“Marina Abramović. The Cleaner”. Una mostra per tutti

Per la nostra istituzione e per il pubblico fiorentino e italiano la mostra Marina Abramović. The Cleaner è un’occasione irripetibile di incontro con un’artista fondamentale del nostro tempo, così come lo sono state recentemente le mostre di Ai Weiwei e Bill Viola tenutesi a Palazzo Strozzi rispettivamente nel 2016 e 2017.

La mostra di Marina Abramović a Firenze ci pone nuovamente di fronte a delle questioni a cui è necessario rispondere attraverso un lavoro di progettazione: come possiamo rendere l’incontro tra le sensazionali opere di Marina Abramović e il pubblico ancora più significativo? Come possiamo rendere il contesto dell’esperienza adatto a tutte le diverse tipologie di persone che quotidianamente entrano a Palazzo Strozzi?

Per rispondere a queste domande è opportuno considerare quella che è la missione di un’istituzione come la Fondazione Palazzo Strozzi: rendere l’arte accessibile al più ampio numero di persone possibile tenendo presente la diversità di ogni visitatore.

Cosa può offrire la mostra, per esempio, a una scuola, a un gruppo di adolescenti, a degli studenti universitari, a una famiglia, a una persona con disabilità? È necessario essere consapevoli e prepararsi alle diverse sensibilità, al diverso bagaglio di informazioni, alle diverse necessità del visitatore della mostra.

Tenendo chiaro in mente il nostro obiettivo, abbiamo deciso di non farci spaventare dal contenuto talvolta forte di alcune delle opere esposte, mantenendo tutta l’offerta per il pubblico che caratterizza le mostre di Palazzo Strozzi e rilanciando con nuovi progetti. Questo ha richiesto un lavoro diverso di progettazione delle attività e la preparazione di percorsi appositi che permettano anche alle categorie di pubblico più sensibili a certi contenuti di accedere alla mostra.

I nuovi progetti EDU dedicati alla mostra

width=Le famiglie con bambini trovano anche per questa mostra un calendario di attività a loro dedicate con i laboratori Oggetti magici (per famiglie con bambini tra i 3 e i 6 anni) e Vestirsi d’energia (per famiglie con bambini tra i 7 e i 12 anni).

In occasione della mostra di Marina Abramović, l’offerta di visite guidate e laboratori per le scuole, dall’infanzia all’università, è stata potenziata e diversificata con nuove attività in classe per la scuola primaria (Come diventare un’opera d’arte) e una nuova proposta con laboratorio in mostra dedicata agli studenti della scuola superiore che saranno invitati a sperimentare l’uso del proprio corpo per avvicinarsi ulteriormente alle opere di Marina Abramović (Corpi in azione).

Il Kit mostra, sempre disponibile gratuitamente al Punto Info, è stato pensato stavolta per adulti e giovani dai 14 anni in sù che, da soli o in gruppo, avranno voglia di mettersi in gioco e visitare la mostra con uno strumento inteso per stimolare l’approfondimento dei contenuti e l’interazione con le opere.

Proseguono anche i progetti speciali di accessibilità dedicati a persone con disabilità come Connessioni, A più voci (per persone con Alzheimer e chi se ne prende cura) e Sfumature, per ragazzi con disturbi dello spettro autistico). A questi si aggiunge un nuovo progetto, Corpo libero. Vivere l’arte con il Parkinson, dedicato alle persone con Parkinson che prende avvio proprio in occasione della mostra di Marina Abramović. Una nuova scommessa di Palazzo Strozzi che non poteva trovare contesto più adatto per trovare il suo inizio.

Per scoprire queste e tutte le altre proposte per il pubblico legate alla mostra Marina Abramović. The Cleaner vi invitiamo a visitare la sezione Educazione.

Marina Abramović a Firenze

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Palazzo Strozzi ospita per la prima volta in Italia una retrospettiva completa delle opere di Marina Abramović, che è considerata universalmente uno degli artisti viventi più rappresentativi della performance art. Ci troviamo di fronte a un’artista che a partire dagli anni Settanta ha lasciato un segno evidente nella scenario artistico mondiale e il suo lavoro viene spesso preso come esempio di riferimento da artisti di tutto il mondo che oggi hanno l’opportunità di formarsi attraverso il suo metodo.

