Palazzo Strozzi ha toccato il tema della Firenze del dopoguerra
, un periodo in cui la nostra città era culturalmente vivacissima e contraddittoria. Nella mostra del 2016 su La grande arte dei Guggenheim, abbiamo visto come in Strozzina, nel 1949, venne presentata quasi in anteprima per l’Italia la collezione di Peggy Guggenheim, e come questa venne accolta con perplessità e ironia dalla gran parte dei fiorentini. Con la stessa circospezione, negli anni Settanta, il mondo culturale locale guardò all’esperienza di art/tapes/22, l’innovativo centro di video arte che portò in città molti artisti di calibro internazionale, tra cui il giovanissimo Bill Viola, come abbiamo raccontato nell’appena conclusa mostra Bill Viola. Rinascimento elettronico.

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Queste due recenti esposizioni di Strozzi hanno rappresentato un ottimo preambolo per calarsi nell’atmosfera rievocata da Utopie Radicali.
Il movimento dell’architettura radicale nasce nella Facoltà fiorentina in quel 1966 segnato in città dal disastro dell’alluvione, da cui si è ripartiti per una riconsiderazione degli spazi urbani, e ha incontrato le provocazioni e il fermento del Sessantotto. In quelle aule, straordinario laboratorio ideale, è maturata una tendenza che, non solo in Europa, aveva già manifestato la necessità di un ripensamento della disciplina architettonica, che venne riformulata dando origine a un’architettura “spontanea” anche attraverso ironici happening che volevano, anche politicamente, riappropriarsi degli spazi pubblici.

Il pensiero critico dell’utopia radicale non è stato fenomeno locale, essendosi disseminato in ambito internazionale e diventando promotore dell’abbattimento delle frontiere disciplinari grazie a connessioni tra arti visive, musica e letteratura. Il movimento si è inoltre sviluppato in maniera spontanea, in un “ordinato disordine”, in una “ribellione pensata”, derivati dalla volontà di cancellare il passato e riformulare il presente.

width=width=Vedute della mostra Utopie Radicali


La mostra fornisce la possibilità di riconsiderare personaggi e azioni che hanno caratterizzato un’epoca in cui Firenze si confrontava col panorama internazionale non solo in ambito architettonico, ma anche artistico e politico
. Utopie Radicali costituisce una straordinaria occasione, attraverso l’Osservatorio per le Arti Contemporanee, di una stretta collaborazione con la Fondazione CR Firenze, cui siamo legati in un progetto che vuol fare sempre più di Firenze una moderna capitale culturale. Una collaborazione allargata al Comune nella condivisione della volontà di riscoperta del passato recente della città, così importante anche per le più aggiornate esperienze internazionali che da quel periodo traggono ispirazione.

width=width=Vedute della mostra Utopie Radicali

 

La Fondazione Palazzo Strozzi desidera perciò ringraziare i curatori Pino Brugellis, Gianni Pettena, Alberto Salvadori, e con loro Elisabetta Trincherini, per aver pensato a una mostra in grado di interessare un pubblico differenziato e anche di sollecitare nuovi dibattiti.

Arturo Galansino
Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi

width=Installazione della serie Urboeffimeri del gruppo UFO nel cortile di Palazzo Strozzi

 

La mostra Utopie Radicali è promossa e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi, Fondazione CR Firenze e Osservatorio per le Arti Contemporanee. Con il supporto di Comune di Firenze, Camera di Commercio di Firenze, Associazione Partners Palazzo Strozzi e Regione Toscana e con la collaborazione scientifica di CCA-Centre Canadien d’Architecture. Con la partecipazione di Gervasi S.p.A e Mercato Centrale Firenze.

Foto Dario Lasagni

Il Fuorimostra del Cinquecento a Firenze e in Toscana

Dal 21 settembre 2017 al 21 gennaio 2018 Palazzo Strozzi ospita Il Cinquecento a Firenze, una straordinaria mostra che celebra l’arte fiorentina del XVI secolo tra “maniera moderna” e controriforma, sacro e profano, attraverso oltre settanta dipinti e sculture tra cui capolavori assoluti di Michelangelo, Andrea del Sarto, Giorgio Vasari, Santi di Tito, Alessandro Allori, Giambologna, provenienti dall’Italia e dall’estero, molti dei quali restaurati per l’occasione ed esposti a confronto per la prima volta insieme, come le tre Deposizioni di Pontormo, Rosso Fiorentino e Bronzino.

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Al fine di esaltare la fondamentale rete di collaborazioni con musei e istituzioni del territorio e la collaborazione con la Direzione Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno, Palazzo Strozzi propone il FUORIMOSTRA del Cinquecento a Firenze e in Toscana: un ampio itinerario tra luoghi di Firenze e della Toscana che si pone l’obiettivo di valorizzare mete e beni del territorio e celebrare una stagione unica per la storia dell’arte. Un periodo segnato dalle grandi imprese volute da Francesco I de’ Medici, il più geniale rappresentante del mecenatismo di corte in Europa, e dalle straordinarie commissioni destinate ad ambienti ecclesiastici a seguito delle nuove norme stabilite dal concilio di Trento.
width=Veduta della cappella privata della duchessa Eleonora di Toledo a Palazzo Vecchio

L’esposizione trova così una diretta prosecuzione in diversi luoghi di Firenze e della Toscana, in musei e istituzioni fiorentini fra i quali la Basilica della Santissima Annunziata, la Basilica di San Marco, la Basilica di Santa Croce, la Basilica e il complesso di Santa Maria Novella, il Museo di Palazzo Vecchio e le Gallerie degli Uffizi a Firenze, ma anche con le città di Arezzo, Prato e Volterra, permettendo la creazione di specifiche collaborazioni culturali con l’obiettivo di valorizzare luoghi quali ad esempio la Casa Museo Ivan Bruschi, la Chiesa e convento dei Santi Vincenzo Ferrer e Caterina de’ Ricci e la Pinacoteca e Museo civico di Volterra.

width=Veduta della Tribuna degli Uffizi
width=Veduta della Pinacoteca e del Museo civico di Volterra

Il FUORIMOSTRA del Cinquecento a Firenze e in Toscana (sempre scaricabile e gratuito) vi condurrà, grazie a una guida e a una mappa, in un itinerario con cui scoprire e approfondire l’arte di questo periodo.

