Il Fuorimostra di Nascita di una Nazione

Dal 16 marzo al 22 luglio 2018 Palazzo Strozzi ospita la mostra Nascita di una Nazione. Tra Guttuso, Fontana e Schifano: uno straordinario viaggio attraverso ottanta opere di artisti come Renato Guttuso, Lucio Fontana, Alberto Burri, Emilio Vedova, Enrico Castellani, Piero Manzoni, Mario Schifano, Mario Merz e Michelangelo Pistoletto.
L’esposizione, a cura di Luca Massimo Barbero, vede per la prima volta riunite assieme opere emblematiche del fermento culturale italiano del secondo dopoguerra, gli anni del cosiddetto “miracolo economico”, momento di trasformazione profonda della società italiana fino alla fatidica data del 1968.
È in questo ventennio che prende forma una nuova idea di arte, proiettata nella contemporaneità attraverso una straordinaria vitalità di linguaggi, materie e forme. Un itinerario artistico, quello della mostra, che parte dalla diatriba tra Realismo e Astrazione, prosegue con il trionfo dell’Arte Informale per arrivare alle sperimentazioni su immagini, gesti e figure dell’Arte Pop in giustapposizione con le esperienze della pittura monocroma fino ai nuovi linguaggi dell’Arte Povera e dell’Arte Concettuale. width=Vedute della mostra Nascita di una Nazione a Palazzo Strozzi. Foto Alessandro Moggi.

 

Al fine di esaltare la fondamentale rete di collaborazioni con musei e istituzioni del territorio, Palazzo Strozzi propone il Fuorimostra di Nascita di una Nazione: un ampio itinerario tra luoghi di Firenze e della Toscana che si pone l’obiettivo di valorizzare mete e beni della regione.

width=L’Accademia della Crusca a Firenze

 

La mostra a Palazzo Strozzi trova così una ideale prosecuzione in diversi luoghi di Firenze e della Toscana, in musei e istituzioni fiorentini quali l’Accademia della Crusca, l’Archivio Storico del Comune, la Biblioteca Nazionale Centrale, la Collezione Roberto Casamonti, la Fondazione Teatro della Toscana, il Gabinetto G.P. Vieusseux, il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, il Museo Salvatore Ferragamo, il Museo Marino Marini, il Museo Novecento e la sede regionale della RAI a Firenze ma anche con le città di Carrara, Empoli, Fiesole, Lucca, Pieve Santo Stefano (AR), Pistoia, Pontedera e Prato, permettendo la creazione di specifiche collaborazioni culturali con l’obiettivo di valorizzare luoghi quali ad esempio il Museo Piaggio, il Piccolo Museo del Diario, Palazzo Fabroni e il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci.

width=Il Piccolo Museo del Diario a Pieve Santo Stefano (AR)

 

width=Il Museo Piaggio a Pontedera

 

Il Fuorimostra di Nascita di una Nazione (sempre scaricabile e gratuito) vi condurrà in un itinerario completo di luoghi e eventi con cui scoprire e approfondire l’arte di questo periodo.

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Il Fuorimostra del Cinquecento a Firenze e in Toscana

Dal 21 settembre 2017 al 21 gennaio 2018 Palazzo Strozzi ospita Il Cinquecento a Firenze, una straordinaria mostra che celebra l’arte fiorentina del XVI secolo tra “maniera moderna” e controriforma, sacro e profano, attraverso oltre settanta dipinti e sculture tra cui capolavori assoluti di Michelangelo, Andrea del Sarto, Giorgio Vasari, Santi di Tito, Alessandro Allori, Giambologna, provenienti dall’Italia e dall’estero, molti dei quali restaurati per l’occasione ed esposti a confronto per la prima volta insieme, come le tre Deposizioni di Pontormo, Rosso Fiorentino e Bronzino.

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Al fine di esaltare la fondamentale rete di collaborazioni con musei e istituzioni del territorio e la collaborazione con la Direzione Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno, Palazzo Strozzi propone il FUORIMOSTRA del Cinquecento a Firenze e in Toscana: un ampio itinerario tra luoghi di Firenze e della Toscana che si pone l’obiettivo di valorizzare mete e beni del territorio e celebrare una stagione unica per la storia dell’arte. Un periodo segnato dalle grandi imprese volute da Francesco I de’ Medici, il più geniale rappresentante del mecenatismo di corte in Europa, e dalle straordinarie commissioni destinate ad ambienti ecclesiastici a seguito delle nuove norme stabilite dal concilio di Trento.
width=Veduta della cappella privata della duchessa Eleonora di Toledo a Palazzo Vecchio

L’esposizione trova così una diretta prosecuzione in diversi luoghi di Firenze e della Toscana, in musei e istituzioni fiorentini fra i quali la Basilica della Santissima Annunziata, la Basilica di San Marco, la Basilica di Santa Croce, la Basilica e il complesso di Santa Maria Novella, il Museo di Palazzo Vecchio e le Gallerie degli Uffizi a Firenze, ma anche con le città di Arezzo, Prato e Volterra, permettendo la creazione di specifiche collaborazioni culturali con l’obiettivo di valorizzare luoghi quali ad esempio la Casa Museo Ivan Bruschi, la Chiesa e convento dei Santi Vincenzo Ferrer e Caterina de’ Ricci e la Pinacoteca e Museo civico di Volterra.

width=Veduta della Tribuna degli Uffizi
width=Veduta della Pinacoteca e del Museo civico di Volterra

Il FUORIMOSTRA del Cinquecento a Firenze e in Toscana (sempre scaricabile e gratuito) vi condurrà, grazie a una guida e a una mappa, in un itinerario con cui scoprire e approfondire l’arte di questo periodo.

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Ultimi giorni per visitare Bill Viola. Rinascimento elettronico

C’è tempo solo fino al 23 luglio per visitare Bill Viola. Rinascimento elettronico, la grande mostra che celebra il maestro indiscusso della videoarte contemporanea.
Non lasciatevi sfuggire questi ultimi giorni di esposizione: visite guidate, aperitivi, concerti nel cortile e molto altro vi aspettano a Palazzo Strozzi.

width=In un percorso espositivo unitario tra Piano Nobile e Strozzina la mostra ripercorre – attraverso straordinarie esperienze di immersione tra spazio, immagine e suono – la carriera di questo artista, dalle prime sperimentazioni degli anni settanta fino alle grandi installazioni successive al Duemila.

Nella cornice rinascimentale di Palazzo Strozzi si crea soprattutto uno straordinario dialogo tra antico e contemporaneo attraverso un inedito confronto diretto delle opere di Viola con quei capolavori di grandi maestri del passato che sono stati per lui fonte di ispirazione e ne hanno segnato l’evoluzione del linguaggio.

Per chi volesse visitare la mostra con una delle nostre guide è possibile farlo partecipando alle visite organizzate ogni giovedì alle 17.30 e ogni sabato alle 16.30.

Per info e prenotazioni
da lunedì a venerdì
9.00-13.00; 14.00-18.00
Tel. 055 2469600
prenotazioni@palazzostrozzi.org

width=Inoltre ogni giovedì dalle 18.00 Palazzo Strozzi vi offre un aperitivo nel segno dell’arte.
In concomitanza con l’apertura serale della mostra fino alle 23.00, allo Strozzi Caffè Colle Bereto Winery nel cortile del Palazzo sarà possibile fermarsi per uno speciale apericena. Ai possessori del biglietto di Bill Viola. Rinascimento elettronico è riservato il prezzo scontato di  € 7,00.

Offerta valida ogni giovedì sera fino al 20 luglio.

width=In questi ultimi giorni di mostra nel cortile di Palazzo Strozzi vi aspettano inoltre i concerti della Rassegna Musicale “Giovani musicisti a Palazzo Strozzi” organizzata dall’Associazione Musica con le Ali.
La Rassegna vedrà esibirsi giovani musicisti di grande talento, selezionati nelle migliori istituzioni musicali italiane.