La fama di Marina Abramović deriva anche dal suo status di artista che è riuscita a fuoriuscire dai circuiti talvolta ristretti dell’arte, avvicinando attraverso le suo opere così toccanti quella larga fascia di pubblico che non frequenta abitualmente il mondo dell’arte contemporanea. Il motivo di questo successo dipende da fattori diversi, tra cui la capacità di promuovere la sua figura attraverso eventi espositivi di prim’ordine come la mostra organizzata dal MoMA di New York nel 2010, The Artist Is Present, a cui è seguita la distribuzione al cinema del noto documentario che ne riprende il titolo. Ma il motivo principale della sua fama risiede sicuramente nel modo in cui quest’artista ha saputo utilizzare la propria immagine, il proprio corpo e la propria storia personale all’interno dei sui lavori, tramite i quali stabilisce con i visitatori delle sue mostre un rapporto speciale basato sull’empatia. 

Muri, il laboratorio con l’artista Virginia Zanetti per A più voci

Be involved. Speak your mind clearly. Let your voice be heard
Sii coinvolto. Esprimi le tue opinioni. Fai sentire la tua voce
Ai Weiwei

A più voci è il programma che dal 2011 la Fondazione Palazzo Strozzi dedica alle persone con Alzheimer e a chi se ne prende cura. Per ogni mostra vengono realizzati cicli di tre incontri,  progettati e condotti insieme da educatori museali e geriatrici.
A più voci, giunto alla sua dodicesima edizione, offre un’esperienza piacevole, stimolante ed emozionante da condividere insieme, per cercare nuovi modi di comunicare grazie alle emozioni suscitate dalle opere d’arte.

Un incontro di laboratorio making art completa ogni ciclo di attività. Fin dall’inizio il progetto è stato concepito per stimolare la comunicazione anche attraverso linguaggi differenti da quelli verbali. Sentire, toccare, manipolare, comporre o costruire sono opportunità di creazione e narrazione in dialogo con il proprio caregiver, con il resto del gruppo, con gli artisti esposti in mostra. Già il gesto di selezionare oggetti e materiali si è dimostrata un’occasione di espressione di sé importante all’interno del laboratorio.

width=Dalla primavera del 2016 si è aggiunta una nuova voce al progetto, quella dell’artista Virginia Zanetti, alla quale abbiamo chiesto di farci entrare nel suo linguaggio artistico. Le sue opere spesso prendono la forma di performance, traducendosi in sculture collettive, installazioni pubbliche o fotografie e per realizzarle Virginia richiede la collaborazione delle persone, che entrano così a far parte del processo artistico.

In occasione della mostra Ai Weiwei. Libero il punto di partenza è stato Souvenir da Shangai, un grande muro costruito con le macerie dello studio dell’artista distrutto a Shanghai dalle autorità cinesi. Un’installazione che parla di censura e del suo opposto, la libertà di parola. Da qui il titolo del laboratorio: Muri.

width=La riflessione si è indirizzata sulle parole che quotidianamente ognuno decide di non dire perché obbligato e frenato da convenzioni sociali, dalla paura o da limiti autoimposti.
Per il laboratorio Muri Virginia ha lavorato su questo tema chiedendo a una persona per volta, da sola davanti a lei:
Qual è un pensiero, una parola che non vuoi/non puoi dire? Io li trascriverò per te.

Ponendosi in una posizione di ascolto e definendosi come “un’esecutrice tecnica”, Virginia ha poi riletto ogni risposta singolarmente a ciascun partecipante, lasciandogli la scelta di cancellarla oppure salvarla e renderla pubblica (in forma anonima). Significativamente, tutti hanno scelto di mostrarla, esponendo pensieri e parole che rimangono quotidianamente nascosti, sepolti dentro, stavolta finalmente liberati.

width=Mentre i partecipanti, uno alla volta, hanno attraversato la porta entrando nella stanza con Virginia, gli altri, in gruppo, hanno continuato a concentrarsi sulla dinamica della coppia. I selfie di Ai Weiwei sono stati l’ispirazione per creare due scatti. Il primo per imitare le espressioni e le pose dell’artista; il secondo pensato come un autoritratto di coppia, dopo una reciproca più approfondita conoscenza attraverso un’attenta osservazione di due minuti ed un’esplorazione del volto dell’altro attraverso il tatto.

width=Per le persone con Alzheimer stare da soli con un’altra persona che non sia il caregiver è un’esperienza forte che capita raramente. Necessariamente c’è sempre qualcuno che dice cosa fare e come farlo. Lo stesso vale spesso per il caregiver. Tra i due spesso c’è una condivisione anche dei momenti più intimi. Per questo il tempo da spendere soli, di fronte a una persona dedicata all’ascolto, senza alcuna forma di giudizio, voleva essere l’offerta di uno spazio di libertà. Un tempo sospeso dove ogni parola pronunciata è stata colta come un frammento, un elemento prezioso, e riconosciuta come un dono agli altri; il frutto di uno sforzo che ognuno ha fatto per conquistarsi uno spazio di libertà.

