“Da Kandinsky a Pollock. La grande arte dei Guggenheim”: il percorso espositivo

La mostra a Palazzo Strozzi Da Kandinsky a Pollock. La grande arte dei Guggenheim (fino al 24 luglio 2016) mette in scena un inedito confronto tra le collezioni di Solomon e Peggy Guggenheim, zio e nipote, confermandoli quali figure fondamentali della storia dell’arte del XX secolo, in un percorso che si snoda tra i maggiori rappresentanti della cultura del Novecento. Un’occasione unica per ammirare e confrontare capolavori di movimenti che hanno definito il concetto di arte moderna, presentando insieme le vicende della vita di Peggy e di Solomon e dei musei Guggenheim da loro fondati. 

Oggi, vi conduciamo alla scoperta del percorso espositivo che ricostruisce rapporti e relazioni tra le due sponde dell’Oceano, nel segno delle figure dei collezionisti americani Peggy e Solomon Guggenheim.

 

I Guggenheim e le loro Collezioni

width=

I due grandi collezionisti Guggenheim sono presentati in questa sala attraverso i loro spazi newyorkesi. A sinistra troviamo una foto dell’interno di Art of This Century, il museo-galleria inaugurato da Peggy nel 1942. Questo spazio innovativo, progettato dall’architetto Frederick Kiesler, divenne fulcro degli scambi tra artisti europei emigrati e la nuova avanguardia americana. A destra abbiamo una foto del Museo Solomon R. Guggenheim, opera di Frank Lloyd Wright, aperto al pubblico nel 1959 e destinato a diventare un’icona cittadina e internazionale. Le opere qui esposte rappresentano le origini delle due collezioni: astratta, priva di riferimenti figurativi quella di Solomon, creata a partire dal 1929 insieme all’artista e consigliera Hilla Rebay; straordinaria collezione delle varie correnti d’avanguardia quella di Peggy, raccolta a partire dagli anni ’30 ed emblematica della sua «imparzialità fra surrealisti e astrattisti».

 

Europa-America. Il Surrealismo e la nascita delle nuove avanguardie

width=Allo scoppio della Seconda guerra mondiale molti surrealisti europei emigrarono negli Stati Uniti dove, grazie anche a Peggy Guggenheim, influenzarono i giovani artisti che dettero vita alle avanguardie americane del secondo dopoguerra. Le opere di questa sezione illustrano la passione di Peggy per il Surrealismo e per il lavoro del grande amico e consigliere Marcel Duchamp. Tra i surrealisti esistono affinità ma non uno stile univoco: Peggy li amò e collezionò nelle loro diverse espressioni. Le opere di Gorky, Baziotes, Gottlieb e Still (alcuni dei quali ebbero le loro personali presso la galleria newyorkese di Peggy) mostrano la contaminazione delle esperienze dell’avanguardia tra i due continenti che porterà all’Espressionismo astratto, fenomeno di punta nel clima di affermazione della pittura non figurativa americana tra la fine degli anni ’40 e gli anni ’50.

 

Jackson Pollock

width=Jackson Pollock, il rappresentante più emblematico dell’Action Painting, grazie soprattutto al sostegno di Peggy Guggenheim, diviene in pochi anni uno dei maggiori artisti americani, quasi un mito, come sancì un articolo su “Life” del 1949.
Pollock, che aveva lavorato come factotum nel museo di Solomon, ottenne nel 1943 da Peggy un contratto che gli permise di dedicarsi pienamente alla carriera artistica. La straordinaria raccolta di opere qui esposte ricostruisce il percorso cronologico dal 1942 al 1951, dagli esordi in cui si avverte l’influenza di Picasso e del Surrealismo (La donna luna, 1942, e Due, 1943-1945), alle opere realizzate con la tecnica del dripping, che consiste nel far gocciolare il colore su una tela posta in orizzontale. In questa fase matura Pollock si ispirò anche a gesti rituali e coreografici memori dei riti magico-propiziatori praticati dai Nativi americani (Foresta incantata, 1947, Senza titolo [Argento verde], 1949 circa, Numero 18, 1950).
Questi lavori si presentano come un intreccio vitale di linee e macchie colorate che supera i confini della tela e con un’apparente assenza di organizzazione razionale. La sua opera rivoluzionerà l’arte del secondo dopoguerra, diffondendosi celermente anche grazie a Peggy, che continuò a promuoverlo con mostre in Europa (1948 e 1950) e donazioni a musei internazionali, alcune eccezionalmente qui riunite.