I concerti offrono un viaggio nella storia della musica classica attraverso diversi secoli e stili. Giovani musicisti che reinterpretano le opere di grandi compositori del passato come Tchaikovsky, Beethoven, Brahms, Schumann, e Rachmaninov, ma anche composizioni di autori meno conosciuti, ma di grande bellezza, come Geminiani, Corelli e Respighi.

Un’opportunità per far conoscere i numerosi e diversi talenti musicali che si sono formati sul nostro territorio e per diffondere la musica classica ad un pubblico nuovo e giovane, in un contesto estremamente suggestivo e diverso dal solito.

Tutti i concerti si terranno nel cortile di Palazzo Strozzi.
Ingresso libero.

width=Orario mostra Bill Viola. Rinascimento elettronico
Tutti i giorni inclusi i festivi dalle ore 10.00 alle ore 20.00 (ultimo ingresso alle 19.00).
Ogni giovedì dalle ore 10.00 alle ore 23.00 (ultimo ingresso alle 22.00).

Se volete evitare qualsiasi coda ed entrare direttamente in mostra, a questo link è possibile acquistare il biglietto online.

Bill Viola. Rinascimento elettronico in 5 capolavori

Fino al 23 luglio 2017 la Fondazione Palazzo Strozzi presenta al pubblico Bill Viola. Rinascimento elettronico, la mostra che celebra il maestro indiscusso della videoarte contemporanea.
In un percorso espositivo unitario tra Piano Nobile e Strozzina la mostra ripercorre – attraverso straordinarie esperienze di immersione tra spazio, immagine e suono – la carriera di questo artista, dalle prime sperimentazioni degli anni settanta fino alle grandi installazioni successive al Duemila.

Esplorando spiritualità, esperienza e percezione Viola indaga l’umanità: persone, corpi, volti sono i protagonisti delle sue opere, caratterizzate da uno stile poetico e fortemente simbolico in cui l’uomo è chiamato a interagire con forze ed energie della natura come l’acqua e il fuoco, la luce e il buio, il ciclo della vita e quello della rinascita.

Abbiamo selezionato per voi 5 capolavori del videoartista americano fra le opere esposte a Palazzo Strozzi in questa grande mostra.

 

The Crossing

L’immagine di un uomo somigliante all’artista avanza in uno spazio buio e, quando sta per riempire l’inquadratura, si ferma e fissa lo spettatore. Ai suoi piedi compare una fiamma votiva, il fuoco divampa, si diffonde sul pavimento e poi risale il corpo. Mentre un suono fragoroso satura lo spazio, la figura viene inghiottita da un vampata, che si placa lasciando qualche fiammella sul pavimento, quindi l’immagine torna nera e il ciclo si ripete. Sull’altro schermo avanza la stessa sagoma umana. Anch’essa si ferma, un fiotto d’acqua sgorga sulla sua testa e si trasforma in una cascata che l’inonda mentre un suono assordante riempie l’ambiente. La cascata si placa riducendosi a qualche goccia, ma la sagoma è scomparsa e anche questo lato dello schermo ridiventa nero con una ciclicità che si ripete senza interruzione.
Si tratta di una delle prime opere nelle quali l’artista lavora in modo grandioso con i due elementi naturali e ricorda riti iniziatici presenti in molte culture. Si assiste al violento annientamento della persona a opera delle forze naturali opposte di fuoco e acqua, necessario per raggiungere la trascendenza, in un’installazione che per la grandiosità, il forte contrasto tra luce e buio, il suono potente, ha le caratteristiche di uno spettacolo teatrale barocco.

width=Bill Viola, The Crossing, 1996, Courtesy Bill Viola Studio

 

The Path

Durante il solstizio d’estate una pineta è percorsa, alle prime luci del giorno, da un flusso di persone, tutte diverse e appartenenti alle più svariate età ed estrazioni sociali. Dietro questo flusso ininterrotto non sembra celarsi alcun ordine o sequenza. Sono viaggiatori in cammino, che procedono con ritmi differenti sul “sentiero della vita”, muovendosi in un spazio tra due mondi.
Il video è il secondo di Going Forth By Day, un vero e proprio “ciclo di affreschi digitale” realizzato per il Deutsche Guggenheim Berlin, costituito da cinque scene, di cui fanno parte The Path e The Deluge, presenti in mostra. Per quanto ambientato nel mondo contemporaneo, il ciclo si lega alle opere del passato: per The Path il riferimento è alle Storie di Nastagio degli Onesti, oggi al Prado, che Botticelli e la sua bottega eseguirono nel 1483 ispirandosi a Boccaccio. Nel Decameron la vicenda è collocata nella pineta di Classe, e narra la punizione d’oltretomba a cui possono assistere anche i vivi: un cavaliere infernale insegue una fanciulla colpevole in vita di aver dileggiato l’uomo che l’amava spingendolo al suicidio. La scena avviene dunque in uno spazio che congiunge i due mondi, come nell’opera di Viola.

width=Bill Viola, The Path, 2002, Courtesy Bill Viola Studio

 

Inverted Birth

Inverted Birth descrive cinque fasi di risveglio attraverso una serie di trasformazioni violente. Un uomo è in piedi nel buio inzuppato da un liquido nero, e il rumore cupo dello spazio vuoto è punteggiato dal suono delle gocce. Poco a poco il liquido comincia a sollevarsi, poi il movimento ascendente si intensifica sfociando in un fragoroso diluvio. La cupa disperazione del nero muta in paura mentre il liquido sfuma nel rosso, e l’uomo conserva le forze. Un fiotto di liquido bianco reca sollievo e nutrimento, seguito dall’azione purificatrice dell’acqua. Infine, una lieve foschia porta accettazione, risveglio e nascita.
I liquidi rappresentano l’essenza della vita umana: terra, sangue, latte, acqua e aria, e il ciclo della vita dalla nascita alla morte, qui invertito in una trasformazione dall’oscurità alla luce.

width=Bill Viola, Inverted Birth, 2014, Courtesy Bill Viola Studio

 

Man Searching for Immortality / Woman Searching for Eternity

Le immagini di un uomo e una donna anziani, nudi e dapprima in bianco e nero, sono proiettate su due lastre di granito nero che formano un dittico. I due camminano verso lo spettatore guardandolo a tratti negli occhi, poi accendono una torcia ed esaminano attentamente e con lentezza il proprio corpo per trovare tracce di malattia o corruzione.
La luce crea un’aureola dorata che ricorda la pittura tre-quattrocentesca, poi il granito colora progressivamente la loro pelle che finisce per fondersi con la pietra e le figure si dissolvono nella materia da cui sono emerse.
Si tratta di dipinti in movimento, immagini animate, veri e propri tableaux vivants che rinviano – ribaltata – alla tradizione iconografica, soprattutto nordica, delle figure giovanili di Adamo ed Eva. La luce disegna graficamente, come in un’incisione di Dürer, le tracce del tempo sui loro corpi, che vengono indagati con grande scrupolo, in un confronto solitario ed eroico, nella sua terribile quotidianità, con l’ineluttabilità della morte.

width=Bill Viola, Man Searching for Immortality / Woman Searching for Eternity, 2013, Courtesy Bill Viola Studio and Blain|Southern, London

 

The Reflecting Pool

The Reflecting Pool è un vero e proprio manifesto dell’arte elettronica in cui Viola esplora caratteristiche e potenzialità del medium video e concentra le principali tematiche che svilupperà in seguito: manipolazione del tempo, rapporto dell’uomo con il mondo, riflessione sull’immagine, acqua come simbolo di purificazione e di avvicinamento a un percorso iniziatico.
Un uomo esce da un bosco, si ferma davanti a una piscina e di lui si vedono sia il corpo che il riflesso sull’acqua. Spicca un salto per tuffarsi vestito, e la sua immagine rimane bloccata; mentre per lui il tempo si arresta, la superficie dell’acqua registra eventi percepibili sia come movimenti della superficie che come riflessi, che non includono però quello del suo corpo che gradualmente scompare, per riapparire in mezzo alla vasca. Ne esce, adesso nudo, per allontanarsi nel bosco da cui è venuto. La realizzazione del video è stata estremamente complessa in epoca pre-digitale, e ha richiesto una camera fissa e diverse riprese fatte dissolvere l’una sull’altra per ottenere la transizione delle immagini ricercata e sottolineare la complessità della percezione

width=Bill Viola, The Reflecting Pool, 1977-1979, Courtesy Bill Viola Studio

 

Per orientare il visitatore nella sua visita, Palazzo Strozzi ha realizzato il Booklet della mostra, contenente le piante del Piano Nobile e della Strozzina e i testi di approfondimento di ogni opera esposta in Bill Viola. Rinascimento elettronico. Il booklet è disponibile gratuitamente presso la biglietteria di Palazzo Strozzi oppure scaricabile a questo link.