Scarica lo speciale Fuorimostra
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Utopie Radicali
Gli artisti in mostra

Dal 20 ottobre 2017 al 21 gennaio 2018 gli spazi della Strozzina di Palazzo Strozzi ospitano Utopie Radicali, la mostra che celebra la straordinaria stagione creativa fiorentina del movimento radicale tra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento.

In un caleidoscopico dialogo tra oggetti di design, video, installazioni, performance e narrazioni il percorso riunisce per la prima volta le opere visionarie di gruppi e personalità quali Archizoom, Remo Buti, 9999, Gianni Pettena, Superstudio, UFO e Zziggurat.


ARCHIZOOM

Il gruppo fondato a Firenze nel 1966 da Andrea Branzi, Gilberto Corretti, Paolo Daganello e Massimo Morozzi (ai quali si aggiungono nel ’68, Lucia e Dario Bartolini) partecipa alla “Global Tools” e prima si afferma per la ricerca di un’architettura improntata ad analizzare e migliorare il territorio e la società mediante una relazione diretta con essi. I molteplici progetti, spesso provocatori, da loro ideati, oltre a essere stati ispirazione per architetti e designer, sono diventati iconici manifesti dell’arte italiana degli anni ’70 e lo sono ancora oggi. Fondamentale apporto al dibattito teorico del movimento Radicale è stato dato da tutto il gruppo e in particolare dalle Radical Notes di Andrea Branzi su «Casabella».

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Archizoom Associati, Safari, 1968, Firenze, Centro Studi Poltronova

 

REMO BUTI

Artigiano e ceramista prima ancora di laurearsi in architettura, è stato tra i più innovativi docenti dell’università di Architettura di Firenze dove tiene il corso di Arredamento e Architettura degli Interni facendosi portavoce della “liberazione della fantasia contro la tirannia del sistema economico”. Con altri radicali, è tra i fondatori della contro-scuola di design “Global Tools”. Parallelamente all’attività di docenza, la più amata, si afferma professionalmente vincendo numerosi premi Internazionali di urbanistica, architettura e design. È presente alle Biennali di Venezia e Triennali di Milano grazie alle sue ricerche progettuali dalla spiccata componente visiva e comunicativa.

width=Remo Buti, Piatti di Architettura, 1962-1975, Firenze, Collezione Remo Buti

 

GIANNI PETTENA

Architetto, artista e critico, professore di Storia dell’Architettura Contemporanea all’Università di Firenze e di Progettazione alla California State University, co-fondatore della“Global Tools”. Il suo lavoro ha assunto la forma di progetti di design, d’architettura, d’installazioni museali e performances. Non rinnega la formazione di architetto ma è da sempre convinto della necessità di ripensare il significato della disciplina. Fin dagli anni Sessanta si avvicina più degli altri radicali alla concettualità della ricerca radicale austriaca preferendo gli strumenti e i linguaggi delle arti visive a quelli della progettazione architettonica.

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Gianni Pettena, Rumble Sofa, 1966, Collezione privata

 

SUPERSTUDIO

Il gruppo fondato a Firenze nel 1967 da Adolfo Natalini, Cristiano Toraldo di Francia, Roberto Magris, Piero Frassinelli, Alessandro Magris e Alessandro Poli (che fa parte del gruppo dal 1970 al ’72) ha svolto attività di ricerca teorica sulla progettazione, ha lavorato nel campo dell’architettura e del design con allestimenti, costruzioni, mobili e oggetti e ha partecipato alla fondazione della “Global Tools”. Ha prodotto progetti utopici sugli atti ‘fondamentali’ alla ricerca di una rifondazione filosofica e antropologica dell’architettura.

 

width=Superstudio, Bazaar, 1968, Casalguidi (Pistoia), Giovannetti Collezioni


UFO

Il gruppo fondato nel 1967, all’interno dell’Università di Architettura di Firenze, da Lapo Binazzi, Riccardo Foresi, Titti (Vittorio) Maschietto, Carlo Bachi, Patrizia Cammeo e Sandro Gioli (1967-1968) ha operato una spettacolarizzazione dell’architettura nel tentativo di trasformarla in evento, azione di “guerriglia” urbana e ambientale. In questo ambito nascono gli Urboeffimeri (1968), architetture gonfiabili in scala reale calate sul centro storico della città. Gli oggetti e il design d’interni sono caratterizzati da una vena pop che rivela tutta l’ironia nei confronti del design convenzionale.

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UFO, Urboeffimero 6, Piazza del Duomo, 1968, Firenze, Archivio UFO di Lapo Binazzi

 

9999

Il gruppo nasce a Firenze nel ’68 inizialmente composto da Paolo Coggiola, Andrea Gigli, Giovanni Sani, Mario Preti, Paolo Galli, Fabrizio Fiumi, Paolo Caldini, si chiamano 1999. Nel ’71 Coggiola, Preti, Sani e Gigli ne escono ed entra il fotografo Giorgio Birelli. Nell’estate del ’68 il gruppo aveva inaugurato il proprio studio, spazio di progettazione e ideazione sulla collina di Marignolle, il 25 settembre di quell’anno ha luogo l’Happening Progettuale su Ponte Vecchio, intervento urbano di reinterpretazione di un luogo fortemente connotato. Nel ’69 viene progettato lo Space Electronic, spazio libero e autogestito direttamente dal gruppo nel quale si susseguono manifestazioni sperimentali, performance teatrali e concerti. Nel ’72 con il progetto della Casa-Orto partecipano alla mostra al MoMA Italy the New Domestic Landscape.