 

L’Espressionismo astratto

width=Willem de Kooning è una delle figure più rappresentative dell’Espressionismo astratto. Di origini olandesi, personalità inquieta e ribelle, precorse i principali linguaggi della pittura moderna scoprendo la forza del segno e creò composizioni che si configurano quali somma di colore, materia e gesto. Il movimento si coagulò attorno alla protesta di diciotto artisti che – esclusi da una mostra sulla pittura contemporanea americana del Metropolitan Museum of Art – farà guadagnare al gruppo l’appellativo di “Irascibili”. Accanto alle loro opere sono esposte quelle della cosiddetta “Astrazione postpittorica” di Sam Francis, quelle di Joan Mitchell e di Hans Hofmann, che sviluppò un’autonoma tendenza astratta e che influenzerà le future generazioni grazie alla sua dedizione per l’insegnamento.

 

L’Europa del dopoguerra

width=Se nel corso degli anni ’40 negli Stati Uniti si procede verso la maturazione di un nuova tendenza astratta, in Europa due grandi maestri sperimentano e precorrono le nuove forme di astrazione: l’italiano Lucio Fontana già negli anni ’30, e il francese Jean Dubuffet negli anni ’40. Nell’immediato dopoguerra l’Europa è un laboratorio ricchissimo: emblematico di questa vitalità è il movimento denominato Informel o Art autre, dove la materia acquista un nuovo significato, come avviene con le plastiche di Burri, i buchi di Fontana, la gestualità di autori stimati da Peggy dopo il suo arrivo a Venezia, come Vedova, Consagra, Mirko, e la ricerca di Dubuffet. Le opere di quest’ultimo qui esposte provengono dalla collezione dei coniugi Scuhlhof, che nel 2012 donarono una parte importante della propria collezione alla Fondazione Solomon R. Guggenheim.

 

Palazzo Venier dei Leoni: Peggy e Venezia

width=Le immagini di una delle case newyorkesi di Peggy Guggenheim e della sua residenza veneziana testimoniano quanto Peggy amasse circondarsi di opere e oggetti degli artisti che collezionava o di cui era amica: le scatole di Cornell, le bottiglie del primo marito Vail (che insieme alla valigia di Duchamp inaugurarono la stagione espositiva della sua galleria Art of This Century), i rayogrammi di Man Ray, la tela di Bacon che scelse per la camera da letto a Venezia e le opere di Tancredi. Quest’ultimo in particolare venne molto sostenuto da Peggy, testimoniando come la sua attività di mecenate e di collezionista proseguì anche una volta arrivata a Venezia.

 

La grande pittura americana

width=Alla rivoluzionaria stagione dell’Espressionismo astratto (a cui appartengono gli esordi di Motherwell) segue una seconda generazione che matura una successiva fase artistica non più fondata sull’enfasi esistenzialista del gesto ma sull’interrogare la pittura come farsi, con il conseguente raffreddamento della gestualità e matericità dell’opera. Questa fase è caratterizzata da due direzioni, note come Color Field e Post-Painterly Abstraction. Emblematici di queste modalità sono il colore piatto e bidimensionale, fatto anche colare, come in Morris Luis, sulla tela, e il raffreddamento geometrico di Frank Stella e Kenneth Noland. Completa la ricchezza di questo panorama maturo dell’arte americana a cavallo tra anni ’50 e ’60 la costellazione dei mobile di Alexander Calder, uno dei più grandi maestri dell’astrazione che ha modificato l’idea di scultura, organizzando forze contrastanti che mutano le loro relazioni nello spazio e la forma dell’opera stessa. Calder, artista stimato e collezionato da Peggy Guggenheim, venne celebrato con un’importante retrospettiva nei primi anni ’60 al Museo Solomon R. Guggenheim.

 

Marc Rothko

width=Peggy Guggenheim riconobbe da subito le potenzialità di Rothko, tanto da dedicargli una mostra nella sua galleria Art of This Century già nel 1945. Numerose sono le sue opere conservate al Museo Solomon R. Guggenheim, segno evidente di una attenzione all’artista anche da parte dello zio. Rothko sviluppò già agli inizi degli anni ’50 un linguaggio astratto del tutto personale. Il fascino della sua pittura consiste proprio nel misterioso processo che gli permise di semplificare la complessa visione che i suoi quadri esprimono. Il tempo si annulla nei suoi quadri e il loro lento procedere verso l’animo dello spettatore è un’infinita testimonianza della tragedia di nascere, vivere e morire. Questa forza emotiva, intensissima, che lo spettatore prova di fronte all’opera, crea una particolare esperienza contemplativa, portando a un modo soggettivo di vivere il rapporto con l’opera. Come si può osservare, la ricerca di Rothko arrivò fino alla monocromia assoluta dei neri e dei grigi, legata fatalmente alla fine della sua ricerca.