Il Museo dell’Opera del Duomo e Bill Viola

Nelle prossime settimane alcuni studenti di scuole superiori fiorentine – entrati a far parte dello staff della Fondazione Palazzo Strozzi grazie al progetto di Alternanza scuola-lavoro – vi accompagneranno sul nostro blog oltre i confini di Palazzo Strozzi e della mostra Bill Viola. Rinascimento elettronico, alla scoperta di una selezione di luoghi dell’itinerario del Fuorimostra con cui scoprire e approfondire l’arte del videoartista americano.
Questo è il racconto dell’esperienza di Alice al Museo dell’Opera del Duomo, dove due opere di Bill Viola sono esposte in dialogo con i capolavori del Museo stesso.

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Appena dopo l’uscita di scuola, io e la mia compagna di lavoro, Rosa ci troviamo a camminare con lo zaino in spalla fra le suggestive vie del centro storico fiorentino, destinazione: Museo dell’Opera del Duomo.
Io e Rosa facciamo parte del progetto di Alternanza scuola-lavoro gestito da Palazzo Strozzi e oggi il nostro compito è seguire quelle opere di Bill Viola che non si trovano a Palazzo Strozzi ma che con esso dialogano, nell’itinerario del Fuorimostra Bill Viola. Rinascimento elettronico.

Dopo un elegante corridoio dove i nomi impressi di grandi artisti accompagnano il visitatore, il Museo si apre nell’aulico Salone del Paradiso.
L’enorme sala bianca è progettata per replicare lo spazio che si estende fra il Battistero e il Duomo, chiamato Paradiso dai cristiani in allusione alla gioia dei battezzati che si avviavano verso l’Eucarestia.
Il complesso percorso museale consente un viaggio attraverso sette secoli di storia e racchiude più “musei dentro il museo”.

width=Il Salone del Paradiso al Museo dell’Opera del Duomo

A destra del Salone del Paradiso, in una stanza dove sono esposti frammenti marmorei ornamentali si trova la prima delle due opere di Bill Viola esposte in questo Museo: Acceptance, un pannello digitale di medie dimensioni che irrompe violento nella sala quasi asettica.
In Acceptance l’immagine di una nuda donna in bianco e nero, dall’espressione straziata dal dolore, sembra sgorgare ella stessa acqua fino a scomparire davanti alla vista dello spettatore.
L’incontro con l’opera ci lascia abbastanza spiazzate.
Guardando infatti la donna che si allontana in chiusura del video, si ha l’impressione di osservare qualcosa di immerso nelle acque, quasi fossimo state anche noi inondate dal getto d’acqua e dal suo conseguente dolore.

width=A destra l’opera di Bill Viola Acceptance, 2008, esposta al Museo dell’Opera del Duomo, foto Vincenzo Capalbo. A sinistra l’opera, courtesy Bill Viola Studio.

A pochi metri di distanza nella più intima Tribuna di Michelangelo si trova la seconda opera di Bill Viola in esposizione al Museo dell’Opera del Duomo: Observance.
L’opera è posta in dialogo con la magnifica Pietà Bandini di Michelangelo e qui il netto contrasto fra la classicità del marmo e la modernità del video appare quasi straniante.
In Observance viene descritto il dolore di donne e di uomini del nostro tempo, diversi fra loro ma soprattutto uniti dal comune legame con l’evento luttuoso. I volti attoniti guardano tutti fuori dalla dimensione del video ma mai verso lo spettatore, andando a rafforzare l’impressione di un profondo dolore intimo.

width=L’opera di Bill Viola Observance, 2002, esposta al Museo dell’Opera del Duomo in dialogo con la Pietà Bandini di Michelangelo, foto Alessandro Moggi.

La nostra esperienza nell’immenso Museo si conclude inevitabilmente davanti alla lignea Maria Maddalena penitente di Donatello, il corpo completamente ricoperto dagli ondulati capelli e la forte espressione sfigurata dalla penitenza non possono non richiamare la straziante immagine femminile di Acceptance.

width=La Sala della Maddalena al Museo dell’Opera del Duomo

Alice Consigli
“Alternante” del liceo classico Michelangiolo di Firenze

 

Per rafforzare l’importante collaborazione fra Palazzo Strozzi e il Grande Museo del Duomo è possibile visitare la mostra Bill Viola. Rinascimento elettronico insieme al Museo dell’Opera del Duomo e al Battistero di San Giovanni grazie a uno speciale biglietto congiunto.

Il Fuorimostra Bill Viola. Rinascimento elettronico

Presentare una grande mostra dedicata a Bill Viola a Palazzo Strozzi significa proporre al pubblico di Firenze le opere di uno dei più celebrati artisti del panorama contemporaneo internazionale.

Allo stesso tempo significa anche celebrare la speciale relazione tra l’artista americano e la città di Firenze. È qui che Viola ha lavorato tra il 1974 e il 1976, quale primo assistente e direttore tecnico per gli artisti venuti a produrre le loro opere nello studio art/tapes/22, pioneristico laboratorio dedicato alla videoarte in via Ricasoli al numero 22.
Bill Viola, che nello studio sarà chiamato il “tecnico americano”, collabora con numerosi giovani ma già importanti autori italiani e stranieri che si alternano nello studio di produzione fra i quali Urs Lüthi, Joan Jonas, Arnulf Rainer, Douglas Davis, Gino De Dominicis, Taka Ito Iimura, Alvin Lucier, Les Levine, Charlemagne Palestine, Giulio Paolini e Giuseppe Chiari.

width=Bill Viola durante il suo soggiorno a Firenze come direttore tecnico di art/tape/22 tra il 1974 e il 1976. Photo © Gianni Melotti, Firenze
A Firenze Bill Viola incontra inoltre l’arte del passato come viva, ancora nei luoghi per i quali è stata originariamente pensata, non raggelata e decontestualizzata nei musei, a contatto con i capolavori dei grandi maestri dell’arte toscana che Viola prenderà come riferimenti e modelli per molte delle sue opere.

Il Fuorimostra Bill Viola. Rinascimento elettronico (sempre scaricabile e gratuito sul sito di Palazzo Strozzi) vi condurrà, grazie a una guida e a una mappa, in un itinerario con cui scoprire e approfondire l’arte di Bill Viola.
L’esposizione trova così una diretta prosecuzione in altri sei diversi luoghi di Firenze e della Toscana, in musei e istituzioni quali il Grande Museo del Duomo, il Museo di Santa Maria Novella e le Gallerie degli Uffizi a Firenze, ma anche con le città di Empoli, Arezzo e Carmignano, permettendo la creazione di specifiche collaborazioni culturali con l’obiettivo di valorizzare mete e beni del territorio.

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Nelle prossime settimane alcuni studenti di scuole superiori fiorentine – entrati a far parte dello staff della Fondazione Palazzo Strozzi grazie al progetto di Alternanza scuola-lavoro – vi accompagneranno oltre i confini di Palazzo Strozzi e della mostra Bill Viola. Rinascimento elettronico, alla scoperta di una selezione di luoghi del Fuorimostra.