width=9999, Meeting tra Mao e Nixon a Graz, 1971 San Casciano Val di Pesa (Firenze), Archivio 9999

 

ZZIGGURAT

Il gruppo si costituisce nel 1969 grazie alla collaborazione di Alberto Breschi, Giuliano Fiorenzuoli e Roberto Pecchioli. Il lavoro di Zziggurat si caratterizza per l’interesse predominante nei confronti dell’architettura, della sua dimensione urbana, dei suoi strumenti espressivi e comunicativi, filtrati dalle esperienze dell’arte. In quest’ottica partecipano a concorsi e mostre tra cui Triennale di Milano (’73) e Biennale di Venezia (’78). Nel 1971 il gruppo partecipa al seminario Vita, morte e miracoli dell’architettura organizzato all’interno dello Space Electronic e nel ’73 fa parte dei fondatori della “Global Tools”. Zziggurat pur partendo da astrazioni utopiche ha nel progetto realmente costruito e permanente l’obiettivo principale del suo operare.

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Zziggurat, Alberto Breschi, Roberto Pecchioli, La città di foglie, 1972, Firenze, Archivio Alberto Breschi

 

Scopri la mostra e gli eventi legati a Utopie Radicali, a Palazzo Strozzi fino al 21 gennaio 2018.
La mostra è prodotta e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi, Fondazione CR Firenze e Osservatorio per le Arti Contemporanee.

Il Cinquecento a Firenze. Un viaggio attraverso l’arte e la cultura

Non è la prima volta che Palazzo Strozzi ospita una mostra sul Cinquecento fiorentino: nel 1940 proprio una “Mostra del Cinquecento toscano” inaugurò l’utilizzo del palazzo, appena venduto dalla famiglia Strozzi, come spazio espositivo.

Più recentemente, le due epocali rassegne sul Bronzino, nel 2010, e sul Pontormo e il Rosso Fiorentino, nel 2014, hanno contribuito ad affermare il prestigio internazionale della nostra istituzione.

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La mostra odierna vuole essere continuazione e conclusione dello straordinario viaggio attraverso l’arte e la cultura a Firenze cominciato con le due esposizioni appena citate e chiudere così una ideale trilogia sulla “maniera” fiorentina a cura di Antonio Natali e Carlo Falciani.

Il percorso parte con confronti tra capolavori assoluti, opere che non si era riusciti a ottenere in prestito nelle precedenti esposizioni, come quello tra la Pietà di Luco di Andrea del Sarto e il Dio fluviale di Michelangelo o quello triplo, letteralmente “da manuale”, che vede protagonisti la visionaria Deposizione dalla croce del Rosso Fiorentino, l’allucinata Deposizione del Pontormo e la raffinatissima Deposizione del Bronzino, tornata “a casa” per quest’occasione dopo che Cosimo I la donò a Nicolas Perrenot de Granvelle, segretario dell’imperatore Carlo V: dialoghi irripetibili che trovano in Palazzo Strozzi il perfetto scenario in cui compiersi.

La mostra continua percorrendo tutto il XVI secolo in modo grandioso ed emozionante senza soluzione di continuità, alternando capolavori dei più grandi maestri a quelli di artisti forse meno noti al grande pubblico ma sempre di un tenore qualitativo altissimo, fornendo perciò il contesto ideale per l’apprezzamento storico di questo splendente autunno del Rinascimento.width=Il Compianto su Cristo morto (Pietà di Luco) di Andrea del Sarto, esposto insieme al Dio fluviale di Michelangelo

width=Veduta della sala della mostra che espone le tre Deposizioni a confronto

 

Gli oltre settanta dipinti e sculture esposti provengono da musei internazionali e da importanti collezioni private: un’opportunità quindi per vedere riuniti capolavori raramente accessibili. Inoltre, numerose grandi pale d’altare, abitualmente ospitate da chiese toscane e non solo, trovano in mostra un’occasione per essere riportate a nuova vita, attraverso una campagna di restauri senza precedenti per Palazzo Strozzi: esempio di come la nostra attività espositiva, oltre a portare sul territorio un notevole impatto economico prodotto dalle nostre mostre e dalle collaborazioni e sinergie messe in atto, arricchisca anche il nostro patrimonio artistico.

width=Veduta della sala della mostra a Palazzo Strozzi dedicata agli Altari della controriforma. Molte delle opere esposte sono state restaurate per l’occasione.

 

Dopo i grandi successi ottenuti portando a Firenze la grande arte contemporanea, Palazzo Strozzi si riaccosta oggi al passato, ma con un approccio nuovo e sperimentale: non solo per celebrare Firenze e la sua grande storia, ma anche per riscoprire una generazione di artisti e un periodo storico che rappresenta un riferimento per una riflessione sul mecenatismo, sul rapporto tra arte e potere e su quello tra sacro e profano, alla luce delle nuove istanze tridentine che portarono a una profonda rimeditazione dei modelli e degli insegnamenti dei grandi maestri di inizio Cinquecento.

“Il Cinquecento a Firenze” rappresenta perciò un’opportunità speciale per celebrare il ruolo di Palazzo Strozzi come piattaforma d’eccellenza per l’arte e la cultura, volta all’innovazione, tra passato e presente, e alla valorizzazione del patrimonio storico artistico.

Arturo Galansino
Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozziwidth=

Dieci motivi per visitare Il Cinquecento a Firenze

Primi giorni di apertura per Il Cinquecento a Firenze. Tra Michelangelo, Pontormo e Giambologna, a Palazzo Strozzi fino al 21 gennaio 2018.
Una straordinaria mostra dedicata all’arte del Cinquecento a Firenze che mette in dialogo oltre settanta opere di artisti come Michelangelo, Bronzino, Giorgio Vasari, Rosso Fiorentino, Pontormo, Santi di Tito, Giambologna, Bartolomeo Ammannati. La celabrazione di una eccezionale epoca culturale, tra “maniera moderna” e controriforma, tra la commitenza dei Medici e della Chiesa.