Ogni frase viene alla fine affissa insieme a tutte le altre su una parete, creando un nuovo muro dove le parole censurate diventano visibili. Trascritte e poi rilette da Virginia, e quindi filtrate dall’operazione artistica, assumono una dimensione collettiva e diventano un’opera d’arte: specchio di pensieri che sono contemporaneamente di uno e di tutti.

 

Ultimi giorni per visitare Ai Weiwei. Libero

C’è tempo solo fino al 22 gennaio per visitare Ai Weiwei. Libero la prima grande mostra italiana dedicata a uno dei più celebri e controversi artisti contemporanei: Ai Weiwei.

width=Artista dissidente e personalità provocatoria, Ai Weiwei si è imposto sulla scena internazionale come il più famoso artista cinese vivente e una delle più influenti personalità del nostro tempo, sempre muovendosi tra attivismo politico e ricerca artistica e diventando un simbolo della lotta per la libertà di espressione. Nelle sue opere l’artista gioca tra antico e contemporaneo, tra passato, presente e futuro, denunciando le contraddizioni tra individuo e collettività nel mondo contemporaneo.

Una mostra che vede per la prima volta Palazzo Strozzi utilizzato come uno spazio espositivo unitario coinvolgendo la facciata, il cortile, il Piano Nobile e la Strozzina. Un’esperienza totalmente inedita per i visitatori che esalta il rapporto tra tradizione e modernità, in un luogo simbolo della storia di Firenze.

Per visitare la mostra con una delle nostre guide è possibile partecipare alle visite organizzate ogni giovedì alle 19.00 e ogni sabato alle 18.00.

Per info e prenotazioni
da lunedì a venerdì
9.00-13.00; 14.00-18.00
Tel. 055 2469600
prenotazioni@palazzostrozzi.org

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Per chi volesse invece scoprire la mostra attraverso un punto di vista inedito giovedì 19 gennaio, dalle ore 19.00 alle ore 22.00, si terrà il
Giovedì per i giovani

Un gruppo di studenti di due licei fiorentini sarà a disposizione dei visitatori per conoscere l’opera di Ai Weiwei e approfondire i temi che stanno dietro alle sue grandi installazioni.
Chiunque visiterà la mostra potrà approfittare della presenza degli studenti del Liceo Machiavelli-Capponi e del Liceo Michelangiolo di Firenze per ricevere qualche informazione in più o per avere l’occasione di conversare sulle opere in mostra.

L’attività rientra nel progetto di alternanza scuola-lavoro ed è gratuita con il biglietto di ingresso della mostra.

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Orario mostra
Tutti i giorni inclusi i festivi dalle ore 10.00 alle ore 20.00 (ultimo ingresso alle 19.00).
Ogni giovedì dalle ore 10.00 alle ore 23.00 (ultimo ingresso alle 22.00).

Se volete evitare qualsiasi coda ed entrare direttamente in mostra, a questo link è possibile acquistare il biglietto online.

Se non si sperimenta, che laboratorio è?

In occasione della mostra Da Kandinsky a Pollock. La grande arte dei Guggenheim il Dipartimento Educazione si è lasciato inspirare dai grandi dipinti astratti presenti in mostra, dalle tecniche dei pittori surrealisti e degli espressionisti astratti. Da queste suggestioni iniziali sono nate svariate attività educative proposte ai gruppi in visita alla mostra. Figure in fuga e Arte in scatola sono i due laboratori progettati rispettivamente per le classi di scuola primaria e secondaria di primo grado. Si tratta di due attività che condividono molti aspetti, a partire dal focus sulla pittura astratta e all’attenzione per il processo artistico contraddistinto da un atteggiamento di ricerca libera che si ritrova nelle opere di molti dei pittori protagonisti della mostra come Max Ernst, Jackson Pollock e Morris Louis.