Alice, Giulio, Martina, Rosa e Veronica “prenderanno il controllo” del blog di Palazzo Strozzi, raccontando tramite le loro testimonianze e le loro foto le proprie personali esperienze di visita.
Esperienze e punti di vista inediti in cui il confronto fra antico e contemporaneo e il dialogo delle opere di Bill Viola con alcuni capolavori e luoghi iconici dell’arte del passato saranno i temi centrali. A decidere cosa dire e come dirlo saranno i ragazzi. Un percorso quindi non solo fisico, ma fatto di contaminazioni e relazioni fra epoche lontane e raccontato sul nostro blog grazie all’incontro fra diverse generazioni, in uno scambio di esperienze e crescita reciproca.

width=Opere e luoghi compresi nel Fuorimostra Bill Viola. Rinascimento elettronico. Dall’alto a sinistra in senso orario: l’allestimento presso il Museo di Santa Maria Novella; Bill Viola, Tempest (Study for The Raft), 2005; Bill Viola, Sharon, 2013; l’allestimento presso il Museo dell’Opera del Duomo.


Insieme a questo viaggio, il Fuorimostra propone anche un ricco programma di collaborazioni con musei, istituzioni culturali e partner locali e internazionali insieme ai quali, durante i mesi della mostra, verranno proposti cicli di conferenze, film ed eventi speciali.
L’iniziativa conferma il ruolo di Palazzo Strozzi come catalizzatore per Firenze e la Toscana, sempre ricercando sinergie in grado di amplificare il valore culturale delle proprie mostre e sperimentare innovative e variate forme di collaborazioni.

Scopri tutti i luoghi e gli appuntamenti sul sito di Palazzo Strozzi e continuate a seguirci per esplorare, insieme ai ragazzi dell’Alternanza scuola-lavoro alcune di queste importanti collaborazioni.

 

L’iniziativa si inserisce nel progetto Piccoli Grandi Musei della Fondazione CR Firenze

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Vademecum della mostra Bill Viola. Rinascimento elettronico

In un percorso espositivo unitario tra Piano Nobile e Strozzina la mostra Bill Viola. Rinascimento elettronico ripercorre – attraverso straordinarie esperienze di immersione tra spazio, immagine e suono – la carriera di questo maestro della videoarte, dalle prime sperimentazioni degli anni Settanta fino alle grandi installazioni successive al Duemila. Esplorando spiritualità, esperienza e percezione Viola indaga l’umanità: persone, corpi, volti sono i protagonisti delle sue opere, caratterizzate da uno stile poetico e fortemente simbolico in cui l’uomo è chiamato a interagire con forze opposte ed energie della natura come acqua e fuoco, luce e buio, e il ciclo di vita, morte e rinascita.

Per orientare il visitatore nella sua visita, Palazzo Strozzi ha realizzato il Booklet della mostra, contenente le piante del Piano Nobile e della Strozzina e i testi di approfondimento di ogni opera esposta in Bill Viola. Rinascimento elettronico. Il booklet è disponibile gratuitamente presso la biglietteria di Palazzo Strozzi oppure scaricabile a questo link.

width=La mostra trova la sua sede ideale nella cornice rinascimentale di Palazzo Strozzi, iniziando dal Piano Nobile, dove – oltre all’esposizione di alcune fra le più importanti opere di Bill Viola come The Crossing, The Path, e Inverted Birth – si crea uno straordinario dialogo tra antico e contemporaneo attraverso un inedito confronto diretto delle opere di Viola con quei capolavori di grandi maestri del passato che sono stati per lui fonte di ispirazione e hanno segnato l’evoluzione del suo linguaggio.

width=In mostra, per la prima volta, si potrà vedere dal vivo e nello stesso ambiente l’accostamento di The Greeting di Bill Viola e la Visitazione del Pontormo che lo ha ispirato, Catherine’s Room di Bill Viola insieme a Caterina da Siena e quattro beate domenicane del pittore tardogotico Andrea di Bartolo, il dialogo fra Emergence di Bill Viola e il Cristo in pietà di Masolino da Panicale che il video cita letteralmente, The Deluge di Bill Viola a confronto con Il Diluvio universale e recessione delle acque di Paolo Uccello, e Man Searching for Immortality/Woman Searching for Eternity di Bill Viola insieme alle due tavole Adamo ed Eva di Lukas Cranach.

width=Immagini della mostra al Piano Nobile. Foto Alessandro Moggi

Il percorso continua nella Strozzina dove si celebra la speciale relazione tra Bill Viola e la città di Firenze. È qui infatti che l’artista (nato a New York nel 1951 e il cui nonno era di origini italiane) ha lavorato agli inizi della sua carriera quando, tra il 1974 e il 1976, è stato direttore tecnico di art/tapes/22, straordinario centro di produzione e documentazione del video. Un periodo raccontato attraverso le foto di Gianni Melotti nella sala Firenze Settanta e alcuni lavori di Bill Viola di quegli anni come Eclipse e Il Vapore.
In mostra, fra le altre opere, anche The Reflecting Pool (1977-1979), vero e proprio manifesto dell’arte elettronica in cui Viola esplora caratteristiche e potenzialità del medium video e concentra le principali tematiche che svilupperà in seguito.

width=Immagini della mostra in Strozzina. Foto Alessandro Moggi

Inoltre tante sono le possibilità per rendere speciale la vostra visita a Bill Viola. Rinascimento elettronico a Palazzo Strozzi come il Kit Famiglie e il Kit Disegno, sempre disponibili gratuitamente al Punto Info in mostra.
Al Piano Nobile sono inoltre a disposizione dei visitatori due touchscreen interattivi che permettono di approfondire i temi, le opere in mostra e le speciali collaborazioni fuori Palazzo Strozzi, scoprire contenuti speciali dedicati alla biografia di Bill Viola, e anche inviare una cartolina digitale ai propri amici.
In Strozzina è presente infine una Sala Lettura, dedicata ai visitatori che vogliano approfondire la conoscenza di Bill Viola e delle sue opere, oppure a chi voglia un momento di pausa dalla visita.

width=La Sala Lettura. Foto Alessandro Moggi

Il rapporto di Viola con la storia e l’arte toscane viene inoltre esaltato attraverso importanti collaborazioni con musei e istituzioni quali il Grande Museo del Duomo, le Gallerie degli Uffizi, il Museo di Santa Maria Novella a Firenze, e con le città di Empoli e Arezzo.
Richiedi in biglietteria il Fuorimostra Bill Viola. Rinascimento elettronico che raccoglie queste collaborazioni e propone un itinerario con cui, a partire da Palazzo Strozzi e attraverso altri sei diversi luoghi del territorio, scoprire e approfondire l’arte di Bill Viola.
Continuate a seguirci per scoprire nel dettaglio questa pubblicazione e i luoghi coinvolti.

Conserva il biglietto della mostra Bill Viola. Rinascimento elettronico

Visitare la mostra Bill Viola. Rinascimento elettronico non porta “solo” alla scoperta delle opere di uno dei più importanti artisti del nostro tempo, esposte a Palazzo Strozzi in un percorso espositivo unitario tra Piano Nobile e Strozzina. Tantissime sono infatti le agevolazioni per chi conserva il proprio biglietto, in un itinerario ricco di collaborazioni con musei, istituzioni culturali, teatri e partner locali.

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Fondazione Palazzo Strozzi e Palazzo Grassi e Punta della Dogana a Venezia propongono dal 9 aprile una speciale convenzione nel segno dell’arte contemporanea: ai possessori del biglietto della mostra Bill Viola. Rinascimento elettronico è infatti concesso l’ingresso ridotto alla mostra Treasures from the Wreck of the Unbelievable (dal 9 aprile al 3 dicembre 2017) dell’artista Damien Hirst, a € 15,00 anziché € 18,00.
Allo stesso modo ai possessori del biglietto Treasures from the Wreck of the Unbelievable è concesso il biglietto ridotto a € 9,50 per la mostra Bill Viola. Rinascimento elettronico.