Fra le tante ragioni per visitare Il Cinquecento a Firenze, ci siamo divertiti a selezionare i dieci motivi che rendono questa mostra davvero imperdibile.

 

1. Le tre Deposizioni di Pontormo, Rosso Fiorentino e Bronzino riunite per la prima volta nella storia.

width=Veduta della sala della mostra che espone le tre Deposizioni a confronto

 

2. L’ampio ventaglio di pittori e scultori che rappresentano l’intero secolo.

3. Il Cristo deposto del Bronzino proveniente da Besançon: la tavola, collocata nella Cappella di Eleonora di Toledo di Palazzo Vecchio nell’estate del 1545, fu inviata in dono in Francia nel settembre dello stesso anno e da allora non è più tornata a Firenze.

width=Bronzino, Cristo deposto, 1543-1545 circa, Besançon, Musée des Beaux-Arts et d’Archéologie

 

4. Il Dio fluviale di Michelangelo che col restauro ha recuperato la cromia chiara evocatrice del marmo.

width=Michelangelo Buonarroti, Dio fluviale, 1526-1527 circa, Firenze, Accademia delle Arti del Disegno (in deposito presso Museo di Casa Buonarroti)

 

5. Le pale d’altare più significative del secondo Cinquecento riunite per la prima volta in una rassegna a seguito di eccezionali restauri.

6. Le opere più belle di Santi di Tito, uno degli artisti da riscoprire in quelle virtù poetiche che ne fanno uno dei più grandi del Cinquecento.

7. La sala delle Allegorie come esempio altissimo di pittura profana.

width=Veduta della sala dedicata alle Allegorie e ai Miti a Palazzo Strozzi

 

8. Venere e Amore di Alessandro Allori, uno dei vertici della pittura profana del secondo Cinquecento.

9. La Fata Morgana di Giambologna, proveniente dal parco della villa del committente e mecenate Bernardo Vecchietti e ora in collezione privata.

width=Giambologna, Fata Morgana, 1572, Collezione privata, Courtesy of Patricia Wengraf Ltd.

 

10. L’ultima pala dipinta dal Bronzino mai esposta finora e quasi ignota, che è stata restaurata per l’occasione.

width=Veduta di una sala della mostra a Palazzo Strozzi, sulla parete di fondo l’Immacolata Concezione di Bronzino

 

Il Cinquecento a Firenze vi aspetta a Palazzo Strozzi fino al 21 gennaio 2018, siete tutti invitati a condividere con noi i vostri personali motivi per visitare (o per non visitare) questa mostra irripetibile.

Aspettando Il Cinquecento a Firenze

Manca pochissimo all’apertura della mostra Il Cinquecento a Firenze. Tra Michelangelo, Pontormo e Giambologna, una straordinaria mostra dedicata all’arte del Cinquecento a Firenze, espressione di una stagione unica per la storia dell’arte.

L’esposizione, che aprirà le sue porte al pubblico da giovedì 21 settembre a Palazzo Strozzi, comprenderà oltre 70 tra dipinti e sculture, per un totale di 41 artisti, grazie a una fondamentale rete di collaborazioni creata sia con musei e istituzioni del territorio che a livello internazionale.

width=Nelle sale di Palazzo Strozzi si troveranno a dialogare, in un percorso cronologico e tematico tra “maniera moderna” e controriforma, opere sacre e profane dei grandi maestri del secolo come Michelangelo, Pontormo e Rosso Fiorentino, ma anche di pittori quali Giorgio Vasari, Jacopo Zucchi, Giovanni Stradano, Girolamo Macchietti, Mirabello Cavalori e Santi di Tito e scultori come Giambologna e Bartolomeo Ammannati.
Artisti capaci di giocare su più registri espressivi – dall’ispirazione religiosa alle passioni comuni – mediando la propria formazione, avvenuta sui grandi maestri d’inizio secolo, con le istanze di un mondo che affrontava un complesso cambiamento verso una nuova visione sia della natura sia dell’espressione artistica.

width=Santi di Tito, Resurrezione, 1574 circa, Firenze, Basilica di Santa Croce

 

width=Rosso Fiorentino, Deposizione dalla croce, 1521, Volterra, Pinacoteca e Museo Civico

 

Grandi protagoniste della mostra saranno celebri opere come il Cristo deposto di Bronzino, eccezionale prestito del Musée des Beaux-Arts et d’Archéologie di Besançon, la Deposizione di Pontormo della Chiesa di Santa Felicita a Firenze, la Deposizione dalla croce di Rosso Fiorentino da Volterra, la Resurrezione di Santi di Tito, proveniente dalla Basilica di Santa Croce di Firenze e il Dio fluviale di Michelangelo.
Attraverso sezioni dedicate ai temi centrali della riflessione artistica, Il Cinquecento a Firenze costituisce un’occasione straordinaria per confrontare opere celeberrime studiate da un punto di vista inedito, presentate accanto ad altre di artisti oggi meno noti ma il cui lavoro ha contribuito a determinare il ricco e complesso panorama del periodo.

width=Pontormo, Deposizione, 1525-1528, Firenze, Chiesa di Santa Felicita

 

L’importante campagna di restauri condotta in occasione dell’esposizione, molte le opere di grande rilevanza coinvolte, ha visto in prima fila i membri della Fondazione Friends of Florence e altri importanti benefattori come la Moretti Fine Art e la Banca Federico Del Vecchio.
Un’opportunità per questi capolavori che necessitavano da tempo di interventi lunghi e complessi.

width=Michelangelo Buonarroti, Dio fluviale, 1526-1527 circa, Firenze, Accademia delle Arti del Disegno (in deposito presso il Museo di Casa Buonarroti)

 

Il Cinquecento a Firenze. Tra Michelangelo, Pontormo e Giambologna dal 21 settembre 2017 al 21 gennaio 2018 a Palazzo Strozzi.