Figure in fuga (classi con bambini dai 6 agli 11 anni) è nato da una riflessione sui modi in cui l’arte astratta libera il pittore dalla necessità di imitare il mondo trasformando la tela del dipinto in uno spazio di sperimentazione di pratiche che producono risultati imprevedibili. Per restituire in laboratorio questo atteggiamento e valorizzare la dimensione di scoperta che caratterizza l’opera di questi artisti sono stati utilizzati pochi materiali e il laboratorio può essere utilizzato come spunto da riproporre a casa o in classe. Per prima cosa i bambini suddivisi in gruppi hanno posizionato dei fogli di carta velina colorata sopra dei grandi fogli di carta da pacchi bianca. Utilizzando della semplice acqua i bambini hanno a turno iniziato a bagnare la carta colorata, in certi casi simulando con i pennelli il dripping di Pollock, o usando strumenti meno convenzionali come i contagocce, le spugne o i diffusori spray. L’acqua ha sciolto il pigmento colorato della velina che immancabilmente ha macchiato la carta da pacchi bianca sottostante in corrispondenza delle parti bagnate. Il risultato inaspettato spesso prendeva la forma di grandi macchie di colore che mutavano in affascinanti sfumature date dalla sovrapposizione di più carte colorate e che i bambini via via imparavano a gestire secondo le proprie intenzioni. Alla scoperta, dunque, è seguito il tentativo di controllo dei risultati da parte dei partecipanti.

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Questa attività, così come Arte in scatola, la variante progettata per le scuole medie in cui i ragazzi e le ragazze potevano utilizzare liberamente un set di strumenti prestabiliti per realizzare una propria opera astratta, ha messo in discussione il ruolo dell’educatore chiamato a condurre le attività. Proprio perché si tratta di due attività elementari dove il superamento delle regole precostituite e la gioia della scoperta autonoma sono da considerarsi come gli obbiettivi educativi più importanti, l’educatore deve riuscire a fare il necessario passo indietro lasciando che siano le suggestioni ottenute dalla visita della mostra a indicare le soluzioni espressive e a farne emergere di nuove.

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Proposte di laboratorio come queste rappresentano un esempio di come la semplificazione dei passaggi possa garantire lo spazio di libertà necessario al partecipante per esprimere la propria individualità e allo stesso tempo facciano emergere quei limiti (i pochi materiali a disposizione, il rispetto dell’ambiente di lavoro, il tempo prestabilito) che i bambini o i ragazzi possono esplorare con l’obbiettivo di forzarne le logiche attraverso ulteriori soluzioni creative.

Collezionismi

Due collezioni a confronto, quella di Solomon e di Peggy Guggenheim, hanno definito nel tempo il concetto di arte moderna, dal Surrealismo all’Action Painting fino all’Informale e alla Pop art.

Da questo confronto nasce la mostra Da Kandinsky a Pollock. La grande arte dei Guggenheim da cui prende spunto il progetto educativo Collezionismi.

Collezionismi nasce dall’idea di utilizzare la mostra come terreno di confronto finalizzato alla produzione di nuove opere d’arte e nuovi progetti artistici. Collezionismo a 360 gradi dunque: come pratica artistica, come approccio operativo, come metodo di lavoro. Organizzare una raccolta di oggetti o immagini, secondo un’idea, una riflessione, un racconto, come stimolo per nuovi scenari o la definizione di inedite suggestioni visive.

Il progetto ha coinvolto gli studenti delle Accademie d’arte di Firenze che, dopo una visita alla mostra e l’incontro con due artisti, Chiara Betazzi e Francesco Carone -la cui ricerca artistica ha un forte legame con l’idea di collezione- hanno esplorato possibili forme di collezionismo attraverso la fotografia, la performance e la pittura.

width=Ogni studente ha attinto dal proprio percorso di formazione e dalle proprie esperienze, traducendo l’atto del collezionare non solo in una raccolta di oggetti, ma in una serie più complessa di attività, scendendo più in profondità nel processo creativo.

In un incontro pubblico a Palazzo Strozzi, i partecipanti al progetto hanno presentato in anteprima le produzioni più significative: c’è chi ha catturato il proprio tempo attraverso una video performance, chi ha costruito scatole cinesi concettuali attraverso collezioni di fotografie il cui soggetto sono collezioni di sculture, chi ha utilizzato gli oggetti dimenticati della propria infanzia come incipit di un progetto video in stop-motion.

width=Tante le possibili forme di “collezionismo” realizzate dai ragazzi che, grazie alla collaborazione con gli studenti del corso di Art Management dello IED Firenze, sono divenute una mostra di arte contemporanea dal titolo #tantecose.