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Dal 6 aprile la mostra Bill Viola. Rinascimento elettronico trova una diretta prosecuzione nel Museo della Collegiata di Sant’Andrea a Empoli tramite l’esposizione dell’opera Sharon di Bill Viola. Il Museo accoglie abitualmente il Cristo in pietà di Masolino ora a Palazzo Strozzi, a conferma di una collaborazione culturale con l’obiettivo di valorizzare il territorio toscano.
I possessori del biglietto della mostra Bill Viola. Rinascimento elettronico potranno acquistare l’ingresso ridotto a € 2,00 anziché € 3,00 per l’opera Sharon, mentre ai possessori del biglietto dell’opera è riservato il biglietto ridotto a € 9,50 per la mostra a Palazzo Strozzi. L’iniziativa si inserisce nel progetto Piccoli Grandi Musei della Fondazione CR Firenze.

width=Bill Viola, Sharon (dettaglio), 2013. Courtesy Bill Viola Studio

Per gli amanti della musica e del teatro è invece possibile, presentando il biglietto della mostra di Palazzo Strozzi, usufruire di speciali sconti all’Opera di Firenze della Stagione 2016/2017 dell’80° Maggio Musicale Fiorentino, dei concerti dell’ORT-Orchestra della Toscana della Stagione 2016/2017, e degli spettacoli organizzati dal Teatro della Toscana.

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Tanti altri vantaggi, riduzioni e occasioni vi aspettano fino alla chiusura di Bill Viola. Rinascimento elettronico a luglio, trovate tutti gli aggiornamenti alla seguente pagina dedicata.
Non vi rimane che conservare il biglietto e consultare tutti i programmi delle istituzioni culturali partner della Fondazione Palazzo Strozzi.

Around Ai Weiwei. Libero

C’è tanta arte contemporanea da scoprire prima e dopo la visita alla mostra di Palazzo Strozzi. Un itinerario in tutta la regione, eventi, conferenze, film e visite speciali per partecipare alla scena artistica del nostro tempo.
Una selezione di cinque location, estratte dal Fuorimostra di Ai Weiwei. Libero, interamente scaricabile dal nostro sito web.

 

BASE – PROGETTI PER L’ARTE, Firenze
Nato nel 1998, Base è un luogo unico per la pratica dell’arte in Italia, uno spazio aperto alla conoscenza degli aspetti più significativi dell’arte di oggi, italiana e internazionale, in un confronto di idee sulla contemporaneità. L’attività viene curata da un collettivo aperto di artisti (attualmente: Mario Airò, Marco Bagnoli, Massimo Bartolini, Vittorio Cavallini, Yuki Ichihashi, Paolo Masi, Massimo Nannucci, Maurizio Nannucci, Paolo Parisi, Remo Salvadori, Enrico Vezzi) che vivono e operano in Toscana. Essi si avvicendano nella conduzione dell’attività del centro coinvolgendo, in una forma di partecipazione e supporto attivi, un numero sempre più vasto di artisti, studiosi, collezionisti, presentando mostre e progetti che creano un dialogo sulla contemporaneità aperto a un dibattito internazionale.

 

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LE MURATE. PROGETTI ARTE CONTEMPORANEA, Firenze
Le Murate Progetti Arte Contemporanea è un centro di ricerca e produzione artistica che propone mostre, incontri, performance e workshop incentrati sulle tematiche e i linguaggi artistici del contemporaneo, con un taglio fortemente interdisciplinare, a cui si affiancano lo Spazio Riviste e le Residenze per artisti che si offrono come luogo di aggiornamento e formazione. L’attività si svolge negli spazi del SUC (Spazi Urbani Contemporanei), inaugurati nel 2010 all’interno del complesso monumentale dell’ex carcere delle Murate, che si estendono per oltre mille metri quadri di spazio: una vera e propria officina della creatività con un’attenzione particolare ai linguaggi della contemporaneità e della sperimentazione, in dialogo con altre realtà dell’area come il Caffè Letterario e la Fondazione Robert F. Kennedy.
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GIARDINO DEI SUONI DI PAUL FUCHS, Montieri
Il parco-museo ospita una collezione di sculture dell’artista tedesco Paul Fuchs, realizzate mediante l’utilizzo di materiali quali il rame, il ferro, il bronzo, il legno e la pietra, che dal 1996 hanno trovato una collocazione naturale nei prati, tra gli alberi e nell’area prospiciente l’abitazione dello scultore. La denominazione “giardino dei suoni” deriva dagli effetti sonori, come fruscii metallici o suggestivi effetti musicali, prodotti dalle opere sulla base della loro particolare collocazione o composizione in un percorso dove arte e natura dialogano in stretta relazione ed armonia. Il suono esce come fosse una voce della scultura e si accorda alla voce dei boschi che circondano la proprietà.

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CENTRO PER L’ARTE CONTEMPORANEA LUIGI PECCI, Prato
Dalla sua apertura nel 1988 il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci ha prodotto una vasta attività espositiva e di documentazione sull’arte contemporanea, numerosi programmi didattici, spettacoli ed eventi multimediali. Ha raccolto in collezione oltre mille opere che mappano le tendenze artistiche dagli anni Sessanta ad oggi: pittura, scultura, cinema e video, installazioni, opere su carta, libri d’artista, fotografie, grafica e progetti commissionati. Con l’inaugurazione della grande mostra collettiva a cura di Fabio Cavallucci La fine del mondo il 16 ottobre 2016, il Centro Pecci riapre al pubblico dopo il completamento dell’ampliamento a firma dell’architetto Maurice Nio e la ristrutturazione dell’edificio originario progettato dall’architetto razionalista Italo Gamberini.

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LU.C.C.A. LUCCA CENTER OF CONTEMPORARY ART, Lucca
Un museo pensato per le persone e con le persone, in cui il coinvolgimento emotivo, il divertimento e la socializzazione sono tanto importanti quanto il progetto artistico. Ogni anno vengono realizzate tre grandi mostre legate all’arte moderna e sei progetti site-specific di artisti contemporanei. Fino al 13 novembre 2016 è visitabile la mostra fotografica “Magnum sul set” e dal 3 dicembre 2016 al 5 febbraio 2017 la mostra-installazione di Beatrice Gallori. Il museo è anche dotato di spazi espositivi per mostre collaterali, performance, installazioni, e produce o ospita rassegne di videoarte. Il Lu.C.C.A. viene animato da numerose attività culturali interdisciplinari, alternando workshop a presentazioni di libri, concerti di musica, performance teatrali, cene a tema, conferenze, talk show.
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Vademecum per la mostra

Ai Weiwei. Libero
Artista dissidente e icona della lotta per la libertà di espressione, Ai Weiwei è noto a livello globale per l’unione di attivismo politico e ricerca artistica attraverso opere spettacolari e provocatorie. Protagonista di mostre presso i maggiori musei del mondo, Ai Weiwei ha invaso Palazzo Strozzi con lavori storici e nuove produzioni site-specific che coinvolgono tutto lo spazio: facciata, cortile, Piano Nobile e Strozzina. Per la prima volta Palazzo Strozzi è utilizzato come luogo espositivo unitario, creando un’esperienza inedita per i visitatori e permettendo all’artista cinese di confrontarsi con un contesto ricco di sollecitazioni rinascimentali. La mostra propone un percorso tra installazioni monumentali, sculture e oggetti simbolo della sua carriera, video e serie fotografiche dal forte impatto, consentendo una totale immersione nel mondo di Ai Weiwei. Si spazia dunque dai lavori del periodo newyorkese alle iconiche installazioni fatte di assemblaggi di materiali e oggetti, fino alle opere politiche e controverse che hanno segnato gli ultimi tempi della sua produzione, come i ritratti di dissidenti politici in LEGO o i progetti sulle migrazioni nel Mediterraneo.