 

Bill Viola. Rinascimento elettronico in altri 5 capolavori

Fra pochissimi giorni chiuderà Bill Viola. Rinascimento elettronico (a Palazzo Strozzi fino a domenica 23 luglio), la mostra che celebra il maestro indiscusso della videoarte contemporanea.

In questo articolo, esplorando spiritualità, esperienza e percezione, abbiamo selezionato per voi 5 capolavori del videoartista americano fra le opere esposte a Palazzo Strozzi in questa grande mostra.

L’umanità è protagonista delle sue installazioni: persone, corpi e volti caratterizzati da uno stile poetico e fortemente simbolico in cui l’uomo è chiamato a interagire con forze ed energie della natura come l’acqua e il fuoco, la luce e il buio, il ciclo della vita e quello della rinascita.

 

The Greeting

Due donne conversano davanti a edifici industriali. Sono interrotte da una terza che le due salutano, ma che una sola conosce. Si alza una leggera brezza e la luce muta quando la nuova arrivata si rivolge all’amica e – ignorando l’altra – le sussurra: «Can you help me. I need to speak to you right now» . (Puoi aiutarmi, ho bisogno di parlarti subito). Con imbarazzo vengono fatte le presentazioni.
Le azioni sono mostrate in un rallentamento estremo e il video estende i quarantacinque secondi reali dell’incontro fino a dieci minuti di proiezione, così ogni variazione è esaminata nei minimi particolari. Il linguaggio inconscio del corpo e le sfumature di sguardi e gesti vengono accentuati, gli edifici sembrano violare le leggi della prospettiva, a tratti lo sfondo passa in primo piano e nei punti più bui si scorgono altre figure. Azioni e intenzioni dei personaggi non trovano una spiegazione e il significato dell’evento resta sospeso.
Il video, ispirato alla Visitazione del Pontormo qui per la prima volta mostrata in un confronto diretto, è stato esposto alla Biennale di Venezia del 1995 riscuotendo grande successo. The Greeting rappresenta un punto di svolta nella carriera di Viola, sia per il recupero della tradizione pittorica rinascimentale che per l’utilizzo di attori, scenografie e produzioni di tipo cinematografico.

width=Bill Viola, The Greeting, 1995, Courtesy Bill Viola Studio

 

Four Hands

L’opera appartiene alla serie The Passions, che ha origine nel 1998 quando Viola è borsista del Getty Research Institute di Los Angeles per lavorare sulla rappresentazione delle passioni. L’artista si ispira all’arte sacra del Medioevo e Rinascimento per mostrare quanto di essa sopravviva nel linguaggio contemporaneo delle espressioni.
In Four Hands gli schermi presentano immagini in movimento delle mani di un ragazzino, di una donna e un uomo di mezza età e di una donna più anziana che compiono gesti lenti, familiari e insoliti, influenzati da fonti che vanno dalle mudrā buddhiste alle tavole chirologiche inglesi del Seicento. Le mani di tre generazioni rappresentano le diverse fasi della vita umana.

width=Bill Viola, Four Hands, 2001, Courtesy Bill Viola Studio

 

Emergence

In Emergence, commissionata dal Getty Museum e parte della serie The Passions, due donne vegliano ai lati di un pozzo. La più giovane si gira verso il sacello da cui compare prima la testa e poi il corpo, pallidissimo, di un giovane che, sollevandosi, fa traboccare l’acqua. Anche l’anziana si volta e assiste all’emersione dell’uomo che, affiorato interamente, cadrebbe se non fosse sostenuto dalle donne che lo depongono per terra coprendolo con un telo: una ne poggia la testa sulle ginocchia, l’altra ne abbraccia il corpo.
Viola si è ispirato all’affresco del Cristo in pietà di Masolino da Panicale del Museo della Collegiata di Empoli, ma – poiché il video non è un’immagine ferma e unica – ha contaminato Emergence con altre suggestioni del passato, derivate dai sarcofagi romani, dalla Pala Baglioni di Raffaello, dalla Pietà Rondanini di Michelangelo, dalla Morte di Marat di David.
L’acqua che sgorga dal sepolcro è simbolo di morte e insieme riferimento alla fuoriuscita dei liquidi amniotici durante il parto, e crea così una narrazione circolare tra l’inizio e la fine della vita. Viola unisce qui pensiero cristiano e spiritualità orientale in un originale sincretismo.

width=Bill Viola, Emergence, 2002, Courtesy Bill Viola Studio

 

The Deluge

In The Deluge numerosi passanti camminano con tranquillità davanti a un edificio appena restaurato, nella luce limpida dell’equinozio autunnale, impegnati in attività quotidiane, ma l’accelerazione crescente dei movimenti delle persone si accompagna poi alla sensazione di catastrofe imminente. Un fragore precede la discesa a precipizio delle scale degli abitanti della casa che cercano di evitare una cascata torrenziale che erompe dalle porte e dalle finestre, travolgendoli. Gli ultimi, infatti, hanno atteso troppo nella sicurezza delle case e devono correre per salvarsi, mentre il diluvio si abbatte con forza sul loro mondo privato. Poi la violenza e la furia si placano e l’acqua lentamente si ritira, lasciando l’edificio intatto e la strada pulita: quando tutto è finito il sole risplende sull’asfalto asciutto.
Viola evoca, con questa seconda sequenza di Going Forth By Day esposta in mostra, i cicli pittorici del passato e l’archetipo mitico del diluvio biblico, utilizzando la monumentalità e il suono per condurre lo spettatore a meditare sulla condizione umana.

width=Bill Viola, The Deluge (Going Forth By Day), 2002, Courtesy Bill Viola Studio

 