 

Gli anni sessanta. L’inizio di una nuova era

width=

Uno dei grandi capolavori di Dubuffet, L’istante propizio qui esposto, apre gli anni ’60. Tra le varie retrospettive che il Museo Solomon R. Guggenheim riserva a Dubuffet, quella del 1966 fu dedicata all’Hourloupe, neologismo con cui l’artista battezza le opere a base di dense linee nere e macchie di colore che influenzeranno la Street Art. L’arte europea e americana in quegli anni procedeva in una sintesi minimale e astratta rappresentata da Twombly (che usa la tecnica calligrafica dei graffiti su sfondi solidi di colore grigio, marrone o bianco, a metà tra pittura e incisione), dai tagli puri di Fontana, dall’eleganza formale ed esatta di Kelly. Questo percorso che procede dalle radici delle avanguardie di inizio secolo, negli anni ’60 viene interrotto dall’esplosione di una nuova corrente artistica, la Pop Art: del fatidico 1968 è l’opera di Lichtenstein, Preparativi, che apre la nuova era dell’arte contemporanea. E da allora nulla sarà più lo stesso.

“Da Kandinsky a Pollock. La grande arte dei Guggenheim” altri 5 capolavori

La mostra Da Kandinsky a Pollock. La grande arte dei Guggenheim, curata da Luca Massimo Barbero, permette un eccezionale confronto tra opere fondamentali di maestri europei dell’arte moderna, insieme a grandi dipinti e sculture di alcune delle maggiori personalità dell’arte americana degli anni cinquanta e sessanta. Le opere, in prestito dalla collezione Guggenheim di New York e da Venezia e da altri prestigiosi musei internazionali, offrono uno spaccato di quella straordinaria ed entusiasmante stagione dell’arte del Novecento di cui Peggy e Solomon Guggenheim sono stati attori decisivi.

Vi avevamo già segnalato cinque capolavori fra le opere imperdibili, esposte a Palazzo Strozzi fino al 24 luglio 2016, a grande richiesta ve ne proponiamo altri cinque.

Vasily Kandinsky, Verso l’alto (Empor)

Vasily Kandinsky ottiene l’effetto di un’energia che si leva verso l’alto agganciando le forme tra loro e bilanciandole ai lati di una linea verticale continua. Forme geometriche e semicerchi in quest’opera si compongono in una struttura sospesa in un fondo di ricco color turchese e verde. Un semicerchio è delicatamente appoggiato alla base appuntita, un’altra forma semicircolare, slittando lungo il diametro verticale, supera il semicerchio più grande per invadere lo spazio al di sopra. Un disegno lineare nell’angolo superiore destro di questa tela fa eco alla spinta verticale del motivo centrale. La configurazione ricorda la lettera E, come la forma nera ritagliata nella base del motivo centrale. Queste forme possono essere intese sia come puri motivi grafici, sia come ammiccanti allusioni all’iniziale di Empor, il titolo originale del dipinto. Il carattere fisionomico testimonia l’associazione al Bauhaus di Dessau di Kandinsky con gli altri artisti del Blaue Vier, Paul Klee e Alexej Jawlensky. Nel 1929 Jawlensky espone, in una mostra del Blaue Vier, sedici teste astratte che offrono a Kandinsky il modello per grandi volti astratti, composti di piani geometrici di colore non naturalistico, nei quali i lineamenti erano definiti con segmenti marcati. Tuttavia, il metodo di lavoro di Kandinsky è più vicino a quello di Klee, che partiva da forme scelte a intuito, che gradualmente arrivavano a suggerire corrispettivi nel mondo naturale. Diverso era il metodo di Jawlensky, che partiva da un modello reale per elaborarne l’astrazione.

width=
Vasily Kandinsky, Verso l’alto (Empor), ottobre 1929, Venezia, Collezione Peggy Guggenheim. Foto di David Heald

 