FACCIATA

1. Facciata
L’installazione Reframe (Nuova cornice), pensata per la facciata di Palazzo Strozzi, nasce dall’impegno dell’artista sul fronte della migrazione e dei rifugiati. La serie di ventidue gommoni di salvataggio arancioni circonda le finestre del Piano Nobile sulle due facciate di piazza Strozzi e via Strozzi. L’installazione dà quindi vita a un’insolita decorazione del palazzo rinascimentale, creando una nuova cornice, un nuovo punto di vista, in un forte contrasto visivo e culturale, su uno dei simboli della storia dell’arte occidentale. Ai Weiwei vuole scuotere le coscienze per ricordare la tragedia vissuta da coloro che intraprendono un viaggio disumano verso le coste europee in fuga dalle distruzioni e dalle guerre. Le leggere imbarcazioni innestate sulla facciata ricordano le fragili strutture a cui i rifugiati si aggrappano in mare, ed evocano, insieme, come i migranti tentino di innestare se stessi su un altro luogo, in un ambiente sconosciuto quale è l’Europa.

CORTILE

Cortile mappa

2. Cortile
L’installazione Refraction (Rifrazione) è costituita da cucine solari assemblate a formare un’ala. Presentata per la prima volta nel 2014 nell’isola di Alcatraz, la famosa prigione nella baia di San Francisco, quest’ala è simbolo di libertà, ma essendo pesante e ancorata a terra, è come immobilizzata. Per le dimensioni ingombranti e gli elementi taglienti comunica un senso claustrofobico che fa percepire la ristrettezza in cui vivono i detenuti. È dunque metafora della privazione della libertà, la stessa imposta ad Ai Weiwei, incarcerato nel 2011 dalla polizia in un luogo segreto per ottantuno giorni. L’opera allude anche alla situazione politica tibetana, essendo questi pannelli solari utilizzati in Tibet per cucinare e preparare il tè. Porcelain Vases with Bamboo Poles (Vasi di porcellana e canne di bambù) crea un contrasto tra due materiali tipicamente cinesi e la pietra tipica dell’architettura italiana. In particolare l’uso del bambù, apparentemente fragile ma in realtà fortissimo grazie alla sua elasticità e perciò tradizionalmente usato nell’edilizia, amplifica le relazioni e le diversità da un punto di vista storico-architettonico.

PIANO NOBILE

Piano Nobile

3. Forever
L’installazione Stacked (Impilate), presentata in un allestimento site-specific per Palazzo Strozzi, assembla novecentocinquanta biciclette, mezzo di trasporto che è parte integrante dell’identità cinese. Declinata dal 2003 – quando fu presentata col titolo Forever – in diversi allestimenti, l’opera rinvia al ready-made con la Ruota di bicicletta di Duchamp del 1913. Ai Weiwei vuole sottolineare il problema dei trasporti, molto sentito in Cina, e del suo impatto sull’ambiente. Ma le biciclette hanno anche un altro significato per Ai Weiwei, perché nella sua infanzia possederne una significava la libertà di movimento. La marca utilizzata (“Forever”) era la più popolare in Cina dagli anni quaranta, quasi l’unica commercializzata quando l’artista era giovane. Stacked, separando le biciclette dalla loro funzione, le riconfigura come una sorta di labirinto simile alla rete di Internet ma, col suo carattere architettonico, allude anche a un arco trionfale o a un monumentale portale d’ingresso.

4. Sichuan
Alle 14,28 del 12 maggio 2008 un terremoto di magnitudo 8.0 gradi sulla scala Richter provoca nel Sichuan circa settantamila vittime. Migliaia di studenti muoiono nel crollo delle scuole, collassate a causa dei materiali scadenti utilizzati. Ai Weiwei si reca sul posto e comincia un’inchiesta che lo porterà a denunciare le responsabilità del governo cinese in quella tragedia e i tentativi di insabbiamento. La memoria del dramma è cristallizzata in una serie di opere come Snake Bag (Borsa serpente), formato da 360 zaini scolastici cuciti a formare un serpente, che ricorda i moltissimi oggetti appartenuti alle giovani vittime ritrovati dall’artista nelle macerie. Rebar and Case (Tondino e cassa) è costituita da contenitori in pregiato legno huali con riproduzioni in marmo bianco dei tondini in ferro rinvenuti contorti tra le macerie. I contenitori evocano le bare e la forma stravolta rispecchia gli oggetti che conservano.

5. Wood
Fin dal suo ritorno in Cina nel 1993 dagli Stati Uniti, Ai Weiwei inizia a interessarsi alle antichità e all’antiquariato. Colleziona mobili e parti di templi delle dinastie Ming (1368-1644) e Qing (1644-1911) abbattuti per essere sostituiti da nuove costruzioni. Nei lavori in legno Ai Weiwei reinterpreta la tradizione cinese: armonia di proporzioni e tecnica che non prevede l’uso di chiodi, viti o colla, ma solo di raffinati incastri. Map of China (Mappa della Cina) è una scultura-puzzle formata da legni che simboleggiano la diversità etnica e culturale di un Paese che, pur restando unitario, rappresenta la fusione di un’enorme massa di individui. Ai Weiwei è fedele agli antichi valori formali, ma li stravolge: nei due tavoli, esaltandone il nonsense, è ricostruita e modificata la struttura, lasciando però intatta la patina originaria. Grapes (Grappolo) unisce trentaquattro sgabelli – oggetti tra i più tipici della vita popolare cinese – e sfida la gravità in una composizione che prolifera ripetendo il modulo iniziale, come avviene nelle megalopoli. The Animal That Looks like a Llama but is Actually an Alpaca (L’animale che sembra un lama ma è un alpaca) è una intricata carta da parati decorata dal logo di Twitter, da un alpaca, oltre che da videocamere di sorveglianza, catene e manette per ricordare la detenzione di Ai Weiwei nel 2011. Il curioso titolo allude al gergo usato in Cina per evitare la censura su Internet.

6. Renaissance
La sala è dedicata alla rilettura del Rinascimento italiano da parte di Ai Weiwei: i poliedri Divina Proportio (Divina proporzione) e Untitled – Wooden Ball (Senza titolo – Palla di legno) evocano i disegni eseguiti da Leonardo da Vinci per illustrare il trattato De divina proportione di Luca Pacioli del 1497, anche se prima fonte d’ispirazione è uno dei giochi dei gatti che popolano il suo studio di Pechino. Un doppio piano, alto-basso, che insieme a quello antico-moderno, naturale-tecnologico, è caratteristico del linguaggio dell’artista. I ritratti in LEGO proseguono la serie dedicata ai dissidenti politici. Per Palazzo Strozzi Ai Weiwei ha scelto quattro personaggi del passato legati a Firenze che hanno subito privazioni della libertà. Si tratta di Dante, l’esiliato per eccellenza della storia letteraria italiana; di Filippo Strozzi, bandito per venti anni – come il padre di Ai Weiwei – dai Medici e che al ritorno in patria costruì il Palazzo in cui ha sede la mostra; di Girolamo Savonarola, figura discussa, giustiziato per l’opposizione al regime mediceo e alla Chiesa di papa Borgia; di Galileo, scienziato incarcerato e processato per aver difeso le proprie idee. Volti che, nelle tinte non realistiche dei mattoncini, diventano immagini ludiche o pop.