Martyrs series

Il termine greco per martire significa “testimone”, ma oggi i mass media trasformano tutti noi in testimoni delle sofferenze altrui. Le vite dei martiri del passato, improntate all’azione, possono contribuire a fare luce sull’inerzia della vita moderna.
Queste quattro figure, mostrando la capacità dell’uomo di sopportare la sofferenza pur di tener fede ai propri principi, rappresentano gli ideali di forza d’animo, perseveranza, resistenza, fino all’accettazione della morte. Sono infatti pronti a sacrificare la vita in nome di un valore superiore. Il riferimento non è ai martiri in senso cristiano ma alle sofferenze della condizione umana.
Nonostante il progressivo e sempre più violento scatenarsi degli elementi naturali, i quattro rimangono saldi nella loro determinazione, nel drammatico passaggio attraverso la morte per arrivare alla luce.

width=Bill Viola, Earth Martyr, Air Martyr, Fire Martyr, Water Martyr (Martyrs series), 2014, Courtesy Bill Viola Studio

 

Orario mostra
Tutti i giorni inclusi i festivi dalle ore 10.00 alle ore 20.00 (ultimo ingresso alle 19.00).
Ogni giovedì dalle ore 10.00 alle ore 23.00 (ultimo ingresso alle 22.00).

Se volete evitare qualsiasi coda ed entrare direttamente in mostra, è possibile acquistare il biglietto online.

Fondazione Palazzo Strozzi e Fondation Etrillard

L’occasione della mostra Bill Viola. Rinascimento elettronico (Firenze, Palazzo Strozzi, 10 marzo-23 luglio 2017) è parsa perfetta alla Fondation Etrillard per iniziare una collaborazione con una realtà fiorentina di rilievo internazionale.
Il partneriato ha unito due Fondazioni che guardano al contemporaneo, ma che trovano nell’arte del passato solidissime fondamenta.

La Fondazione Palazzo Strozzi, creata nel 2006 in uno dei primi palazzi rinascimentali, iniziato a costruire nel 1489 dal mercante e banchiere Filippo Strozzi, vanta mostre innovative per gli studi e che hanno anche ottenuto grande successo di pubblico quali Bronzino. Pittore e poeta alla corte dei Medici; Pontormo e Rosso Fiorentino. Divergenti vie della “maniera”; Potere e pathos. Bronzi del mondo ellenistico sul versante dell’arte antica e La grande arte dei Guggenheim e Ai Weiwei. Libero in ambito moderno e contemporaneo. Un’offerta che ha coperto e copre una pluralità di ambiti tematici, affrontati sempre in modo inedito.

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La Fondation Etrillard
, creata nel 2015 allo scopo di «incoraggiare iniziative culturali che colleghino la cultura e la tradizione europea con il mondo contemporaneo», sviluppa la propria identità tra Parigi e Firenze. La città toscana è stata scelta proprio per cogliere il confronto tra tradizione e modernità sulla scena stessa del Rinascimento, alle sue origini.
La sede parigina dell’Hôtel de la Salle – dimora edificata nel 1639 da Thomas Bragelogne, consigliere di re Luigi XIII – ha ospitato da ottobre a dicembre 2016 la mostra Rinascimenti, per offrire un omaggio alla capitale del Rinascimento attraverso la reinterpretazione di artisti contemporanei dei codici fiorentini, per far riscoprire il fascino che Firenze ancora esercita sulla creazione artistica contemporanea.
Al pari della Fondation, la direttrice Anna Morettini ha uno sguardo sul contemporaneo ma le sue origini fiorentine glielo fanno percepire da un’ottica privilegiata.

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Martedì 23 maggio nella sala Ferri di Palazzo Strozzi si è tenuta la proclamazione del vincitore del Premio Anna Morettini.
Il Premio riconosce uno sguardo curioso portato sulla tradizione fiorentina di un artista contemporaneo e, grazie al sostegno della Fondazione Etrillard, offre al vincitore la somma di 20.000 euro, oltre che una visibilità importante grazie a un’esposizione del suo lavoro a Firenze e a Parigi. Questa è la prima edizione di un concorso annuale che vuole sviluppare ogni anno un tema diverso legato alla cultura fiorentina, che induca il candidato a riflettere sulle corrispondenze tra ciò che ha reso Firenze magnifica e il mondo di oggi.

Alla personalità controversa di Savonarola si sono dovuti ispirare i candidati di questa prima edizione per una riflessione sulla spiritualità del Frate, ma anche sul ruolo da lui avuto nella creazione artistica, e nella rappresentazione del rapporto tra arte e potere.
Il Premio è stato assegnato a Stéphane Thidet per la sua opera Solitaire.

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Dal 26 maggio al 19 giugno – in contemporanea con la mostra fiorentina su Bill Viola a Palazzo Strozzi – l’esposizione Tableaux vivants presentata da Anna Morettini in collaborazione con Philippe-Alain Michaud, ha esplorato il tema attraverso opere (video e film d’artista) di Sebastián Diaz Morales, Mark Lewis, Basir Mahmood, Oskar Messter, Pier Paolo Pasolini, Ulla von Brandenburg e Erwin Wurm.

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Il 26 maggio la Fondazione Etrillard ha organizzato all’Hôtel de la Salle un incontro tra Arturo Galansino, direttore della Fondazione Palazzo Strozzi e co-curatore della mostra Bill Viola. Rinascimento elettronico, Philippe-Alain Michaud, conservatore del Centre Pompidou responsabile della collezione dei film, e Antonella Fenech Kroke, storica dell’arte rinascimentale, in cui si è analizzato Bill Viola, l’arte dell’oggi e quella del passato: un’occasione che ha permesso ancor più di unire finalità e obiettivi delle due Fondazioni.

