La forma del futuro

Ripensami tra 20 anni ripensami, Foto di Mouhamed Yaye Traore

di Alessio Bertini

Per molti il 2020 è stato un anno vissuto in sospensione. Sospensione del lavoro, delle scadenze, dei viaggi, delle relazioni. In attesa di ritrovare la quotidianità sottrattaci dalla pandemia facciamo i conti con uno sfasamento che influisce sulla nostra capacità di vivere il presente e immaginare il futuro.

Sebbene l’emergenza sanitaria abbia riguardato tutti indistintamente, giovani e giovanissimi hanno subito i suoi effetti proprio nel momento in cui l’individuo inizia a esplorare il mondo oltre lo spazio domestico. Sappiamo ancora poco delle ripercussioni che tutto ciò avrà sulla loro generazione.

È pensando a questo contesto che Palazzo Strozzi sta portando avanti – in collaborazione con enti e amministrazioni di tutto il territorio toscano – una serie di laboratori guidati da artisti e dedicati a ragazze e ragazzi tra gli 11 e i 17 anni. Questo programma, Artisti vagabondi, nasce all’interno di Vagabondi efficaci. Seminare cultura per crescere insieme­­­­­­, il progetto dedicato al contrasto della povertà educativa finanziato dall’impresa sociale Con i Bambini e che riunisce un ampio partenariato coordinato da Oxfam Italia.

Un momento di attività presso Officina Giovani a Prato. Foto di Mouhamed Yaye Traore
Un momento di attività presso Officina Giovani a Prato. Foto di Mouhamed Yaye Traore

Il progetto, avviato nel 2018, nasceva con l’ambizione di realizzare in tre anni centinaia di attività in tutta la Toscana, proponendo laboratori interdisciplinari di 12 o 20 ore da realizzare in ambito scolastico ed extrascolastico. La programmazione ha però dovuto fare i conti con l’epidemia di COVID-19, che non ha solo limitato lo svolgimento di attività in presenza, ma ha posto di fronte la necessità di interpretare diversamente gli obiettivi dell’azione, mettendo le risorse umane e finanziare al servizio di un contesto radicalmente mutato.

In un nuovo scenario segnato da paure, insofferenza, spaesamento e dal distanziamento sociale, Palazzo Strozzi ha creato una serie di occasioni per permettere ad adolescenti residenti in diverse aree della Toscana di incontrarsi e di riflettere su questo momento storico per darne una rappresentazione. Il tutto, nel rispetto delle norme sanitarie e nonostante le sfide organizzative che hanno comportato.

Grazie all’aiuto di artisti come Jacopo Natoli e Danilo Innocenti del collettivo Sgorbio, e di Cristina Pancini, abbiamo ideato dei laboratori articolati in varie giornate di attività per stimolare nei partecipanti una risposta attiva a un tempo avverso. Con Sgorbio abbiamo organizzato un centro estivo nella splendida cornice del Parco Vivo di Castiglion d’Orcia, dove l’esperienza è stata dedicata al rapporto con la natura, riscoperto e riconfigurato grazie a un approccio artistico.

Attività presso il Parco Vivo di Castiglion d’Orcia. Foto di Jacopo Natoli e Danilo Innocenti
Attività presso il Parco Vivo di Castiglion d’Orcia. Foto di Jacopo Natoli e Danilo Innocenti

Jacopo Natoli e Danilo Innocenti hanno dato vita, insieme a un gruppo di under 15, a una «situazione di autoapprendimento» resa secondo i due artisti «ancora più sorprendente dal fatto che, invece che in uno spazio votato all’educazione come l’aula scolastica, sia successo tutto in un bosco». Il risultato concreto di questa esperienza di conoscenza dell’ambiente – e di sé – è stata la produzione di strumenti musicali realizzati con materiali trovati tra alberi e cespugli. Si tratta di un obiettivo che possiamo leggere come il pretesto per attivare un processo ben più importante e cioè, come dice Jacopo, «il fatto che potessimo creare degli strumenti musicali nel bosco senza che nessuno, nemmeno chi conduceva l’attività, avesse un’esperienza in ciò. Facevamo tutti cose che non sapevamo fare».

Attività presso Officina Giovani a Prato. Foto di Mouhamed Yaye Traore
Attività presso Officina Giovani a Prato. Foto di Mouhamed Yaye Traore

La proposta di Cristina Pancini si è sviluppata nei mesi autunnali e invernali, prima a Prato, presso Officina Giovani, e poi a Figline Valdarno negli spazi del Centro diurno EOS. Ripensami tra 20 anni ripensami è un’attività dedicata alla possibilità di immaginare se stessi nel futuro: un immaginario che la pandemia ha decisamente complicato.