7. Objects
Questi oggetti, nonostante l’uso di materiali preziosi e tecniche raffinate, sono legati ad abusi di diritti umani e alla censura. In passato il ruyi era uno scettro. L’artista ne ha interpretato la forma usando la porcellana, il materiale più delicato della tradizione cinese, per affrontare il tema del mercato degli organi umani – a cui alludono le interiora di pollo – di cui la Cina pare avere il triste primato. Le grucce e le manette ricordano la prigionia di Ai Weiwei, arrestato il 3 aprile 2011 dalla polizia e detenuto per ottantun giorni in un luogo segreto. Nella cella non c’era spazio per la biancheria pulita e l’artista ha ottenuto dalle guardie sei grucce di plastica su cui appendeva la biancheria che lavava quotidianamente. Nel corso della prigionia Ai Weiwei è stato interrogato più di cinquanta volte, mentre era incatenato con manette a una seggiola. Questi oggetti che hanno segnato la sua detenzione sono stati poi realizzati in materiali pregiati: le grucce in cristallo e legno huali, le manette in giada, elevando questi oggetti d’uso e facendoli diventare simboli di oppressione.

8. Jingdezhen
Nel lavoro di Ai Weiwei si fondono riferimenti alla storia cinese passata e presente e, riallacciandosi all’antica produzione autoctona, l’artista crea oggetti in porcellana realizzati artigianalmente a Jingdezhen, antica capitale di questo genere di fabbricazione. The Wave (L’onda) ricorda le opere della dinastia Yuan in cui l’acqua è rappresentazione ricorrente, e rinvia anche alle stampe giapponesi, soprattutto all’Onda di Hokusai. Free Speech Puzzle (Puzzle della libertà di parola), è costituito da trentadue tasselli di porcellana dipinta a mano che riproducono la suddivisione della Cina in province, comprese quella di Hainan e quella, contesa, di Taiwan. Imitando la tradizione di scrivere su pendenti di vario materiale il nome della famiglia come buon auspicio, Ai Weiwei ripete su ogni pezzo del puzzle il motto “Free Speech”, che diventa quindi quello di tutta la Cina e di ogni suo cittadino. Remains (Resti) è la riproduzione in porcellana di resti umani scoperti in uno dei campi di lavoro in cui, all’epoca della Rivoluzione culturale, venivano rinchiusi i dissidenti come il padre di Ai Weiwei.

9. Vases
Fondamentale per il linguaggio di Ai Weiwei è il rapporto fra tradizione e modernità: attraverso la manipolazione di oggetti, immagini e metafore, l’artista mostra un rapporto ambivalente con il proprio paese, diviso tra senso d’appartenenza e ribellione. Dropping a Han Dynasty Urn (Distruzione di un’urna della dinastia Han) è una controversa e famosissima performance del 1995 che lo vede distruggere un’urna funeraria della dinastia Han antica di oltre duemila anni. Fissata in tre iconici scatti fotografici, viene qui riproposta in una versione in LEGO, medium che Ai Weiwei utilizza sempre più sovente negli ultimi anni. Colpisce l’espressione indifferente dell’artista, per sottolineare che è un atto consapevole di barbarie culturale, paragonabile alla distruzione dell’eredità storica cinese portata avanti dal governo con la Rivoluzione culturale. Su questa linea si inserisce anche la serie Han Dynasty Vases with Auto Paint (Vasi della dinastia Han con vernice per carrozzeria) in cui l’artista immerge antichissimi vasi neolitici in latte di vernice per carrozzeria annullandone il valore storico e culturale, e trasformandole al contempo in opere contemporanee.

10a. Study of Perspective
Al 1995 risale la prima serie di fotografie Study of Perspective (Studio prospettico) ambientata in piazza Tienanmen a Pechino. Le quaranta fotografie – suddivise in questa sala e nella prossima – sono accomunate dal suo braccio sinistro sollevato con il dito medio alzato, davanti a monumenti mondiali altamente simbolici come la Casa bianca, la Gioconda, la Tour Eiffel, gli skyline di Hong-Kong e New York, piazza San Marco, il Colosseo o la Sagrada Família. Con il gesto profanatorio Ai Weiwei vuole attirare l’attenzione dell’osservatore affinché metta in discussione il proprio atteggiamento nei confronti di governi, istituzioni e persino della cultura. In occasione di questa mostra l’artista ha realizzato una nuova immagine della serie Study of Perspective, in cui il dito medio è sollevato contro Palazzo Strozzi. Collegata alla serie è la carta da parati Finger (Dito) in cui viene reiterata ossessivamente la provocazione.

10b. Blossom and Grass
Con le mattonelle in porcellana Blossom (Sbocciato) l’artista richiama, attraverso l’uso della tecnica artistica cinese per eccellenza, la campagna detta dei “Cento fiori”, che nel 1956 ha rappresentato un breve momento di apertura da parte del governo nei confronti della libertà di espressione. Come molte produzioni di Ai Weiwei ha richiesto il lavoro di numerose maestranze, al pari di Iron Grass (Erba d’acciaio), formata da ciuffi di erba in ghisa. La parola cinese per erba, cao, è anche un’imprecazione, e viene usata in Cina su Internet per eludere la censura. Questa installazione è altresì associata a Caochangdi, il distretto artistico nella zona nord-est di Pechino dove Ai Weiwei ha il suo studio.

11. Mythologies
La sala è dedicata a figure della cultura cinese. Le creature di seta e bambù sono ispirate a Shanhaijing (Il classico dei monti e dei mari), testo di geografia fantastica antico di oltre duemila anni, che Ai Weiwei non ha potuto leggere da bambino poiché vietato al pari di altri libri. Per fabbricare le figure l’artista si è ispirato ai disegni e agli aquiloni che creava da piccolo e ha coinvolto artigiani specializzati. Taifeng è il grande vento, che ha apparenza umana e coda di tigre, Feiyu il pesce volante, Huantouguo l’uomo-uccello. Anche la serie Zodiac Heads (Teste dello Zodiaco), formata da dodici teste in bronzo degli animali dell’astrologia cinese, riconduce alla cultura ancestrale di Ai Weiwei. L’artista ha voluto esporre Monkey (Scimmia) per ricordare che il 2016 è l’anno della Scimmia, segno instabile per eccellenza. Le figure, in origine parte di un orologio ad acqua concepito da gesuiti europei nel ’700 per il Palazzo d’Estate, furono trasferite poi nello Yuangminyuan, il Giardino della luminosità perfetta di Pechino. Saccheggiate da truppe francesi e britanniche nel 1860 durante la seconda guerra dell’oppio, sono state in parte ritrovate e riportate in Cina. Con quest’opera Ai Weiwei riflette sul passato coloniale, sulle distruzioni della modernità, su furti, restituzioni e valore delle opere d’arte.

12. Shanghai
Nel 2008 Ai Weiwei viene invitato dalle autorità di Shanghai a costruire uno studio a Malu Town. Quando lo studio è ultimato, nell’ottobre 2010, lo stesso governo municipale, a causa dell’attività politica, dichiara che è stato costruito senza i necessari permessi e stabilisce che venga demolito. Ai Weiwei invita così molte persone via Internet a partecipare a una festa il 7 novembre 2010, per celebrare contemporaneamente l’ultimazione dello studio e la sua demolizione. Per impedirgli di essere presente al party viene messo agli arresti domiciliari a Pechino: gli ottocento ospiti mangiano granchi di fiume, in cinese he xie, dal suono simile alla parola che indica “armonia”, slogan del governo, ma che ha anche assunto il significato di “censura”. Per questa mostra Ai Weiwei ha accatastato millecinquecento granchi in porcellana, ricordando che in Cina questi crostacei hanno una lunga tradizione iconografica L’11 gennaio 2011 lo studio viene raso al suolo senza preavviso. Le autorità cercano di impedirgli l’accesso durante la demolizione, ma l’artista riesce a salvare parti dell’edificio, che utilizza per creare Souvenir from Shanghai (Souvenir da Shanghai) cemento e macerie di mattoni posti a incorniciare il telaio di un letto della dinastia Qing.