Arshile Gorky, Senza titolo

Arshile Gorky passa gran parte del 1944 ad Hamilton, Virginia, dove esegue diversi disegni, molti dei quali concepiti come studi preliminari per quadri. Quest’opera è preceduta da un tale studio, un disegno senza titolo del 1944, a essa strettamente collegato, che ne espone i motivi, la loro disposizione nella composizione e la distribuzione del colore. L’adesione entusiasta di Gorky all’ambiente naturale della Virginia rurale infonde al suo lavoro libertà espressiva. In questa tela compaiono allusioni paesaggistiche; il fondo bianco è uniforme, ma è vuoto all’estrema sommità della tela, e suggerisce un pezzetto di cielo, mentre la “terra”, sotto, pullula di forme vegetali e di colori di fiori. La tecnica del colore sgocciolato diluito con acquaragia, suggeritagli da Matta, produce una chiara idea di gravità. Le tecniche e la tematica del Surrealismo influenzano lo sviluppo del linguaggio di Gorky, che esprime in forme libere, organiche, vitalmente curvilinee. Enfatizzando il potenziale espressivo autonomo di linea, forma e colore, Gorky anticipa i modi dell’Espressionismo astratto.

width=
Arshile Gorky, Senza titolo, estate 1944, Venezia, Collezione Peggy Guggenheim. Foto di David Heald © Arshile Gorky by SIAE 2016.

 

Francis Bacon, Studio per scimpanzé

Francis Bacon, conosciuto soprattutto per le sue figure umane alienate e spesso mostruosamente distorte, realizza almeno una dozzina di tele che hanno per soggetto animali. Dipinge raramente dal vero, preferendo lavorare da fotografie. Affascinato dalla sconcertante affinità tra la scimmia e l’uomo, li mette a confronto per la prima volta nel 1949. Come i soggetti umani, così gli animali ci sono mostrati in ritratti in posa o istantanee, in cui appaiono passivi, urlanti o deformati da contorsioni. Lo scimpanzé della Collezione Peggy Guggenheim è rappresentato con relativa benevolenza, sebbene l’immagine indistinta, che testimonia l’interesse di Bacon per il movimento colto al volo, per gli effetti della fotografia e del cinema, renda difficile interpretarne la posa e l’espressione. Nel tipo e nella modalità della composizione richiama i dipinti di scimmie realizzati negli anni’50 da Graham Sutherland, con il quale Bacon stringe amicizia nel 1946. L’intelaiatura geometrica appena percettibile permette a Bacon di “vedere” meglio il soggetto, mentre la monocromia del fondo crea un contrasto deciso che aiuta a definirne la forma.

width=
Francis Bacon, Studio per scimpanzè, marzo 1957, Venezia, Collezione Peggy Guggenheim. Foto di David Heald © The Estate of Francis Bacon / All rights reserved / by SIAE 2016

 

Mark Rothko, Senza titolo (Rosso

Con la fine degli anni quaranta Rothko dipinge opere pienamente astratte, andando a contribuire allo sviluppo della pittura Color-field, caratterizzata da ampie superfici di colore. In Senza titolo (Rosso) il nero e il rosso saturi diventano entità dominanti fluttuando in forme rettangolari. Attraverso questi campi bidimensionali ricchi di colore l’artista traduce stati universali dello spirito, alludendo principalmente alla tragicità della condizione umana.

width=
Mark Rothko, Senza titolo (Rosso), 1968, Venezia, Fondazione Solomon R. Guggenheim, Collezione Hannelore B. e Rudolph B. Schulhof, lascito Hannelore B. Schulhof, 2012. Foto di David Heald © Kate Rothko Prizel & Christopher Rothko / ARS, New York, by SIAE 2016

 

Lucio Fontana, Concetto spaziale, Attese

Negli ultimi anni della sua carriera artistica Fontana è sempre più interessato all’allestimento della sua opera nelle molte mostre a lui dedicate in tutto il mondo, così come dell’idea di purezza raggiunta nelle sue ultime tele bianche. Ciò è evidente nella Biennale di Venezia del 1966, dove l’artista progetta un ambiente per le sue opere, e alla Documenta di Kassel del 1968. Fontana muore a Comabbio, Varese, il 7 settembre 1968.

width=

Lucio Fontana, Concetto spaziale, Attese, 1965, Venezia, Fondazione Solomon R. Guggenheim, Donazione, Fondazione Lucio Fontana. Foto di David Heald © Fondazione Lucio Fontana, Milano, by SIAE 2016