Bill Viola. Rinascimento elettronico in 5 capolavori

Fino al 23 luglio 2017 la Fondazione Palazzo Strozzi presenta al pubblico Bill Viola. Rinascimento elettronico, la mostra che celebra il maestro indiscusso della videoarte contemporanea.
In un percorso espositivo unitario tra Piano Nobile e Strozzina la mostra ripercorre – attraverso straordinarie esperienze di immersione tra spazio, immagine e suono – la carriera di questo artista, dalle prime sperimentazioni degli anni settanta fino alle grandi installazioni successive al Duemila.

Esplorando spiritualità, esperienza e percezione Viola indaga l’umanità: persone, corpi, volti sono i protagonisti delle sue opere, caratterizzate da uno stile poetico e fortemente simbolico in cui l’uomo è chiamato a interagire con forze ed energie della natura come l’acqua e il fuoco, la luce e il buio, il ciclo della vita e quello della rinascita.

Abbiamo selezionato per voi 5 capolavori del videoartista americano fra le opere esposte a Palazzo Strozzi in questa grande mostra.

 

The Crossing

L’immagine di un uomo somigliante all’artista avanza in uno spazio buio e, quando sta per riempire l’inquadratura, si ferma e fissa lo spettatore. Ai suoi piedi compare una fiamma votiva, il fuoco divampa, si diffonde sul pavimento e poi risale il corpo. Mentre un suono fragoroso satura lo spazio, la figura viene inghiottita da un vampata, che si placa lasciando qualche fiammella sul pavimento, quindi l’immagine torna nera e il ciclo si ripete. Sull’altro schermo avanza la stessa sagoma umana. Anch’essa si ferma, un fiotto d’acqua sgorga sulla sua testa e si trasforma in una cascata che l’inonda mentre un suono assordante riempie l’ambiente. La cascata si placa riducendosi a qualche goccia, ma la sagoma è scomparsa e anche questo lato dello schermo ridiventa nero con una ciclicità che si ripete senza interruzione.
Si tratta di una delle prime opere nelle quali l’artista lavora in modo grandioso con i due elementi naturali e ricorda riti iniziatici presenti in molte culture. Si assiste al violento annientamento della persona a opera delle forze naturali opposte di fuoco e acqua, necessario per raggiungere la trascendenza, in un’installazione che per la grandiosità, il forte contrasto tra luce e buio, il suono potente, ha le caratteristiche di uno spettacolo teatrale barocco.

width=Bill Viola, The Crossing, 1996, Courtesy Bill Viola Studio

 

The Path

Durante il solstizio d’estate una pineta è percorsa, alle prime luci del giorno, da un flusso di persone, tutte diverse e appartenenti alle più svariate età ed estrazioni sociali. Dietro questo flusso ininterrotto non sembra celarsi alcun ordine o sequenza. Sono viaggiatori in cammino, che procedono con ritmi differenti sul “sentiero della vita”, muovendosi in un spazio tra due mondi.
Il video è il secondo di Going Forth By Day, un vero e proprio “ciclo di affreschi digitale” realizzato per il Deutsche Guggenheim Berlin, costituito da cinque scene, di cui fanno parte The Path e The Deluge, presenti in mostra. Per quanto ambientato nel mondo contemporaneo, il ciclo si lega alle opere del passato: per The Path il riferimento è alle Storie di Nastagio degli Onesti, oggi al Prado, che Botticelli e la sua bottega eseguirono nel 1483 ispirandosi a Boccaccio. Nel Decameron la vicenda è collocata nella pineta di Classe, e narra la punizione d’oltretomba a cui possono assistere anche i vivi: un cavaliere infernale insegue una fanciulla colpevole in vita di aver dileggiato l’uomo che l’amava spingendolo al suicidio. La scena avviene dunque in uno spazio che congiunge i due mondi, come nell’opera di Viola.

width=Bill Viola, The Path, 2002, Courtesy Bill Viola Studio

 

Inverted Birth

Inverted Birth descrive cinque fasi di risveglio attraverso una serie di trasformazioni violente. Un uomo è in piedi nel buio inzuppato da un liquido nero, e il rumore cupo dello spazio vuoto è punteggiato dal suono delle gocce. Poco a poco il liquido comincia a sollevarsi, poi il movimento ascendente si intensifica sfociando in un fragoroso diluvio. La cupa disperazione del nero muta in paura mentre il liquido sfuma nel rosso, e l’uomo conserva le forze. Un fiotto di liquido bianco reca sollievo e nutrimento, seguito dall’azione purificatrice dell’acqua. Infine, una lieve foschia porta accettazione, risveglio e nascita.
I liquidi rappresentano l’essenza della vita umana: terra, sangue, latte, acqua e aria, e il ciclo della vita dalla nascita alla morte, qui invertito in una trasformazione dall’oscurità alla luce.

width=Bill Viola, Inverted Birth, 2014, Courtesy Bill Viola Studio

 

Man Searching for Immortality / Woman Searching for Eternity

Le immagini di un uomo e una donna anziani, nudi e dapprima in bianco e nero, sono proiettate su due lastre di granito nero che formano un dittico. I due camminano verso lo spettatore guardandolo a tratti negli occhi, poi accendono una torcia ed esaminano attentamente e con lentezza il proprio corpo per trovare tracce di malattia o corruzione.
La luce crea un’aureola dorata che ricorda la pittura tre-quattrocentesca, poi il granito colora progressivamente la loro pelle che finisce per fondersi con la pietra e le figure si dissolvono nella materia da cui sono emerse.
Si tratta di dipinti in movimento, immagini animate, veri e propri tableaux vivants che rinviano – ribaltata – alla tradizione iconografica, soprattutto nordica, delle figure giovanili di Adamo ed Eva. La luce disegna graficamente, come in un’incisione di Dürer, le tracce del tempo sui loro corpi, che vengono indagati con grande scrupolo, in un confronto solitario ed eroico, nella sua terribile quotidianità, con l’ineluttabilità della morte.

width=Bill Viola, Man Searching for Immortality / Woman Searching for Eternity, 2013, Courtesy Bill Viola Studio and Blain|Southern, London

