Senza titolo

di Riccardo Pedicone

Pubblicato il 27 maggio 2026

-“Ai bambini non interessa il prodotto artistico, ma la relazione, ciò che l’opera innesca, diceva Chiara Guidi”.
-“O Rodari, i bambini ne sanno una in più della grammatica!”
(Conversazione dopo una serata)

L’aria da studente spaesato, una tela numinosa e il momento di far capolino. Il mio cuore è un vaso vuoto poggiato sul braciere – lancinanti i calli scoperti sul cuoio dello scarponcino, le labbra secche, tenute salde dalle guance incavate e uno sguardo sfrontato. Solo ciò che accade adesso ha significato. Occorre trattenersi con pazienza, volontà creativa, con quella forza dell’angoscia1 che sta al poeta quanto la sua imperizia. Il silenzio è enfatico, opaco, le facciate inghiottono la luce – più le osservo e più scompaiono…mi accompagnano a fare lo stesso. La borsa seppur vuota mi inclina la schiena – un dolore sacrale, gobbo – resto vis a vis. “Cosa significa?”, “Perché quel colore?” – sento le domande poste per comprendere, ineducate per un dialogo. La risposta è già qui, perché interromperla? Sono qui per proseguire un discorso. Mi scavalca e la accetto. Il solo quesito che faccio in tempo a contrapporre è nell’intimo: qual è il punto da cui guardare?


Rothko a Firenze
, exhibition views, Museo di San Marco, Firenze, 2026. Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio

Nella mia mano due libri si abbracciano in obbligo, tenendosi a vicenda il segno tra le pagine: “Sonečka” di Marina Cvetaeva e gli “Scritti” di Mark Rothko. È una fatalità imprevista – le parole sentono di avere lo spazio necessario per scorrere. E no, non devo appigliarmi precipitosamente a quelle di Newman2, i pittori nuovi, la differenza tra il plastico e il plasmico – è l’olio che veicola altrove, e a ognuno il proprio. Devo ardire un passo in più, farmi Antonio Verri quando attraversa la Porta Spazio-Tempo di Umberto Palamà3, superare la tela recisa ai bordi, seguendo il perimetro della cornice, perché non c’era alcuna tela. Davanti a questi altari converge il desiderio d’ignoto. Mi permette di battere una strada, un sentiero che non apre a spazi visibili – limitati, troppo svegli – bensì di visione. Aprire una via è aprire un vuoto, ripetuto e ineguale, verso il centro di tutti i centri, l’asse – e nell’opera resta la tensione, l’intenzione ossessionata, di quando tentiamo di afferrare l’originario. Andiamo ricercandolo nell’arte, tra libertà anguste e prigioni troppe larghe, nel movimento – di cui parlava Romano Gasparotti4 – nella danza, a caccia di reminiscenze. Sento Sonečka fuggire dal teatro rincorsa da Stanislaskij – il mese di Aprile, i suoi discorsi davanti a Marina, l’amicizia frenetica5. E’ il medesimo rosso – riluce, la copertina del libro e il dipinto – di un tisico rossore6; Le notti gelide, la fame tutt’intorno eppure, al suo interno, Marina non boicottò il colore – lieta, come l’umore di Sylvia Plath che le permetteva di blasonare d’azzurro il cielo e dare all’erba il suo verde7. Il potere assoluto del sentimento. Il poeta è risposta, la postura scorificata per sentire soltanto l’essenziale, l’unica indispensabile parola che da sola rivela – e pronunciare soltanto la lingua. Non ancora arte, ma già più che arte.

È Mark Rothko che dice Alcuni artisti vogliono dire tutto. Ma io credo che sia più profondo dire poco8, ed elenca gli ingredienti necessari per farlo, per fare pittura. E perché non adottarli come gli ingredienti necessari, invece, per goderne? Primo, la consapevolezza della morte – quale colore ha? Di cadavere illividito? Affatto, il colore della dolce Sonečka! Il colore acceso dell’eroe. Di chi ha deciso di bruciare per riscaldare gli altri – e occhi consapevoli sono occhi eroici9. Secondo, la sensualità – la sua, davanti ai militari interpretando la Nasten’ka de Le notti bianche – con il suo abitino, dolceridente musa che dice “grigio” al posto di “banale”. La ragazza che si ama insonni, lei è la prima a saperlo, Io stessa sono – una notte bianca. Terzo, la tensione – elastico della vita, l’ingegnoso disinnesco della macchina lacerante che ci portiamo appresso. Il momento in cui siamo chiamati a scegliere, quei gesti, quel modo di compierli. Sembrano dire chi siamo – piaccia o no – e chi sei, Sonečka, quando elenchi i motivi per cui desti un bacio che non volevi dare – Ma se non l’avessi baciato, non avrei mai più osato recitare Giulietta.
Quarto, l’ironia…(i greci non ne avevano bisogno) – ma per quanto riguarda i poeti? O Socrate? Il dialogo ha origine con finzioni e contrari! L’ironia è l’unico tramite per narrare il destino del mondo – o anche solo il proprio, così da sfuggirgli – con sguardo distante, colorarlo di rosa, come la bara che desidera la signorina. Immaginare ad alta voce – a me mi spetta rosa. Quindi fatemi il piacere di darmene una rosa.
Quinto, l’arguzia, l’umorismo – contenuti in un baule rossiccio, dove Sonečka tiene il suo corredo da sposa. Prima di ogni proposta l’aver già con sé un abito bianco, fiori d’arancio – anche questa è una risposta prima della domanda, e grazie al Sesto – gli ingredienti successivi – con qualche grammo di effimero e di casuale, vincere sulla Mediocrità as-so-lu-ta. Nonostante tutto, all’occorrenza averne un Settimo, un dieci per cento di speranza, una poltrona verde su cui vivere, profonda e impenetrabile – e il novanta restante è un affidarsi, ma senza quel dieci Sonečka non avrebbe luogo a cui far ritorno, per attendere un’amica che ascolterà tutte le sue verità.