Il progetto espositivo #tantecose si terrà negli spazi di IED (in via Bufalini 6R) e ONART Gallery, (in via della Pergola 57-61/r) dal 23 al 30 giugno 2016 presentando non solo il concetto del collezionismo di opere d’arte ispirate alle collezioni dei Guggenheim, esposte a Palazzo Strozzi, ma considerando anche i vari approcci psicologici del collezionismo come azione di raccolta di oggetti, pensieri e esperienze.

L’atto di collezionare include una selezione: una scelta specifica degli elementi selezionati. #tantecose invita lo spettatore ad esplorare la natura di queste scelte.

width=Collezionismi è realizzato grazie alla collaborazione di:
Accademia di Belle Arti di Firenze (Marco Raffaele)
LABA Firenze (Federica Chezzi, Massimo Innocenti)
IED (Daria Filardo)
Fondazione Studio Marangoni, (Lucia Minunno, Margherita Verdi)
Chiara Bettazzi e Francesco Carone

Dove vivo io

«Abitare è essere ovunque a casa propria». Inizia così il documentario del 1977 dell’architetto Ugo La Pietra. A questo pensiero e alla migrazione contemporanea rappresentata nella mostra Liu Xiaodong: Migrazioni si ispira il progetto Dove vivo io, realizzato dal Dipartimento Educazione della Fondazione Palazzo Strozzi.

L’idea è di raccontare la comunità che vive nei luoghi raffigurati dal pittore Liu Xiaodong, attraverso una testimonianza diretta, fatta di voci, suoni e immagini. Un progetto pensato per far emergere i legami con il territorio e i percorsi emotivi di chi abita quotidianamente la città.

Come ci rappresentano e cosa raccontano di noi i luoghi in cui viviamo? Quanto siamo influenzati dai quartieri, dalle vie e dalle piazze che frequentiamo? Quanto la nostra presenza modifica questi luoghi?

A queste domande risponde un gruppo di ragazze e ragazzi, che vivono tra Prato e Firenze, riflettendo sui luoghi del proprio vissuto quotidiano: una strada, una piazza o qualsiasi altro posto legato ad un ricordo, a un’emozione, alla personale percezione della città.

Il punto di partenza è stato quello di individuare sulla mappa di Prato, i “luoghi del cuore”; è seguita una visita in città per scoprire insieme le aree indicate: un percorso durante il quale ognuno ha raccontato le storie, le trasformazioni, le relazioni, con una particolare attenzione al quartiere di Chinatown. La fase successiva è stata quella di intervistare persone che vivono nel territorio, scelte direttamente dai partecipanti.

width=Ad ogni luogo corrisponde una storia: c’è chi ha indicato Piazza dell’Immaginario, chi via Pistoiese, chi piazza Duomo, raccontando così frammenti della città. Vincenzo, spazzino italiano, si prende cura della strade del Macrolotto Zero; Giulia, ex studentessa di medicina, vive in Italia da venticinque anni lavorando come sarta, innamorata del centro storico pratese; Massimiliano, ha un cognome e un passaporto cinese, senza però conoscere la lingua. Tante le storie che si intrecciano, raccolte in un progetto sonoro, con sottotitoli in italiano e cinese, affiancato da una selezione di fotografie e mappe dei luoghi raccontati.

Il video, le fotografie e le mappe che potete vedere per intero qui, sono il risultato di alcuni mesi di lavoro che hanno permesso di scoprire, approfondire e raccontare l’articolata convivenza multiculturale che caratterizza Prato.

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Tutte le interviste e le fotografie sono disponibili sul nostro account Youtube e Flickr.

width=Il progetto è stato reso possibile grazie alla collaborazione con Sara Jacopini, Miao Miao Huang e all’attenzione e sensibilità di tutti i partecipanti.
Il progetto audio è stato realizzato in collaborazione con Radio Papesse.
La documentazione fotografica e il montaggio video è di Giancarlo Barzagli.
Le mappe sono state realizzate da Emanuele Barili.

 

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Una mostra, tanti modi di visitarla

Palazzo Strozzi dedica un’attenzione particolare ai propri visitatori e propone un’ampia selezione di attività pensate per rendere la visita alla mostra un’esperienza ancora più significativa. Oltre ai percorsi guidati con gli educatori si può scegliere un’attività da fare in autonomia come il Kit Famiglie o il Kit Disegno per scoprire le opere in mostra per scoprire le opere da inaspettati punti di vista. E per chi vuole prendersi una pausa durante la visita la Sala Lettura offre una selezione di libri da sfogliare ispirati ai temi e agli artisti della mostra.