In entrambe le occasioni i partecipanti, tra i 12 e i 17 anni di età, hanno dato forma e voce a ciò che non si può vedere né conoscere: il mondo nell’anno 2040. La difficoltà e il valore di questo lavoro emergono dalle paroledell’artista sul progetto: «In questi giorni così precipitosamente violenti tremiamo, ma proviamo a ritrovarci: alcuni si sentono spaesati, molto spaventati; altri pensano che un pessimismo così diffuso sia esagerato, almeno quanto l’ottimismo di ieri; altri si arrabbiano; altri ancora preferiscono pensare ad altro… Tra tutte, emergono delicate e chiare alcune voci, quelle di chi sente forte il bisogno di prendersi cura del presente e si chiede: Come saremo tra qualche anno? Come vogliamo essere? Cosa possiamo fare?».

Queste domande sono state rivolte dall’artista a chi ha l’età giusta per immaginarsi protagonista di quel futuro: ragazze e ragazzi nei primi anni delle scuole superiori, provenienti da contesti territoriali e familiari diversi, talvolta anche difficili, ma accomunati dagli stessi interrogativi verso il tempo che verrà. Attraverso conversazioni con l’artista, esercizi di rappresentazione, piccole indagini sociali che hanno coinvolto i passanti, ogni partecipante è riuscito a visualizzare, scrivere e illustrare le paure e i desideri che collega al proprio futuro, partendo dalle difficoltà e dalle gioie che già conosce.

Uno degli elaborati esposti all’evento conclusivo dell’attività di Figline Valdarno. Foto di Alessio Bertini
Uno degli elaborati esposti all’evento conclusivo dell’attività di Figline Valdarno. Foto di Alessio Bertini

In alcuni casi sono emerse fragilità, dolori, insicurezze e piccole crepe nel percorso di crescita che sono difficili da raccontare con leggerezza. Non è semplice chiedere a una persona di aprirsi con onestà su questioni tanto delicate. Per questo motivo nella seconda edizione dell’attività a Figline i partecipanti hanno scritto i pensieri con inchiostro bianco su carta bianca: uno stratagemma utile per far percepire a chi legge la profondità di certi contenuti, la difficoltà con cui sono affiorati, la loro non gratuità. I documenti sono stati esposti al pubblico in occasione di un evento finale, un momento fondamentale per il funzionamento di tutta l’esperienza. Alcune ragazze del gruppo di Figline non si sono presentate, preferendo che fossero le parole scritte con il bianco e lette in controluce a parlare per loro. Tutti però hanno firmato un contratto che li impegna simbolicamente a ritrovarsi tra vent’anni per verificare insieme quante di quelle previsioni si saranno avverate. Nel frattempo, tutti i testi rimarranno sigillati in un’urna conservata nelle biblioteche e negli archivi della città in cui sono stati scritti. Fino al 2040.

Il contratto che lega i partecipanti del progetto. Foto di Alessio Bertini
Il contratto che lega i partecipanti del progetto. Foto di Alessio Bertini

Per la realizzazione di Manifesto Ergo Vivo a Castiglion d’Orcia si ringraziano il Teatro Povero di Monticchiello e Parco Vivo di Vivo d’Orcia.

Per la realizzazione di Ripensami tra 20 anni ripensami si ringraziano il Comune di Prato, il Teatro Povero di Monticchiello, il consorzio E.Co, la cooperativa L’inchiostro, gli educatori Marianna Di Rosa e Antonio Filippone che hanno condotto le attività insieme all’artista.

In copertina: Attività nel centro storico di Prato in occasione di Ripensami tra 20 anni ripensami. Foto di Mouhamed Yaye Traore

La sfida più grande

di Alessio Bertini

Il 22 aprile è la Giornata Mondiale della Terra, ricorrenza istituita nel 1970 che quest’anno compie cinquant’anni. Le Nazioni Unite celebrano questa giornata per promuovere a livello globale l’impegno verso gli obiettivi di eco-sostenibilità e la lotta ai cambiamenti climatici, tra i principali punti dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.

Anche la Fondazione Palazzo Strozzi si è impegnata nel corso degli anni a promuovere una riflessione sul rapporto tra lo sviluppo della società umana e il rispetto dell’ambiente naturale, attraverso mostre come quella in corso di Tomás Saraceno e numerose iniziative per la scuola.

