Fai volare le tue idee

di Martino Margheri

Chi lavora nei musei e nelle istituzioni culturali conosce bene i lunghi tempi di programmazione e progettazione delle attività espositive. Che si tratti di un’esposizione di Old Masters, oppure della monografica di un grande artista contemporaneo, le riunioni preliminari avvengono anche quattro anni prima della data d’inizio. Per la mostra Tomás Saraceno. Aria le prime discussioni con l’artista e il suo studio sono iniziate nel 2017 e il sopralluogo di Saraceno a Palazzo Strozzi risale all’autunno del 2018.
Definiti i caratteri generali di un progetto, partono le discussioni che coinvolgono tutti i dipartimenti della nostra istituzione culturale. Lo scopo è usare al meglio la mostra in tutte le sue potenzialità, sviluppando attività e strategie che riguardano ogni aspetto del lavoro, dalla comunicazione alla promozione, fino ai progetti educativi.

Lavorare con Tomás Saraceno è stata una grande opportunità poiché nel suo studio sono presenti professionalità diverse: architetti, video maker, designer, allestitori che in maniera corale si interfacciano con l’artista e contribuiscono a dare forma alla sua visione. Nella varietà dei progetti realizzati da Saraceno e dall’Aerocene Foundation, fondato nel 2015, abbiamo individuato delle esperienze che ci avrebbero permesso di sperimentare formati educativi interessanti da indirizzare a studenti di comunicazione e progettazione proprio in occasione della mostra a Palazzo Strozzi.

Si è innescato così un dialogo con IED Firenze (Istituto Europeo di Design) che si è velocemente trasformato in un’importante partnership istituzionale e nel progetto dedicato al Museo Aero Solar con un gruppo selezionato di docenti e studenti. Il Museo Aero Solar è una grande scultura volante assemblata esclusivamente con sacchetti di plastica riutilizzati. Il progetto è nato nel 2007 da un’idea di Saraceno in conversazione con Alberto Pesavento, e da allora è stato realizzato in formati diversi in oltre ventuno Paesi. Il Museo Aero Solar incarna la visione di un futuro senza inquinamento attraverso la crescita di comunità create spontaneamente e geograficamente distanti che vi prendono parte.

Museo Aero Solar, fotografie Studio Tomás Saraceno, courtesy Aerocene Foundation

Con questi presupposti ci siamo dati come obiettivo il coinvolgimento dei visitatori di Palazzo Strozzi nella realizzazione di un grande progetto partecipativo per Firenze, che sarebbe iniziato con la raccolta di sacchetti di plastica e sarebbe poi terminato con un’esperienza di volo nel Parco delle Cascine. Ma come fare? Che strumenti mettere in campo? Quali accorgimenti tecnici per costruire una scultura volante?

Illustrazione tratta da Aerocene Journal

Inizialmente è stato importante analizzare l’identità e le caratteristiche del Museo Aero Solar nell’esperienza artistica di Tomás Saraceno. Una lecture introduttiva con gli studenti di IED ci ha permesso di affrontare l’aspetto concettuale e le necessità tecniche. La discussione ci ha portato velocemente al quesito più importante: come realizzare un Museo Aero Solar in città? Come comunicarlo? Come coinvolgere le persone nelle diverse fasi?
È partita una ricerca che ha portato allo sviluppo di una grafica unitaria declinata in cartoline, flyer e poster da distribuire nelle biblioteche, nelle scuole, nelle università e nelle accademie. La comunicazione doveva veicolare tre aspetti fondamentali: far conoscere il progetto, incentivare la raccolta di sacchetti di plastica e invitare al grande workshop finale di assemblaggio e volo.

Incontro con gli studenti IED Firenze per progettare il raccoglitore e sviluppare la comunicazione

Utilizzando la stessa immagine coordinata abbiamo lavorato al progetto di un grande raccoglitore che i visitatori della mostra avrebbero usato per lasciare i loro sacchetti di plastica usati. Mentre gli studenti lavoravano alla produzione di tutti questi materiali abbiamo sempre mantenuto un filo diretto con lo studio di Tomás Saraceno per rispettare le linee guida della loro comunicazione. Il workshop al Parco delle Cascine sarebbe stato il tassello finale e per arrivare preparati avevamo organizzato un test per assemblare i sacchetti secondo le indicazioni ricevute. Avevamo messo in piedi una fitta rete di attività concatenate tra loro, coordinate dal Dipartimento Educazione in stretta collaborazione con un attento gruppo di docenti e studenti IED.