 

The Reflecting Pool

The Reflecting Pool è un vero e proprio manifesto dell’arte elettronica in cui Viola esplora caratteristiche e potenzialità del medium video e concentra le principali tematiche che svilupperà in seguito: manipolazione del tempo, rapporto dell’uomo con il mondo, riflessione sull’immagine, acqua come simbolo di purificazione e di avvicinamento a un percorso iniziatico.
Un uomo esce da un bosco, si ferma davanti a una piscina e di lui si vedono sia il corpo che il riflesso sull’acqua. Spicca un salto per tuffarsi vestito, e la sua immagine rimane bloccata; mentre per lui il tempo si arresta, la superficie dell’acqua registra eventi percepibili sia come movimenti della superficie che come riflessi, che non includono però quello del suo corpo che gradualmente scompare, per riapparire in mezzo alla vasca. Ne esce, adesso nudo, per allontanarsi nel bosco da cui è venuto. La realizzazione del video è stata estremamente complessa in epoca pre-digitale, e ha richiesto una camera fissa e diverse riprese fatte dissolvere l’una sull’altra per ottenere la transizione delle immagini ricercata e sottolineare la complessità della percezione

width=Bill Viola, The Reflecting Pool, 1977-1979, Courtesy Bill Viola Studio

 

Per orientare il visitatore nella sua visita, Palazzo Strozzi ha realizzato il Booklet della mostra, contenente le piante del Piano Nobile e della Strozzina e i testi di approfondimento di ogni opera esposta in Bill Viola. Rinascimento elettronico. Il booklet è disponibile gratuitamente presso la biglietteria di Palazzo Strozzi oppure scaricabile a questo link.

#StrozziNight
L’organizzazione di una serata dedicata ai giovani

È un pomeriggio di inizio aprile a Palazzo Strozzi e 14 ragazzi tra i 17 e i 18 anni discutono animatamente sull’organizzazione dell’evento dedicato ai giovani che si terrà qui il 1° giugno: la #StrozziNight. La serata coinvolgerà gli spazi espositivi dedicati alla mostra Bill Viola. Rinascimento Elettronico e il cortile del Palazzo, con varie iniziative dedicate alla scoperta dell’artista da parte dei giovanissimi.

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Un evento conclusivo del nostro percorso di Alternanza scuola-lavoro, che durante l’anno ci ha permesso di scoprire il dietro le quinte dell’organizzazione di mostre ed eventi qui a Palazzo Strozzi. Nelle sale della mostra, noi studenti saremo a disposizione del pubblico per discutere e introdurre le opere esposte, mentre nel cortile sarà organizzato uno speciale aperitivo con dj-set di Biga e Millelemmi.

Coordinati dal team della Fondazione, noi ragazzi siamo stati incaricati della gestione di ogni fase organizzativa dell’evento, a partire dall’ideazione delle iniziative per la serata fino alla sua promozione anche attraverso i social media.

width=Momenti dell’incontro che porterà alla realizzazione dei materiali grafici della serata.

 

Dopo un’iniziale brainstorming per raccogliere idee in vista dell’evento, ciascuno di noi è stato collocato in un gruppo di lavoro, a seconda dei propri interessi e delle proprie capacità. Alcuni sono diventati i resposabili della promozione della #StrozziNight, ad esempio attraverso la realizzazione e la distribuzione di locandine e manifesti. Altri della sua comunicazione tramite i social network di Palazzo Strozzi, e dell’ideazione di un contest dedicato alla serata su Facebook e su Instagram. Altri ancora si sono occupati di documentare l’attività dei gruppi scattando foto per la Fondazione o scrivendo degli articoli per il blog di Palazzo Strozzi.

width=I ragazzi, divisi in team, lavorano con i tutor all’organizzazione della #StrozziNight.

 

«Un’inizitiva impegnativa» ha detto Fiammetta Nesta, “alternante” del Liceo Michelangiolo di Firenze, che si è occupata della promozione della #StrozziNight, «ma anche molto coinvolgente, che mi ha permesso di capire come ci si sente a far parte del retroscena di un evento». Secondo Giuliana di Bari, del liceo statale Machiavellli-Capponi, impegnata nella comunicazione online della serata, «L’organizzazione dei gruppi è stata molto efficace e ci ha permesso di vedere fin da subito i risultati del nostro lavoro, soprattutto per quanto riguarda la diffusione tramite i social».

width=Alcuni degli scatti realizzati per promuovere la serata tramite i canali social di Palazzo Strozzi.

 

Un progetto insomma che ci sembra aver colto al meglio il significato dell’Alternanza scuola-lavoro, dando la possibilità a noi studenti di sperimentare un ambito lavorativo, quello della gestione di eventi ed iniziative culturali, che a Firenze più che altrove è sempre più rilevante. Ma anche un’ottima occasione per mettersi alla prova ed entrare in contatto con artisti, nel nostro caso Ai Weiwei e Bill Viola, che sebbene non siano inclusi nel canonico programma di Storia dell’arte, esercitano una notevole influenza nel mondo in cui viviamo e che per questo è stato molto interessante approfondire.

Martina Venturini
“Alternante” dell’ISIS Machiavelli-Capponi di Firenze

Foto:
Rosa Bucher “alternante” del liceo classico Michelangiolo di Firenze
Veronica Cappelletti “alternante” dell’ISIS Capponi-Machiavelli

 

L’evento #StrozziNight vi aspetta a Palazzo Strozzi giovedì 1° giugno con una serata speciale dedicata ai giovani. Gli studenti coinvolti nel percorso di Alternanza Scuola-Lavoro prenderanno il controllo di Palazzo Strozzi!

L’evento si inserisce nel calendario di “AL-MUSEO”, serie di appuntamenti dedicati ai progetti di Alternanza Scuola-Lavoro organizzati all’interno dei musei toscani e promossi dalla Regione Toscana.