È il caso di Educare al presente, che dal 2011 propone percorsi di approfondimento e laboratori tenuti nelle scuole secondarie di secondo grado di tutta la Toscana. L’iniziativa, nata grazie al sostegno di Regione Toscana, negli ultimi anni ha trovato la fondamentale partnership di Publiacqua e di Water Right Foundation. Grazie a questa collaborazione nel corso dell’anno scolastico 2019/2020, nonostante la sospensione imposta dall’emergenza sanitaria in corso, circa 700 studenti tra i 16 e i 19 anni hanno partecipato a una serie di incontri incentrati sul tema dello sviluppo sostenibile e sullo sfruttamento delle risorse naturali come l’acqua.

Il progetto affronta una questione decisiva per il nostro futuro e allo stesso tempo complessa e ricca di punti di vista e possibilità di confronti interdisciplinari. Proprio per questo, in accordo con i nostri partner e contando sulle reciproche competenze, abbiamo adottato un approccio su un doppio livello: quello tecnico-scientifico e quello artistico. Ogni percorso nelle classi inizia con l’analisi di un problema concreto, come la gestione consapevole delle risorse e dei consumi idrici di un territorio, condotta dagli esperti di Publiacqua e Water Right and Energy Foundation, fornendo un quadro sintetico ma concreto delle questioni da cui vogliamo far partire la riflessione, basato sulla discussione di casi vicini al territorio.

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Impianto sul lago artificiale di Bilancino
Fonte: Publiacqua

A questo incontro seguono altri appuntamenti, in cui la riflessione cambia prospettiva adottando lo sguardo e il linguaggio degli artisti che da sempre trovano nella natura la fonte primaria di ispirazione del proprio lavoro. L’artista Elena Mazzi ci ha aiutato a progettare un laboratorio basato sulle opere di importanti artisti e architetti, come Marjetica Potrč e Yona Friedman, che insieme agli esempi di Olafur Eliasson, Superflex, Simon Starling, hanno sollecitato lo sguardo e il pensiero dei partecipanti sull’argomento, spesso mettendo in discussione le facili retoriche che si sono prodotte nel tempo intorno al dibattito ambientalista.

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Un incontro presso l’Istituto Statale Superiore “Ernesto Balducci” di Pontassieve.
Foto: Giulia Del Vento

Con l’aiuto di questi stimoli abbiamo chiesto agli studenti di osservare, leggere e re-immaginare le loro stesse scuole per stabilire nuovi punti di equilibrio tra le esigenze della vita scolastica e quelle dell’ecosistema naturale in cui si inserisce, dando forma a ciò che abbiamo definito architetture/paesaggio, soluzioni organizzative a metà strada tra un organismo vivente e un’infrastruttura. Ogni classe ha prodotto diversi progetti basati sul ripensamento dell’uso dell’acqua nella propria scuola, stimolati dalla libertà immaginativa e dallo sguardo critico che caratterizza il lavoro degli artisti scoperti nel corso delle attività e facendo propria l’esigenza di pensare tramite la forma e il gesto creativo, l’esagerazione e il paradosso.

La perdita di un lavandino diventa l’opportunità per irrigare una fioriera, le lacrime causate da un’insufficienza possono essere riutilizzate per ottenere il sale per la mensa degli insegnanti, la pozza d’acqua che ristagna in cortile dopo un acquazzone suggerisce la possibilità di progettare una piscina da usare per il tempo libero. Le idee fluiscono producendo inaspettate sinergie tra l’ottimizzazione della risorsa idrica dettata da esigenze di risparmio e uno sguardo poetico che affronta la realtà con un distacco che è solo apparente. Tutti i progetti prodotti dalle singole classi sono stati messi a sistema in un unico grande elaborato che riprogetta la scuola in una nuova relazione con la natura, in cui l’acqua ha il ruolo di protagonista.

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Un incontro presso l’Istituto Statale Superiore “Ernesto Balducci” di Pontassieve.
Foto: Giulia Del Vento

Realizzati con materiali poveri di recupero, gli elaborati sono stati tradotti dal disegnatore Nicola Giorgio in animazioni e tavole illustrate. Ogni tavola descrive una proposta di ripensamento di una struttura scolastica, la cui realizzabilità è in bilico tra il possibile e l’impossibile.