Raccoglitore dei sacchetti per il Museo Aero Solar collocato in un ambiente di Palazzo Strozzi

Era appena partita la mostra, i primi sacchetti erano apparsi nel raccoglitore, quando Palazzo Strozzi ha chiuso insieme a tutti gli altri luoghi espositivi non solo italiani.
Addio al Museo Aero Solar? Sì, ma solo nel suo formato fisico.
Sono ripartiti gli incontri di progettazione condivisa e abbiamo elaborato una nuova strategia: abbiamo pensato che sarebbe stato interessante trasformare quel senso di appartenenza in un progetto online, adatto ai tempi di distanziamento sociale. Così come i visitatori di Palazzo Strozzi avrebbero contribuito con i loro sacchetti di plastica a formare una comunità, oggi ognuno può prendere parte al progetto con una riflessione o un’immagine attraverso questa pagina.
Tutto parte da qui: quali idee abbiamo per il futuro? Raccogliamo pensieri, discutiamone e facciamoli volare metaforicamente; dall’alto si ha un’altra prospettiva che permette di trovare nuove soluzioni al nostro modo di vivere.

Il progetto è stato possibile grazie alla collaborazione con IED Firenze, l’infaticabile lavoro di Alessandra Foschi coordinatrice del corso Comunicazione pubblicitaria, Cecilia Chiarantini coordinatrice del corso Interior Design, i consigli e l’esperienza dei docenti Marco Innocenti, Luca Parenti e Francesco Toselli e una grande squadra di lavoro formata dagli studenti Edoardo Bartoli, Fiamma Batini, Damiano Boragine, Sara Cabrini, Livia Ceccarelli, Lorenzo D’ Elia, Camilla Giachi, Serena Grazia, Eva Lazzeri, Davide Lichen Lu, Mariasole Monaci, Pietro Niccolini, Liliana Parlato, Alessio Pezzi, Davide Pisoni, Lisa Purini, Martina Oliva, Zössmayr Sebastian, Irene Spalletti, Taeko Shinjo, Eulalia Talamo, Luca Varricchio, Carlotta Zandon.

Vedi anche

Collezionismi

Due collezioni a confronto, quella di Solomon e di Peggy Guggenheim, hanno definito nel tempo il concetto di arte moderna, dal Surrealismo all’Action Painting fino all’Informale e alla Pop art.

Da questo confronto nasce la mostra Da Kandinsky a Pollock. La grande arte dei Guggenheim da cui prende spunto il progetto educativo Collezionismi.

Collezionismi nasce dall’idea di utilizzare la mostra come terreno di confronto finalizzato alla produzione di nuove opere d’arte e nuovi progetti artistici. Collezionismo a 360 gradi dunque: come pratica artistica, come approccio operativo, come metodo di lavoro. Organizzare una raccolta di oggetti o immagini, secondo un’idea, una riflessione, un racconto, come stimolo per nuovi scenari o la definizione di inedite suggestioni visive.

Il progetto ha coinvolto gli studenti delle Accademie d’arte di Firenze che, dopo una visita alla mostra e l’incontro con due artisti, Chiara Betazzi e Francesco Carone -la cui ricerca artistica ha un forte legame con l’idea di collezione- hanno esplorato possibili forme di collezionismo attraverso la fotografia, la performance e la pittura.

width=Ogni studente ha attinto dal proprio percorso di formazione e dalle proprie esperienze, traducendo l’atto del collezionare non solo in una raccolta di oggetti, ma in una serie più complessa di attività, scendendo più in profondità nel processo creativo.

In un incontro pubblico a Palazzo Strozzi, i partecipanti al progetto hanno presentato in anteprima le produzioni più significative: c’è chi ha catturato il proprio tempo attraverso una video performance, chi ha costruito scatole cinesi concettuali attraverso collezioni di fotografie il cui soggetto sono collezioni di sculture, chi ha utilizzato gli oggetti dimenticati della propria infanzia come incipit di un progetto video in stop-motion.

width=Tante le possibili forme di “collezionismo” realizzate dai ragazzi che, grazie alla collaborazione con gli studenti del corso di Art Management dello IED Firenze, sono divenute una mostra di arte contemporanea dal titolo #tantecose.

Il progetto espositivo #tantecose si terrà negli spazi di IED (in via Bufalini 6R) e ONART Gallery, (in via della Pergola 57-61/r) dal 23 al 30 giugno 2016 presentando non solo il concetto del collezionismo di opere d’arte ispirate alle collezioni dei Guggenheim, esposte a Palazzo Strozzi, ma considerando anche i vari approcci psicologici del collezionismo come azione di raccolta di oggetti, pensieri e esperienze.

L’atto di collezionare include una selezione: una scelta specifica degli elementi selezionati. #tantecose invita lo spettatore ad esplorare la natura di queste scelte.

width=Collezionismi è realizzato grazie alla collaborazione di:
Accademia di Belle Arti di Firenze (Marco Raffaele)
LABA Firenze (Federica Chezzi, Massimo Innocenti)
IED (Daria Filardo)
Fondazione Studio Marangoni, (Lucia Minunno, Margherita Verdi)
Chiara Bettazzi e Francesco Carone