STROZZINA

Strozzina

13. New York
Attratto dall’Occidente, nel febbraio 1981, a ventiquattro anni e con trenta dollari in tasca, Ai Weiwei si trasferisce negli Stati Uniti, prima per studiare inglese a Philadelphia e Berkeley, e poi a New York, dove entra alla Parsons New School for Design, al Greenwich Village. L’abbandona ben presto, spinto da quell’insofferenza verso le istituzioni che caratterizza la sua personalità. Frequenta musei e gallerie ed è influenzato da Marcel Duchamp, Andy Warhol e Jasper Johns. Gli oggetti esposti rinviano ai ready-made di Duchamp, il dipinto alle Cinque bottiglie di Coca Cola di Andy Warhol. Datano al periodo americano migliaia di fotografie in bianco e nero, quasi un blog ante litteram, con cui l’artista ha documentato i momenti di questa vita bohémien. Il suo appartamento diventa punto di incontro per gli artisti cinesi, per lo più dissidenti, che vivono negli USA, e Ai Weiwei rappresenta un collegamento tra intellettuali dei due mondi. Per mantenersi fa i lavori più svariati: contribuiscono al suo sostentamento i ritratti che esegue a Times Square e diviene leggendaria la sua abilità nel gioco del blackjack.

14. Disturbing the Peace
Il 12 agosto 2009, alla vigilia del processo a Chengdu contro l’attivista Tan Zuoren, processato per la sua attività legata all’inchiesta sulla morte di migliaia di scolari nel terremoto del Sichuan, Ai Weiwei, venuto da Pechino a deporre in suo favore, viene trattenuto dalla polizia nella sua camera d’albergo, interrogato e picchiato. Inoltre non gli viene consentito di lasciare l’albergo per recarsi in tribunale a testimoniare. Tutti questi momenti, filmati o registrati dall’artista, sono stati riuniti nel documentario Lao Ma Ti Hua (Disturbare la pace). In settembre, mentre si trova a Monaco di Baviera per allestire alla Haus der Kunst la mostra So Sorry, deve essere operato d’urgenza per emorragia celebrale, causata probabilmente dai colpi ricevuti dalla polizia a Chengdu.

15. 258 Fake
L’uso dei nuovi media è uno dei principali tratti distintivi dell’opera di Ai Weiwei e Internet è il suo maggior mezzo di espressione. È nel 2005 che Ai Weiwei si apre a questa nuova forma di comunicazione quando inizia a tenere un blog. 258 Fake riunisce su 12 monitor 7677 fotografie scattate fra il 2003 e il 2011 a documentare – quasi ossessivamente – vita quotidiana e produzione artistica. Il titolo si riferisce allo studio di Pechino di Ai Weiwei, FAKE Design, al numero 258 di Caochangdi. La video-installazione riunisce immagini pubblicate sul suo blog. L’opera attesta anche il proliferare delle immagini nell’età dei media digitali.

16. Beijing East Village
Al ritorno in Cina nel 1993 Ai Weiwei trova una situazione mutata in seguito ai fatti del 1989 e alle stragi di piazza Tienanmen: alla liberalizzazione, anche in campo culturale, guidata da Deng Xiaoping del decennio 1979-1989, è seguita infatti la repressione della libertà. Gli artisti si riuniscono in modo semiclandestino e Ai Weiwei è uno dei fondatori dell’East Village nella periferia di Pechino, una comunità ispirata a quella di Manhattan cui aderiscono fotografi, musicisti, performer. Le immagini ne attestano l’attività. Crystal Cube (Cubo di cristallo) appartiene alla serie con cui Ai Weiwei – traendo ispirazione dalla scultura minimalista degli anni sessanta – ripropone un cubo utilizzando i materiali della tradizione cinese: tè, ceramica, marmo, ebano. Crystal Cube, del peso di oltre due tonnellate, è stata la riproduzione più complessa realizzata finora.

17. Leg Gun
Nel giugno del 2014 Ai Weiwei ha postato su Instagram una fotografia, in pantaloncini corti e calzini neri, in cui imbraccia la gamba come se si trattasse di una pistola. Ha accompagnato l’immagine con le parole “Beijing Anti-Terrorism Series”. Il gesto è diventato virale ed è stato ripreso da migliaia di follower in chiave politica, ironica o artistica. L’opera comunica lo stile tipico della protesta online in Cina, in cui il dissenso è espresso in modo indiretto e sotteso.

18. Surveillance
Photographs of Surveillance (Fotografie di sorveglianza) riunisce una serie di fotografie pubblicate sul numero 43 della rivista FOAM “Freedom of Expression under Surveillance”, realizzato da Ai Weiwei in qualità di “guest editor”. Le fotografie sono state scattate negli anni dall’artista per documentare la propria vita. Le immagini mostrano la stretta vigilanza a cui Ai Weiwei è stato sottoposto dalle autorità cinesi, ma illustrano anche un punto di vista ribaltato, testimoniando la volontà dell’artista di tenere d’occhio quelli che lo sorvegliano. Tema ricorrente nella sua opera è la reinterpretazione, ispirata a Duchamp, di semplici oggetti di uso quotidiano che – tradotti in materiali pregiati quali marmo e cristallo – diventano simboli e icone. Al controllo dei cittadini da parte della politica allude Taxi Window Cranck, una maniglia di finestrino dei taxi di Pechino, analoga a quelle rimosse per impedire ai manifestanti di lanciare volantini dalle auto. Il video Discard the old path of closed doors and rigidity and reject evil attempts to change the Party’s banner (Abbandonare la vecchia politica delle porte chiuse e della rigidità e respingere i funesti tentativi di cambiare la bandiera del partito) ripercorre la vicenda. Mask (Maschera), altra opera ispirata ai problemi della Cina di oggi, è una maschera antigas appoggiata su una lastra tombale, scolpite in un unico blocco di marmo, per sottolineare il fortissimo inquinamento prodotto dalla rapida industrializzazione cinese. Tyre (Pneumatico) è invece parte della più recente ricerca di Ai Weiwei e richiama i salvagente – anche di fortuna – abbandonati sulle spiagge di Lesbo.

19. The Fake Case
Il film, del regista danese Andreas Johnsen, documenta la battaglia di Ai Weiwei contro il governo cinese. Segregato dalla polizia per oltre due mesi, viene rilasciato nel giugno 2011, accusato di frode fiscale commessa dal suo studio FAKE Design e multato per una cifra milionaria in dollari. Simpatizzanti organizzano una sottoscrizione popolare per raccogliere i soldi necessari per pagare la sanzione. Gli viene anche ritirato il passaporto, impedito di lasciare Pechino, proibito di pubblicare articoli su Internet e di parlare con la stampa. Il titolo del film allude al nome dello studio, ma anche a Fake nel senso di finzione, per sottolineare che si tratta di una montatura del governo relativa a un reato che non esiste. Il docu-film racconta altresì la creazione di S.A.C.R.E.D., opera – presentata in anteprima alla Biennale di Venezia del 2013 – che riproduce la prigionia di Ai Weiwei attraverso grandi diorami.

20. Selfie
Nel 2005 Ai Weiwei si apre a una nuova forma di espressione: su richiesta del portale cinese SINA inizia a tenere un blog su Internet e lo correda di fotografie per documentare attività artistica e vita personale, utilizzando la piattaforma per esprimere le sue idee sull’arte, l’architettura, la politica e la cultura. La sua denuncia contro il governo assume toni sempre più espliciti e duri a seguito del terribile terremoto del 2008. Nel maggio 2009 pubblica un elenco di nomi di bambini morti nel sisma, ma il blog – che raggiunge centomila contatti il giorno – è oscurato dal governo cinese. Passa dunque a Twitter e nei quattro anni successivi pubblica oltre centomila tweet, raggiungendo centinaia di migliaia di follower. I suoi interventi sui social media (dal 2009 è anche attivissimo su Instagram) col tempo assumono la valenza di una nuova forma d’arte. Ha affermato infatti: «Penso che l’arte non avrà nessun tipo di futuro se non riuscirà ad adattarsi alla tecnologia e alla vita di oggi».