Un esempio è il progetto della 4°G dell’Istituto Benvenuto Cellini di Firenze in cui l’acqua, oltre ai lavandini, alimenta una fontana che riconfigura il cortile della scuola ma garantisce anche la crescita, più o meno controllata, di piante e arbusti capaci di impossessarsi di un water o di alcuni arredi lasciati incautamente all’aperto. Si aggiunge al quadro una struttura in fiamme sullo sfondo, immagine inquietante ispirata da degli annerimenti sospetti individuati dagli studenti sul tetto di una struttura che confina con l’edificio scolastico principale, scoperta nel corso della fase di ricerca che fa parte dell’iter dell’attività. Non ci è dato capire fino in fondo che ruolo abbia l’acqua nell’incendio, forse contribuisce in modo diverso alla distruzione dell’edificio oppure ne difende la temporanea stabilità spegnendo in parte le fiamme, ma è certo che agli occhi degli studenti la stessa acqua, insieme alle particelle di materiale carbonizzato, possa risalire nell’atmosfera grazie al calore prodotto dall’evento per poi riversarsi sotto forma di pioggia ed essere finalmente depurata dalle sue scorie, rientrando così nel suo ciclo naturale.

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La rielaborazione di Nicola Giorgio del progetto presentato dalla classe 4°G dell’Istituto Superiore Bevenuto Cellini di Firenze

Razionalità e libera immaginazione, progetto e casualità, dimensione emotiva ed esigenze di funzionalità accompagnano la riflessione creativa dei partecipanti ai percorsi di Educare al presente dedicati al rapporto tra attività umane e ambiente naturale. Durante le fasi dei diversi incontri l’analisi, l’intuizione e il progetto prendono in prestito gli stimoli e gli strumenti dell’arte aprendo a risultati e scenari di trasformazione inaspettati, come il futuro che ci attende. Abbiamo approfittato della Giornata Mondiale della Terra per raccontare questo progetto e per ricordare che la pandemia non è l’unica sfida con cui siamo chiamati a confrontarci come società globale.

In questi giorni stiamo terminando di raccogliere i report realizzati da tutte le classi che hanno potuto partecipare nel corso di questo anno scolastico e che serviranno a realizzare le tavole illustrate di cui qui proponiamo una piccola selezione. Tutti i materiali illustrati saranno raccolti a questa pagina dove è possibile trovare altre informazioni sul progetto Educare al presente e sulla collaborazione tra Palazzo Strozzi, Publiacqua e Water Right Foundation.

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La rielaborazione di Nicola Giorgio del progetto presentato dalla classe 5°I del Liceo Artistico Petrocchi di Pistoia

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La rielaborazione di Nicola Giorgio del progetto presentato dalla classe 3°DL del Liceo Pascoli di Firenze

 

In copertina: Olafur Eliasson, Green river (dettaglio), 1998, Moss, Norvegia, 1998, Fonte: olafureliasson.net

L’accessibilità a Palazzo Strozzi: un luogo aperto a tutti

Mentre è in corso di preparazione il convegno L’arte accessibile, Musei e progetti per persone con disabilità (Palazzo Strozzi, 10-11 novembre 2016) riusciamo a fare qualche domanda ad Irene Balzani del Dipartimento Educazione della Fondazione Palazzo Strozzi. Irene si occupa di varie attività tra le quali l’ideazione e organizzazione dei progetti di accessibilità, dedicati alle persone con disabilità, ai ragazzi con autismo, alle persone affette da Alzheimer, a chi se ne prende cura, agli educatori e agli operatori professionali.
Un programma intenso di incontri, visite e laboratori che rendono Palazzo Strozzi e le sue mostre un luogo accogliente e aperto a tutti.

 

Come hai iniziato a lavorare alla Fondazione Palazzo Strozzi?
Ho iniziato con una collaborazione al progetto Open Studios del CCC Strozzina quando ancora ero una studentessa dell’Università di Firenze. Accompagnare i visitatori a scoprire gli studi degli artisti in Toscana è stato il mio primo contatto con la Fondazione Palazzo Strozzi. Poi nel 2010, dopo aver passato una selezione, sono entrata a far parte del Dipartimento Educazione della Fondazione, inizialmente occupandomi dei progetti dedicati alle famiglie.

Puoi raccontarci cosa fa un Dipartimento Educazione?
Il lavoro del Dipartimento Educazione è molto vario: ci occupiamo di tutto quello che riguarda il rapporto tra le mostre e i visitatori. Con i miei colleghi Alessio e Martino progettiamo percorsi per le scuole, le famiglie, gli adulti e tutto il campo dell’accessibilità. “Accessibilità” è una parola fondamentale perché credo che il nostro lavoro consista principalmente nel rendere “accessibile” l’arte a chiunque voglia provare ad avvicinarvisi, creando progetti che aiutino a riflettere ma anche a divertirsi, e che inoltre abbiano una continuità nel tempo. All’interno del Dipartimento ogni giornata lavorativa è fatta da riunioni e momenti di scambio con gli altri colleghi della Fondazione, che si alternano alla gestione e alla conduzione di attività in mostra: oltre al coordinamento, una parte dei progetti viene infatti seguita direttamente da noi perché il contatto con le persone è fondamentale per non perdere di vista il senso del nostro lavoro.