Rothko a Firenze
, exhibition views, Museo di San Marco, Firenze, 2026. Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio

L’ultima stanza – prima dello shop, del catalogo, il segnalibro e il poster – l’ultimo sguardo, lo rivolgo all’Untitled, datato 1969. Una bambina acrilica scuote la quiete, le corde vocali sottili: “Questo è il cielo!”. Viene inglobata dalle grandi dimensioni del quadro, in un attimo, comprese le mollette, le ballerine e il nome d’infanzia. Comprese le parole, più grandi della bocca, spontanee quanto il levare dal nocciolo gli spicchi di pesca. Questo è il cielo – un sogno azzurro, che comincia a esistere a un millimetro da terra, un sottile intervallo che si srotola in un mistero sconfinato. Ma ora è stupore – per i genitori, i turisti e le guide, gli studenti e i maestri. Ciò che hai detto è per lo sguardo di tutti, alfabeto dipinto nel cuore10. Dì ciò che senti, bambina, dì ciò che vedi – non domandartelo. Il punto da cui guardi…mi rimpicciolirei fino a raggiungerti – minuscoli, risolti in chicchi di riso. Fuori da qui non dorme nessuno, ed io, avrò un nuovo segreto felice. Mi sarà testimone una volta di carta vergata.


Riccardo Pedicone nasce a Pordenone e si trasferisce a Milano all’età di 17 anni. Lavora come autore nel mondo dei podcast e della radiofonia, per poi concentrarsi completamente sui suoi progetti letterari e formativi. Nel 2021 ha esordito con il suo primo libro, “L’inesatto attimo in cui siamo morti”. Nel 2024 pubblica “Nasco oggi, ora lo so” e apre la collana “Diagonale” firmata Do it human. Nel 2025 pubblica per Rizzoli il suo terzo libro “E sembra quasi vero” e avvia il podcast letterario “Felici Pochi” su YouTube e Spotify. Nel 2022 fonda l’associazione culturale NOCE, di cui è attualmente presidente.

  1. Il poeta e il tempo”, Marina Cvetaeva, ed. Adelphi. ↩︎
  2. Barnett Newman, testo di riferimento “Il sublime, adesso”, ed. Abscondita. ↩︎
  3. Dal catalogo “VERRI Antonio Leonardo – Una stupenda generazione”, fotografia scattata ad Antonio Verri mentre attraversa l’opera dello scultore Umberto Palamà tenendo tra le mani il “quotidiano dei poeti”. ↩︎
  4. “Sulla danza”, ed. Cronopio. ↩︎
  5. “Sonečka”, Marina Cvetaeva, ed. Adelphi. ↩︎
  6. “Il flauto di vertebre” – “Poesie d’amore”, Vladimir Majakovskij, ed. Einaudi. ↩︎
  7. “Io/se di umore lieto, /do all’erba il suo verde, /blasono il cielo d’azzurro e al sole /dono l’oro” – “Soliloquio della solipsista”, Sylvia Plath. ↩︎
  8. “Scritti”, Mark Rothko, ed. Abscondita. ↩︎
  9. “Gli Imperdonabili”, Cristina Campo, ed. Adelphi. ↩︎
  10. “Il cuore /che avevo a scuola /dov’era dipinto /l’alfabeto,(…)”, “Ballata interiore”, Federico García Lorca. ↩︎

In copertina: Mark Rothko, Untitled, 1969, Collezione Christopher Rothko. (Rothko a Firenze, exhibition views, Museo di San Marco, Firenze, 2026. Photo Ela Bialkowska, OKNO Studio).