 

Sala lettura: una sala sempre aperta alle vostre storie

La sala lettura è un luogo speciale all’interno del percorso espositivo dedicato ai visitatori che vogliono far volare l’immaginazione, che desiderano scoprire e sfogliare le pubblicazioni dedicate ai temi e agli artisti della mostra oppure, semplicemente, a chi vuole un momento di pausa dalla visita.

In occasione della mostra Da Kandinsky a Pollock. La grande arte dei Guggenheim, troverete in sala lettura una grande parete con la cronologia degli eventi collegati alla vita di Solomon e Peggy Guggenheim e il progetto La storia di un’opera d’arte. Avrete infatti la possibilità di creare un nuovo contesto e una nuova storia per i dipinti di Francis Bacon, di Wassily Kandinsky e per un mobile di Alexander Calder, disegnando su tre album che sono sempre a disposizione del pubblico e della sua creatività.

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Kit Famiglie

Il Kit famiglie è dedicato ad adulti e bambini, pensato appositamente per condividere la visita in mostra in maniera divertente e creativa. Ogni tappa del percorso prevede un’attività che permette un approfondimento inedito sugli artisti e sulle opere della mostra Da Kandinsky a Pollock. La grande arte dei Guggenheim.

Con il Kit potrete: scoprire, osservare, inventare, disegnare, creare storie, affidarvi al caso, progettare sculture in movimento, lasciarvi stupire dall’arte!

Avrete sempre con voi tutto il necessario per una visita in autonomia: un piccolo libro con giochi e suggerimenti per osservare le opere, oggetti speciali da usare in mostra e un diario per condividere la propria esperienza con le persone che lo utilizzeranno in futuro.

Il Kit Famiglie si può richiedere gratuitamente al Punto Info della mostra, è sempre disponibile e non è neccesaria la prenotazione.

Si ringrazia Il Bisonte per la borsa del Kit Famiglie

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Kit Disegno

Un album, una matita, una gomma ed un suggerimento per osservare le opere!

Il Kit Disegno è un materiale disponibile per i visitatori della mostra, pensato per allenare lo sguardo ed esprimere la propria creatività attraverso la più antica forma d’arte: il disegno.

Disegnare è guardare, è conoscere, è interagire con un’opera d’arte in modo diverso, è un metodo per concentrarsi e allo stesso tempo per perdersi davanti ad un quadro o una scultura. Un’immagine disegnata contiene in sé l’esperienza dell’osservazione, tradurre quello che vediamo in un nuovo disegno rappresenta il nostro personale sforzo di dare una forma al mondo.

Il Kit Disegno è rivolto a chiunque voglia visitare la mostra e sperimentare un nuovo modo di guardare l’arte dei grandi artisti. L’importante non è realizzare un bel disegno, ma lasciare che occhio, mano e matita lavorino insieme trasportandoci nell’esperienza della creazione.

Il Kit si può richiedere gratuitamente al Punto Info della mostra, sempre disponibile e non necessita di prenotazione.

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Scoprite tutte le attività educative di Palazzo Strozzi

A più voci

Oggi parliamo di accessibilità museale e di quanto il progetto A più voci stia contribuendo all’abbattimento delle barriere, non solo fisiche, all’interno dei nostri percorsi espositivi. Si tratta di un’iniziativa, tra le prime in Italia, che Palazzo Strozzi porta avanti dal 2011.

Dedicato alle persone affette da Alzheimer e a chi se ne prende cura, il progetto è finalizzato a rendere accessibili alle persone con demenza le mostre promosse dalla Fondazione attraverso attività appositamente concepite. Le persone affette da Alzheimer hanno così la possibilità di esprimersi attraverso l’arte, attraverso un modello per una comunicazione ancora possibile, facendo ricorso all’immaginazione e non alla memoria, alla fantasia e non alle capacità logico-cognitive, valorizzando le residue capacità comunicative.

Gli obiettivi perseguiti dal progetto A più voci sono:

  • proporre alle persone con Alzheimer e ai loro caregiver un incontro diretto con l’arte attraverso un’esperienza piacevole, stimolante, emozionante;
  • offrire ai partecipanti la possibilità di esprimere se stessi e proporre nuovi esempi di comunicazione possibile;
  • creare nuove occasioni di relazioni sociali e promuovere un cambiamento nella percezione sociale della malattia.

width=Per ogni mostra vengono organizzati quattro cicli di tre incontri ciascuno, completamente gratuiti per i partecipanti. Ogni incontro è condotto da tre educatori in compresenza, di cui almeno uno specializzato in comunicazione museale e almeno uno specializzato in animazione geriatrica. Gli incontri si svolgono negli orari di apertura di Palazzo Strozzi per promuovere la conoscenza della malattia e un cambiamento nella percezione sociale del malato.