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Quale progetto ti ha appassionato di più?
Tra i progetti che ho seguito un posto speciale lo occupa A più voci, dedicato alle persone con Alzheimer e a chi se ne prende cura.
Nato nel 2011, il progetto si è sviluppato grazie alla collaborazione con educatori geriatrici specializzati e il confronto con loro mi ha arricchito moltissimo da un punto di vista personale e professionale, insegnandomi a valorizzare le potenzialità di ognuno. Partendo da questa esperienza sono nati progetti simili in tutta la Toscana e anche internamente ha dato l’avvio ad altri due programmi: Connessioni, dedicato alle persone con disabilità (fisica, psichica e cognitiva) e Sfumature, indirizzato a ragazzi con il disturbo dello spettro autistico.

Quale mostra di Palazzo Strozzi ti ha più ispirata nell’ideazione di una nuova attività?
Ogni mostra offre nuove ispirazioni, ogni opera dà infinite possibilità. Sicuramente gli artisti presenti nella mostra Da Kandinsky a Pollock. La grande arte dei Guggenheim hanno offerto spunti ricchissimi da questo punto di vista: l’idea che l’arte possa nascere dalla traccia di un gesto non del tutto controllato è stata d’ispirazione per trovare nuove forme di comunicazione che andassero oltre quella verbale.
Anche la mostra Ai Weiwei. Libero ha fornito nuove prospettive e insieme ai ragazzi del centro Casadasé – Autismo Firenze abbiamo lavorato alla progettazione di un percorso indirizzato ai loro coetanei. L’uso di un linguaggio contemporaneo e di mezzi a noi familiari ha reso questa idea più facilmente realizzabile.

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Raccontaci qualcosa che la maggior parte delle persone ignora del tuo lavoro.
Credo che talvolta per le persone sia difficile rendersi conto quanto impegno ci sia dietro a ogni singola attività. Progettazione, studio, ricerca dei materiali, test di prova, rimodulazione, valutazione: è un lavoro complesso! Una professione che spesso non ha ancora un nome: ci chiamano mediatori, educatori, operatori per arrivare fino a nomi più fantasiosi… anche tra gli addetti ai lavori ancora non abbiamo trovato una definizione univoca.

In cosa è diversa la Fondazione Palazzo Strozzi sul tema dell’accessibilità rispetto ad altre realtà museali o espositive?
Palazzo Strozzi è uno dei centri culturali che investe maggiormente sui progetti dedicati a questo tema. Ogni settimana c’è un incontro di A più voci, due attività di Connessioni e una volta al mese una di SfumatureÈ richiesta una grande attenzione e un investimento importante, non conosco altre organizzazioni a livello regionale ma anche nazionale che facciano altrettanto.

Che consiglio daresti a chi come te vuole lavorare nell’ambito dell’accessibilità nei musei?
Prima di tutto crederci, come in ogni cosa che si fa. Consiglierei inoltre di formarsi il più possibile andando nei musei e partecipando alle attività possibilmente anche all’estero (nel mio caso sono state molto importanti le esperienze formative fatte presso l’Ecole du Louvre a Parigi e alla School of the Art Institute of Chicago). Oltre a questo è fondamentale stare il più possibile a contatto con le persone e con l’arte. Si impara moltissimo se ascoltiamo; è sorprendente quante cose possa suscitare un’opera d’arte se ci concediamo il tempo di osservarla, sentirla, viverla.

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Il 10 e 11 novembre si terrà a Palazzo Strozzi il convegno L’arte accessibile, Musei e progetti per persone con disabilità, cosa ti aspetti da questo incontro?
Ogni convegno che abbiamo organizzato (nel 2012 e 2014 sui progetti per persone con Alzheimer, nel 2015 dedicato al rapporto con la scuola) sono stati l’occasione per conoscere altre esperienze e scambiare idee, prospettive, sfide. Credo che anche il convegno di quest’anno possa essere una preziosa opportunità per condividere e costruire reti, oltre a servire come ispirazione per gli altri musei del territorio.

Quali sono le tue ambizioni per il futuro?
Domanda difficile… Direi continuare a lavorare divertendomi, e contribuire a creare una cultura sempre più aperta.

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Se non si sperimenta, che laboratorio è?

In occasione della mostra Da Kandinsky a Pollock. La grande arte dei Guggenheim il Dipartimento Educazione si è lasciato inspirare dai grandi dipinti astratti presenti in mostra, dalle tecniche dei pittori surrealisti e degli espressionisti astratti. Da queste suggestioni iniziali sono nate svariate attività educative proposte ai gruppi in visita alla mostra. Figure in fuga e Arte in scatola sono i due laboratori progettati rispettivamente per le classi di scuola primaria e secondaria di primo grado. Si tratta di due attività che condividono molti aspetti, a partire dal focus sulla pittura astratta e all’attenzione per il processo artistico contraddistinto da un atteggiamento di ricerca libera che si ritrova nelle opere di molti dei pittori protagonisti della mostra come Max Ernst, Jackson Pollock e Morris Louis.

Figure in fuga (classi con bambini dai 6 agli 11 anni) è nato da una riflessione sui modi in cui l’arte astratta libera il pittore dalla necessità di imitare il mondo trasformando la tela del dipinto in uno spazio di sperimentazione di pratiche che producono risultati imprevedibili. Per restituire in laboratorio questo atteggiamento e valorizzare la dimensione di scoperta che caratterizza l’opera di questi artisti sono stati utilizzati pochi materiali e il laboratorio può essere utilizzato come spunto da riproporre a casa o in classe. Per prima cosa i bambini suddivisi in gruppi hanno posizionato dei fogli di carta velina colorata sopra dei grandi fogli di carta da pacchi bianca. Utilizzando della semplice acqua i bambini hanno a turno iniziato a bagnare la carta colorata, in certi casi simulando con i pennelli il dripping di Pollock, o usando strumenti meno convenzionali come i contagocce, le spugne o i diffusori spray. L’acqua ha sciolto il pigmento colorato della velina che immancabilmente ha macchiato la carta da pacchi bianca sottostante in corrispondenza delle parti bagnate. Il risultato inaspettato spesso prendeva la forma di grandi macchie di colore che mutavano in affascinanti sfumature date dalla sovrapposizione di più carte colorate e che i bambini via via imparavano a gestire secondo le proprie intenzioni. Alla scoperta, dunque, è seguito il tentativo di controllo dei risultati da parte dei partecipanti.

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Questa attività, così come Arte in scatola, la variante progettata per le scuole medie in cui i ragazzi e le ragazze potevano utilizzare liberamente un set di strumenti prestabiliti per realizzare una propria opera astratta, ha messo in discussione il ruolo dell’educatore chiamato a condurre le attività. Proprio perché si tratta di due attività elementari dove il superamento delle regole precostituite e la gioia della scoperta autonoma sono da considerarsi come gli obbiettivi educativi più importanti, l’educatore deve riuscire a fare il necessario passo indietro lasciando che siano le suggestioni ottenute dalla visita della mostra a indicare le soluzioni espressive e a farne emergere di nuove.

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Proposte di laboratorio come queste rappresentano un esempio di come la semplificazione dei passaggi possa garantire lo spazio di libertà necessario al partecipante per esprimere la propria individualità e allo stesso tempo facciano emergere quei limiti (i pochi materiali a disposizione, il rispetto dell’ambiente di lavoro, il tempo prestabilito) che i bambini o i ragazzi possono esplorare con l’obbiettivo di forzarne le logiche attraverso ulteriori soluzioni creative.

Una mostra, tanti modi di visitarla

Palazzo Strozzi dedica un’attenzione particolare ai propri visitatori e propone un’ampia selezione di attività pensate per rendere la visita alla mostra un’esperienza ancora più significativa. Oltre ai percorsi guidati con gli educatori si può scegliere un’attività da fare in autonomia come il Kit Famiglie o il Kit Disegno per scoprire le opere in mostra per scoprire le opere da inaspettati punti di vista. E per chi vuole prendersi una pausa durante la visita la Sala Lettura offre una selezione di libri da sfogliare ispirati ai temi e agli artisti della mostra.

 

Sala lettura: una sala sempre aperta alle vostre storie

La sala lettura è un luogo speciale all’interno del percorso espositivo dedicato ai visitatori che vogliono far volare l’immaginazione, che desiderano scoprire e sfogliare le pubblicazioni dedicate ai temi e agli artisti della mostra oppure, semplicemente, a chi vuole un momento di pausa dalla visita.

In occasione della mostra Da Kandinsky a Pollock. La grande arte dei Guggenheim, troverete in sala lettura una grande parete con la cronologia degli eventi collegati alla vita di Solomon e Peggy Guggenheim e il progetto La storia di un’opera d’arte. Avrete infatti la possibilità di creare un nuovo contesto e una nuova storia per i dipinti di Francis Bacon, di Wassily Kandinsky e per un mobile di Alexander Calder, disegnando su tre album che sono sempre a disposizione del pubblico e della sua creatività.