Nei primi due incontri viene scelta un’opera della mostra di fronte alla quale soffermarsi. Attraverso una conversazione guidata, si invitano tutti i partecipanti alla creazione di un racconto collettivo o di una poesia (appunto le più voci che può assumere un’opera) suggerendo così altri modi possibili di guardare all’arte.

Il terzo incontro è invece dedicato a un’attività creativa ispirata alle opere esposte in mostra e incentrata sulla relazione tra le persone affette da Alzheimer e i loro accompagnatori.

Parte importante del progetto è costituita dai due incontri riservati ai caregiver. Il primo appuntamento viene fissato all’inizio di ogni mostra per spiegare gli obiettivi del progetto e ascoltare le opinioni dei partecipanti. Il secondo avviene a conclusione della mostra, per valutare insieme l’attività svolta e per progettare le azioni future.

Nel 2012 e nel 2014 sono stati organizzati da Palazzo Strozzi due convegni internazionali sulle proposte museali per le persone affette da Alzheimer che hanno visto la partecipazione delle più importanti realtà museali internazionali (fra cui il MoMA e il Museum of Modern Art di New York, la Royal Academy di Londra, il Prado di Madrid, lo Stedelijk Museum di Amsterdam, il Norsk Teknisk Museum di Oslo, la Kunsthaus di Zurigo, la Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma e le Gallerie d’Italia di Milano). I due convegni hanno avuto una risonanza internazionale e hanno contribuito a far nascere nuovi progetti analoghi a Firenze ed in Italia.

Maggiori informazioni www.palazzostrozzi.org/il-progetto-a-piu-voci/

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Un giovedì speciale a Palazzo Strozzi

Immaginate un giovedì sera a Palazzo Strozzi, la mostra Bellezza divina (terminata domenica 24 gennaio) e un gruppo di ragazze e ragazzi, tra i 18 e i 20 anni, che vi guida tra le sale espositive per osservare e discutere delle opere insieme a voi, soffermandosi su quelle che maggiormente hanno colpito la loro attenzione. Quello che vi abbiamo appena descritto è il Giovedì per i Giovani, appuntamento che, da alcuni anni, è diventato un momento imprescindibile dell’attività didattica di Palazzo Strozzi, dove arte e giovani trovano un punto d’incontro e di dialogo.

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L’idea del progetto è di offrire ai ragazzi delle scuole superiori un’esperienza di confronto con l’arte, dando loro la possibilità di diventare i protagonisti del racconto di un’opera esposta in mostra. Per raggiungere l’obiettivo è necessario stabilire un contatto ravvicinato con l’opera, mettersi in gioco e superare la timidezza, sviluppare un vocabolario specifico e riflettere sulla comunicazione. Un’attività in cui si mescolano apprendimento, curiosità e passione, per un’esperienza formativa che ogni volta coinvolge studenti, insegnati e visitatori.

In occasione della mostra appena conclusa Bellezza divina, grazie alla collaborazione con le professoresse Giovanna Ragionieri e Francesca Giannetti abbiamo lavorato al progetto con due scuole superiori fiorentine: il Liceo Artistico Statale “Leon Battista Alberti” e l’Istituto Statale d’Istruzione Superiore “Gobetti Volta”. Gli studenti hanno aderito all’esperienza per i motivi più diversi: c’è chi ha preso parte al progetto per superare le proprie barriere emotive (come parlare in pubblico), chi semplicemente per passione dell’arte, chi come approfondimento del proprio percorso scolastico, chi per farsi un’idea su un possibile lavoro futuro. I partecipanti erano accomunati dal desiderio di comprendere l’arte e di comunicare il loro punto di vista.

Ma come si racconta un’opera d’arte? Come relazionarsi a qualcuno che non si conosce? Quale opera scegliere? Tante le domande e tante le preoccupazioni che si sono posti i ragazzi.

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A questo proposito Martino Margheri e Alessio Bertini, del Dipartimento Educazione della Fondazione Palazzo Strozzi, hanno organizzato un calendario di incontri di avvicinamento alle due serate, per preparare i ragazzi sul percorso espositivo, sulle singole opere e sulle strategie comunicative da adottare con il pubblico della mostra.