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Kit Famiglie

Il Kit famiglie è dedicato ad adulti e bambini, pensato appositamente per condividere la visita in mostra in maniera divertente e creativa. Ogni tappa del percorso prevede un’attività che permette un approfondimento inedito sugli artisti e sulle opere della mostra Da Kandinsky a Pollock. La grande arte dei Guggenheim.

Con il Kit potrete: scoprire, osservare, inventare, disegnare, creare storie, affidarvi al caso, progettare sculture in movimento, lasciarvi stupire dall’arte!

Avrete sempre con voi tutto il necessario per una visita in autonomia: un piccolo libro con giochi e suggerimenti per osservare le opere, oggetti speciali da usare in mostra e un diario per condividere la propria esperienza con le persone che lo utilizzeranno in futuro.

Il Kit Famiglie si può richiedere gratuitamente al Punto Info della mostra, è sempre disponibile e non è neccesaria la prenotazione.

Si ringrazia Il Bisonte per la borsa del Kit Famiglie

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Kit Disegno

Un album, una matita, una gomma ed un suggerimento per osservare le opere!

Il Kit Disegno è un materiale disponibile per i visitatori della mostra, pensato per allenare lo sguardo ed esprimere la propria creatività attraverso la più antica forma d’arte: il disegno.

Disegnare è guardare, è conoscere, è interagire con un’opera d’arte in modo diverso, è un metodo per concentrarsi e allo stesso tempo per perdersi davanti ad un quadro o una scultura. Un’immagine disegnata contiene in sé l’esperienza dell’osservazione, tradurre quello che vediamo in un nuovo disegno rappresenta il nostro personale sforzo di dare una forma al mondo.

Il Kit Disegno è rivolto a chiunque voglia visitare la mostra e sperimentare un nuovo modo di guardare l’arte dei grandi artisti. L’importante non è realizzare un bel disegno, ma lasciare che occhio, mano e matita lavorino insieme trasportandoci nell’esperienza della creazione.

Il Kit si può richiedere gratuitamente al Punto Info della mostra, sempre disponibile e non necessita di prenotazione.

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Scoprite tutte le attività educative di Palazzo Strozzi

A più voci

Oggi parliamo di accessibilità museale e di quanto il progetto A più voci stia contribuendo all’abbattimento delle barriere, non solo fisiche, all’interno dei nostri percorsi espositivi. Si tratta di un’iniziativa, tra le prime in Italia, che Palazzo Strozzi porta avanti dal 2011.

Dedicato alle persone affette da Alzheimer e a chi se ne prende cura, il progetto è finalizzato a rendere accessibili alle persone con demenza le mostre promosse dalla Fondazione attraverso attività appositamente concepite. Le persone affette da Alzheimer hanno così la possibilità di esprimersi attraverso l’arte, attraverso un modello per una comunicazione ancora possibile, facendo ricorso all’immaginazione e non alla memoria, alla fantasia e non alle capacità logico-cognitive, valorizzando le residue capacità comunicative.

Gli obiettivi perseguiti dal progetto A più voci sono:

  • proporre alle persone con Alzheimer e ai loro caregiver un incontro diretto con l’arte attraverso un’esperienza piacevole, stimolante, emozionante;
  • offrire ai partecipanti la possibilità di esprimere se stessi e proporre nuovi esempi di comunicazione possibile;
  • creare nuove occasioni di relazioni sociali e promuovere un cambiamento nella percezione sociale della malattia.

width=Per ogni mostra vengono organizzati quattro cicli di tre incontri ciascuno, completamente gratuiti per i partecipanti. Ogni incontro è condotto da tre educatori in compresenza, di cui almeno uno specializzato in comunicazione museale e almeno uno specializzato in animazione geriatrica. Gli incontri si svolgono negli orari di apertura di Palazzo Strozzi per promuovere la conoscenza della malattia e un cambiamento nella percezione sociale del malato.

Nei primi due incontri viene scelta un’opera della mostra di fronte alla quale soffermarsi. Attraverso una conversazione guidata, si invitano tutti i partecipanti alla creazione di un racconto collettivo o di una poesia (appunto le più voci che può assumere un’opera) suggerendo così altri modi possibili di guardare all’arte.

Il terzo incontro è invece dedicato a un’attività creativa ispirata alle opere esposte in mostra e incentrata sulla relazione tra le persone affette da Alzheimer e i loro accompagnatori.

Parte importante del progetto è costituita dai due incontri riservati ai caregiver. Il primo appuntamento viene fissato all’inizio di ogni mostra per spiegare gli obiettivi del progetto e ascoltare le opinioni dei partecipanti. Il secondo avviene a conclusione della mostra, per valutare insieme l’attività svolta e per progettare le azioni future.

Nel 2012 e nel 2014 sono stati organizzati da Palazzo Strozzi due convegni internazionali sulle proposte museali per le persone affette da Alzheimer che hanno visto la partecipazione delle più importanti realtà museali internazionali (fra cui il MoMA e il Museum of Modern Art di New York, la Royal Academy di Londra, il Prado di Madrid, lo Stedelijk Museum di Amsterdam, il Norsk Teknisk Museum di Oslo, la Kunsthaus di Zurigo, la Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma e le Gallerie d’Italia di Milano). I due convegni hanno avuto una risonanza internazionale e hanno contribuito a far nascere nuovi progetti analoghi a Firenze ed in Italia.

Maggiori informazioni www.palazzostrozzi.org/il-progetto-a-piu-voci/

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Un giovedì speciale a Palazzo Strozzi

Immaginate un giovedì sera a Palazzo Strozzi, la mostra Bellezza divina (terminata domenica 24 gennaio) e un gruppo di ragazze e ragazzi, tra i 18 e i 20 anni, che vi guida tra le sale espositive per osservare e discutere delle opere insieme a voi, soffermandosi su quelle che maggiormente hanno colpito la loro attenzione. Quello che vi abbiamo appena descritto è il Giovedì per i Giovani, appuntamento che, da alcuni anni, è diventato un momento imprescindibile dell’attività didattica di Palazzo Strozzi, dove arte e giovani trovano un punto d’incontro e di dialogo.

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L’idea del progetto è di offrire ai ragazzi delle scuole superiori un’esperienza di confronto con l’arte, dando loro la possibilità di diventare i protagonisti del racconto di un’opera esposta in mostra. Per raggiungere l’obiettivo è necessario stabilire un contatto ravvicinato con l’opera, mettersi in gioco e superare la timidezza, sviluppare un vocabolario specifico e riflettere sulla comunicazione. Un’attività in cui si mescolano apprendimento, curiosità e passione, per un’esperienza formativa che ogni volta coinvolge studenti, insegnati e visitatori.

In occasione della mostra appena conclusa Bellezza divina, grazie alla collaborazione con le professoresse Giovanna Ragionieri e Francesca Giannetti abbiamo lavorato al progetto con due scuole superiori fiorentine: il Liceo Artistico Statale “Leon Battista Alberti” e l’Istituto Statale d’Istruzione Superiore “Gobetti Volta”. Gli studenti hanno aderito all’esperienza per i motivi più diversi: c’è chi ha preso parte al progetto per superare le proprie barriere emotive (come parlare in pubblico), chi semplicemente per passione dell’arte, chi come approfondimento del proprio percorso scolastico, chi per farsi un’idea su un possibile lavoro futuro. I partecipanti erano accomunati dal desiderio di comprendere l’arte e di comunicare il loro punto di vista.

Ma come si racconta un’opera d’arte? Come relazionarsi a qualcuno che non si conosce? Quale opera scegliere? Tante le domande e tante le preoccupazioni che si sono posti i ragazzi.

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A questo proposito Martino Margheri e Alessio Bertini, del Dipartimento Educazione della Fondazione Palazzo Strozzi, hanno organizzato un calendario di incontri di avvicinamento alle due serate, per preparare i ragazzi sul percorso espositivo, sulle singole opere e sulle strategie comunicative da adottare con il pubblico della mostra.

Le “lezioni” da apprendere sono molteplici:

1: presentarsi e stabilire un contatto con il visitatore;

2: coinvolgere il visitatore attraverso il racconto dell’opera;

3: restituire la ricchezza di un percorso espositivo;

4: condividere le proprie idee e trasmettere la propria passione per l’arte.

Il risultato è stato un evento speciale, che ha permesso di visitare la mostra con occhi nuovi, confrontandosi con il punto di vista degli studenti, con la loro spontaneità e la loro passione.

Vi aspettiamo per il prossimo Giovedì per i Giovani in occasione della mostra Da Kandinsky a Pollock. La grande arte dei Guggenheim!


Gli insegnati interessati a partecipare con le proprie classi al progetto in occasione delle prossime mostre possono rivolgersi al Dipartimento Educazione della Fondazione Palazzo Strozzi: edu@palazzostrozzi.org

Si ringrazia per le foto Martino Margheri.