Le “lezioni” da apprendere sono molteplici:

1: presentarsi e stabilire un contatto con il visitatore;

2: coinvolgere il visitatore attraverso il racconto dell’opera;

3: restituire la ricchezza di un percorso espositivo;

4: condividere le proprie idee e trasmettere la propria passione per l’arte.

Il risultato è stato un evento speciale, che ha permesso di visitare la mostra con occhi nuovi, confrontandosi con il punto di vista degli studenti, con la loro spontaneità e la loro passione.

Vi aspettiamo per il prossimo Giovedì per i Giovani in occasione della mostra Da Kandinsky a Pollock. La grande arte dei Guggenheim!


Gli insegnati interessati a partecipare con le proprie classi al progetto in occasione delle prossime mostre possono rivolgersi al Dipartimento Educazione della Fondazione Palazzo Strozzi: edu@palazzostrozzi.org

Si ringrazia per le foto Martino Margheri.

 

HOLY! HOLY! HOLY!

Footnote to Howl di Allen Ginsberg, poema beat del 1955, è il simbolo di una generazione che metteva in discussione i propri valori, ma non solo, sono anche i versi da cui parte il progetto Holy!Holy!Holy! per Università e Accademie d’arte, realizzato in occasione della mostra Bellezza divina tra Van Gogh Chagall e Fontana.

La mostra offre un terreno di confronto sul rapporto tra arte e religione, la trasformazione di temi iconografici legati al sacro tra Ottocento e Novecento, e soprattutto, le modalità con cui gli artisti hanno avvertito il sentimento del sacro e lo hanno rappresentato. La varietà e l’evoluzione di questo “genere” artistico è leggibile nelle attualizzazioni, nelle trasformazioni e negli stravolgimenti che le opere in mostra testimoniano. Ma come si declina oggi il rapporto tra arte e sacro? Quali forme e modalità espressive possono rinnovare un tema così complesso, in cui si sovrappongono elementi culturali, identitari e politici?

A rispondere queste domande sarà il progetto Holy!Holy!Holy!, o meglio, i suoi partecipanti. Saranno infatti gli studenti di California State University, Lorenzo De’ Medici, Syracuse University e SACI, a misurarsi sul tema realizzando nuove opere nate dal confronto diretto con la mostra.

La mostra Bellezza divina tra Van Gogh Chagall e Fontana è infatti il punto di partenza di un percorso attraverso l’evoluzione storica e politica dell’arte sacra degli ultimi due secoli. Le visite dialogiche in mostra e due talk con gli artisti Nicoletta Salomon e Fabrizio Ajello, le cui ricerche artistiche hanno una forte relazione con il tema proposto, serviranno come momenti d’approfondimento, confronto e analisi, fondamentali per l’elaborazione di idee e lo sviluppo di una o più opere. Per l’artista Nicoletta Salomon la dimensione del sacro si auto-rivela nel fare arte, ossia nell’atto stesso che porta alla creazione artistica, pittorica o poetica; è nel gesto artistico, nella sua ritualità, che si svelerebbe il sacro. L’artista Fabrizio Ajello, invece, pone come momento di riflessione e di identità il suo incontro/confronto con gli spazi storicamente adibiti al sacro.

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Talk dell’artista Nicoletta Salomon a Palazzo Strozzi e opere: a) Senza titolo, 2010, Collezione Felli Campigli, Firenze, b) Untitled, 2013/2014, Collezione permanente Florence University of the Arts, Firenze.
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Talk dell’artista Fabrizio Ajello a Palazzo Strozzi e opere: a) Diavoli b) San Fratello.

Al termine di questo ciclo di visite e incontri, gli studenti, affiancati dai propri docenti, avranno a disposizione un periodo di lavoro durante il quale potranno produrre nuove opere che indaghino ed esprimano la loro personale lettura del tema. Il 9 dicembre, dalle ore 18.00 alle 19.30, gli studenti coinvolti presenteranno le produzioni più significative in un incontro pubblico nella sala lecture della Strozzina a Palazzo Strozzi.

 

Il progetto è realizzato grazie alla collaborazione di:
California State University (Marsha Steinberg)
Lorenzo De’ Medici (Gianluca Maver)
SACI (Daria Filardo)
Syracuse University, (Kirsten Stromberg, Stafani Talini)

e gli artisti:
Fabrizio Ajello
Nicoletta Salomon